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Un giardino per Anna Politkovskaja

intervista ad Andrea Riscassi

Mercoledì 12 giugno alle ore 11 sarà inaugurato a Milano, in Corso Como, un giardino dedicato alla giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa nel 2006 per aver testimoniato la verità sugli orrori della guerra in Cecenia. Gariwo ha intervistato Andrea Riscassi, giornalista RAI e autore di Anna è viva (ed. Sonda), che martedì 11 giugno all'Urban Center di Milano modererà un dibattito tra Filippo del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Ilya Politkovsky, figlio di Anna Politkovskaja, Elena Kudimova, sorella della giornalista e Vitalij Jaroshevskij, vice direttore del giornale Novaja Gazeta (nel box approfondimenti il programma completo).
Ecco cosa ci ha detto.


Qual è l’importanza della dedica di un Giardino alla memoria di Anna Politkovskaja?

Per capire l'importanza di tale iniziativa dobbiamo considerare che in Russia non c’è nessun palazzo, nessuna targa, nessuna via, nessun giardino dedicato alla giornalista russa, mentre Milano commemora per la seconda volta il sacrificio di Anna Politkovskaja: prima con un albero al Giardino dei Giusti di tutto il mondo, adesso con un parco pubblico in una zona centrale. Dal punto di vista simbolico questo è altamente significativo.


Quale concezione ha avuto la popolazione russa della morte della giornalista?


La Russia, come tutti i Paesi, è condizionata dai mass media. Anzi, essendo un regime, lo è ancora di più di altri Stati. Anna Politkovskaja non era mai comparsa sulla tv generalista e quando, raramente, l’ha fatto ha cercato di mettere in guardia la popolazione sui rischi che ci sarebbero stati nel trattare in un certo modo la guerra in Cecenia. Sapeva che le conseguenze sarebbero ricadute anche sulla società russa. Ma c’era un uomo solo al comando, e la popolazione non ha ascoltato le parole di Anna. In Russia potranno ricordarla solo quando finirà questo regime, e quindi quando si tornerà a parlare liberamente in televisione e sui giornali. Per avere un quadro di come lavora l’informazione in Russia, basta vedere la vicenda del divorzio di Putin: due anni fa alla giornalista che chiese a Putin del divorzio venne mimato un mitra con le mani, ieri un’altra giornalista ha posto la stessa domanda e Putin ha risposto senza indugiare. Questo dimostra che le domande non sono spontanee, e che una conferenza stampa non è il luogo in cui si fanno interviste, ma è la sede in cui il regime decide cosa si deve o non si deve dire. Quando questo sistema cadrà, si tornerà ad avere un’immagine veritiera di Anna Politkovskaja, che ha perso la vita per compiere il suo lavoro.


In Russia è cambiato qualcosa dopo la morte di Anna Politkovskaja?

Si, qualcosa è cambiato. In questi anni, con l'Associazione Anna Viva, abbiamo seguito i movimenti dell’opposizione. Alle prime dimostrazioni a cui abbiamo preso parte c’erano tante persone, ma le ultime volte vedevamo cortei di 80mila, 100mila manifestanti. Quindi la consapevolezza che il Paese è in mano a un uomo e al suo clan si è diffusa in maniera capillare. È chiaro però che questo è stato possibile solo nelle grandi città, tra la popolazione più documentata, che non si informa solo attraverso la televisione. Queste persone capiscono che i mass media raccontano loro solo la versione predisposta dal regime.


In riferimento alle manifestazioni, fino al maggio dello scorso anno abbiamo visto i russi sfilare per le vie di Mosca, ma ora il regime ha adottato provvedimenti molto severi contro le opposizioni e le ONG. C’è stata un’evoluzione nelle forme di protesta?

Il dissenso in Russia è cambiato. Per un certo periodo il regime ha fondamentalmente autorizzato le manifestazioni, che anche per questo motivo sono state molto partecipate. L’ultima manifestazione, il 6 maggio dello scorso anno, è terminata con scontri tra polizia e manifestanti, e di fatto, in questo modo, il regime ha rimesso la “museruola” alla libertà di espressione. Quindi oggi non si possono finanziare ONG dall’estero - pena la definizione di “agente straniero” - e non si possono organizzare manifestazioni se non seguendo determinate regole. Certo, rispetto alla dissidenza storica, il vantaggio attuale è l’utilizzo di Internet, che il regime nn può controllare. I social network forniscono un notevole spazio di libertà e di manovra...E non è un caso se il leader dell’opposizione è un blogger, Alexei Navalny.


A proposito di opposizione, tra un anno finirà la condanna di Khodorkovskij, e per lui sono appena scattate nuove indagini. Pensa che potrà esserci una terza condanna a suo carico?


Di certo il segnale che ha mandato ieri Garry Kasparov, dicendo di non voler rientrare in Russia, non è un elemento positivo. Evidentemente gli ordini di perseguire chi non si allinea sono ancora molto forti. Io spero che, non essendoci stato un reato, prima o poi a Mosca si trovi un “vero” giudice.


Cosa può insegnare la vicenda di Anna alla Russia di oggi? E più in generale, qual è la sua eredità?


Non è tacendo che si cambia la situazione, e solo con tante voci che protestano non c’è bisogno di eroi come Anna Politkovskaja. Se tanti trovano il coraggio di alzare la testa, qualcosa può cambiare, ma se le voci sono poche è più facile che vengano messe a tacere. Chi si oppone può essere fermato più facilmente, o essere ucciso, come è successo alla giornalista. Il suo insegnamento quindi si può riassumere così: “Non lasciate solo chi ogni giorno si batte per i diritti civili, per la libertà di parola e di pensiero”.

7 giugno 2013

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