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Condanna per ateismo in Turchia

arriva la sentenza per Fazil Say

La condanna a 10 mesi di reclusione per Fazil Say è un verdetto "triste per la Turchia", come ha dichiarato lo stesso pianista. La pena, poi sospesa per 5 anni - durante i quali l'uomo non dovrà ripetere le azioni per cui è stato condannato, pena il carcere - è giunta al termine di un processo per blasfemia e incitamento all'odio, con l'accusa di aver "insultato i valori religiosi di una parte della popolazione".

Il crimine commesso da Say è quello di aver postato su Twitter, lo scorso ottobre, alcune frasi ironiche del poeta Omar Kahyyam ritenute offensive per l'Islam - in un tweet il pianista si chiedeva se il Paradiso islamico con i suoi fiumi di vino fosse un bar oppure un bordello pieno di vergini.

Dopo la sentenza di Say, Omar Kahyyam è diventato uno dei trending topic di Twitter nel Paese, e diversi utenti hanno condiviso i versi oggetto del contenzioso per contestare la condanna.

La protesta non è giunta solo dall'opinione pubblica, ma anche dall'Europa. Una portavoce di Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione, ha espresso "inquietudine" per la condanna di Fazil Say, sottolineando "l'importanza per la Turchia di rispettare appieno il principio della libertà di espressione".

La vicenda accende nuovamente i riflettori sule limitazioni alla libertà di pensiero nel Paese e rinvigorisce le polemiche sul ruolo crescente della fede in uno Stato storicamente laico, ma governato da anni da un partito di ispirazione religiosa.

Che si condivida o meno il tono delle frasi di Say, quello ai suoi danni è un vero e proprio "processo per ateismo". Il pianista ha dichiarato pubblicamente di essere ateo - un gesto raro in uno Stato in cui la maggior parte de 75 milioni di abitanti si identifica strettamente come musulmano - e ha concluso una trasmissione televisiva affermando che "è difficile per il governo mettermi in progione. Non è il governo che deve decidere se una persona crede o meno in Dio". La sentenza contro di lui crea un precedente pericoloso per simili casi futuri.

Dopo il pronunciamento della Corte, a cui Say non ha assistito, il pianista ha rilasciato una dichiarazione scritta, nella quale si è detto preoccupato per l'implicazione che la sentenza avrà sul piano della libertà di espressione nel suo Paese. "Non ho commesso alcun crimine - ha ripetuto - ma sono stato comunque condannato".

16 aprile 2013

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