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Una legge inutile e dannosa

La "legge sulla nazione" secondo Moshe Arens

Veduta di Gerusalemme

Veduta di Gerusalemme Il Foglio

Il Parlamento israeliano sta per votare un controverso provvedimento che prevede, tra le altre cose, il primato della legge ebraica in caso di contrasti tra i suoi precetti e l'ordinamento democratico di Israele, e sancisce che l'ebraico è l'unica lingua ufficiale dello Stato. Il disegno di legge del Likud è stato criticato da più parti, lo stesso Netanyahu ne ha dovuto proporre una versione più annacquata ed è opinione comune che l'impresa possa pregiudicare addirittura la durata in carica dell'esecutivo. 

ll 25 novembre su Haaretz lo stesso Moshe Arens, ex Ministro della Difesa israeliano, figura di spicco dell'establishment di Gerusalemme da sempre su posizioni conservatrici, si è pronunciato contro il provvedimento definendolo "non solo inutile, ma anche dannoso". Di seguito pubblichiamo la traduzione italiana dell'articolo apparso sul quotidiano israeliano.  

La legge sullo Stato nazione: inutile e dannosa

Un quarto della popolazione di Israele non è ebrea, e uno dei punti più importanti della nostra agenda deve essere quello di integrare questi cittadini nella società e nell’economia del Paese

di Moshe ArensHaaretz, 25 novembre 2014

Chi ha bisogno della legge sullo Stato nazione ebraico in questo momento, nel processo legislativo della Knesset? Per 66 anni lo Stato ebraico, lo Stato di Israele, è esistito senza di essa, quindi perché ne abbiamo bisogno ora?

Non ne abbiamo bisogno per fare di Israele uno Stato ebraico, e non si può creare un simile Stato per legge.

Israele è uno Stato ebraico perché la maggioranza della popolazione è ebrea, la lingua dominante è l’ebraico, la maggior parte dei libri pubblicati qui sono libri ebraici e la maggior parte delle canzoni che vi vengono cantate sono canzoni ebraiche; perché l’inno nazionale è "Hatikva," la bandiera nazionale è blu e bianca e reca la Stella di David, e perché l’esercito è costituito dalle Forze di Difesa di Israele. Ma ciò che più conta, è uno Stato ebraico per via della Legge del Ritorno che permette a qualsiasi ebreo, ovunque nel mondo, che cerchi rifugio o desideri vivere in Israele, di venire qui e diventare cittadino del Paese. Non c’è stato bisogno di niente di più in questi ultimi 66 anni, e non abbiamo bisogno di nulla di più adesso.

Tuttavia c’è di più: la legge proposta non solo non è necessaria, ma è anche dannosa. Un quarto della popolazione ebraica di Israele non è ebrea, e probabilmente il punto più importante dell’agenda politica della nazione dovrebbe essere l’integrazione di questi cittadini nel tessuto sociale e la loro partecipazione all’economia di Israele, facendoli sentire a casa propria e dando loro il senso di essere cittadini uguali agli altri, di godere dei pieni diritti offerti dalla cittadinanza israeliana e di avere accesso alle opportunità che Israele offre. Se dovessero sentirsi estraniati, indesiderati o discriminati, il risultato sarebbe dannoso non soltanto per loro, ma anche per i cittadini ebrei di Israele, e per lo stesso Stato israeliano.

Come reagiranno i cittadini non ebrei di Israele a questa legge? È molto probabile che alcuni la vedranno come un tentativo di sottolineare che loro sono elementi estranei, non più di una minoranza tollerata. Come si sentiranno a proposito di questa legge i drusi che servono nell’IDF? E i musulmani e cristiani che prestano servizio volontario nell’esercito, o in alternativa nel servizio civile nazionale per un anno? O le famiglie di coloro che sono caduti per difendere Israele? È molto probabile che questa legge venga interpretata da loro come un affronto, o per lo meno come una manovra legislativa che ignora la loro esistenza. È difficile immaginare che qualcuno di loro possa essere contento di questa legislazione, ed è comprensibile che non lo siano.

Sorge il sospetto che quei parlamentari che promuovono la legge sullo Stato nazione ebraico o non si interessino minimamente a ciò che possono pensarne i cittadini non ebrei di Israele, oppure stiano cercando di rendere noto che questi ultimi sono elementi estranei in questo Paese. Che cosa è peggio? Credo che nessuna argomentazione iperbolica che tenti di spiegare che parallelamente a uno Stato palestinese – reclamato da molti nel mondo e in Israele – debba esserci uno Stato ebraico definito per legge possa fare colpo su questi cittadini. I governanti dello Stato palestinese putativo potrebbero non avere alcuna intenzione di ospitare ebrei all’interno dei loro confini, ma Israele vuole che i suoi cittadini non ebrei si sentano a casa qui, e diventino parte integrante della sua società. Non c’è paragone tra le due situazioni, e perciò tali ottuse argomentazioni non possono servire a giustificare la legislazione proposta.

Qualsiasi momento sarebbe stato inopportuno per questa legge, ma adesso è anche decisamente il momento peggiore. Non c’è bisogno di spiegare che stiamo vivendo un periodo di alta tensione tra gli ebrei e gli arabi nel Paese. L’ultima cosa che gli israeliani dovrebbero desiderare è di vedere i cittadini arabi di Israele tirati dentro il vortice dell’ostilità arabo-ebraica. Non è troppo azzardato credere che questo possa essere in definitiva il risultato di questo provvedimento che è stato malamente ponderato, non serve a nulla e può far notevolmente male. Sarebbe meglio che i parlamentari della Knesset che lo stanno promuovendo accettassero il buon consiglio di ritirare questa legge.

27 novembre 2014

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