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Ahmed e Lassana, musulmani contro il fondamentalismo

le storie di due Giusti degli attentati di Parigi

Non solo "Je Suis Charlie“, ma anche "Je Suis Ahmed". Il riferimento è ad Ahmed Merabet, 42 anni, poliziotto del XIesimo arrondissement di Parigi. Musulmano, di origini arabe, sposato con due figli, Ahmed è stato ucciso davanti alla redazione di Charlie Hebdo. 
Merabet viene colpito durante la sparatoria tra la polizia e i terroristi; cade a terra, ferito, viene poi raggiunto da uno dei due fratelli Kouachi e colpito alla testa, questa volta mortalmente.

Ahmed era nato a Livry, dipartimento della Senna-Saint-Denis nella regione dell’Île-de-France. Era un agente di quartiere, si spostava sempre in bicicletta. Lo stesso sindaco di Livry ha voluto rendere omaggio a quest’uomo “calmo e pieno di talento”.
“Ahmed Merabet, la tua vita ti è stata portata via e nessuno potrà ridartela, ma non ti è stata tolta invano dal momento che ora noi siamo qui, uniti contro la barbarie e per sostenere i valori della Repubblica”.

Nelle ore e nei giorni successivi all’attentato del 7 gennaio si sono diffusi sui social network e nelle piazze cartelli e immagini con l’hashtag #jesuisahmed, con cui le comunità islamiche dei diversi Paesi hanno condannato ogni forma di violenza commessa nel nome di Allah e del Profeta.

“Mio fratello era musulmano, si è fatto uccidere da falsi musulmani”, ha dichiarato Malek Merabet, fratello di Ahmed, in una toccante conferenza stampa dopo il funerale dell’agente. “Mi rivolgo a tutti i razzisti, islamofobi e antisemiti: non bisogna confondere gli estremisti e i musulmani. L’Islam è una religione di pace, condivisione e amore”.

Passano due giorni, e Parigi è scossa da un nuovo attentato a un supermercato kosher. In questo tragico episodio, emerge la figura di Lassana Bathily, 24 anni, originario del Mali, musulmano. Lassana lavora come commesso nel negozio kosher, e durante l’attacco compiuto da Amedy Coulibaly riesce a mettere in salvo almeno sei ostaggi, tra cui un bambino, nascondendoli nella cella frigorifera del locale - dopo aver spento le luci e l’impianto di raffreddamento. 
“Ho aperto la porta della cella, portando con me diverse persone - ha dichiarato Bathily - Ho spento la luce e il congelatore, e ho detto loro di stare calmi e in silenzio perché se ci avessero sentiti sarebbero venuti a prenderci”.

Dopo aver messo al sicuro gli ostaggi, Lassana è riuscito anche ad uscire dalla cella, attraverso il montacarichi del negozio, fuggendo all’esterno e avvertendo le forze di polizia di quanto stava accadendo all’interno. In questi giorni, sono molti in Francia a chiedere un riconoscimento per il giovane Bathily, e su Twitter è stato lanciato l’hashtag #unemedaillepourlassana.

Le storie di Ahmed e Lassana, Giusti contro il fondamentalismo e l’antisemitismo, rappresentano oggi le migliori risposte a fanatismo e intolleranza.

12 gennaio 2015

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