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Denunciata per una poesia

la figlia di Sukarno accusata di blasfemia in Indonesia

Sukmawati Sukarnoputri

Sukmawati Sukarnoputri REUTERS/Beawiharta

Sukmawati Sukarnoputri, terza figlia del primo Presidente indonesiano Sukarno, è accusata di blasfemia per avere scritto in un componimento che ama la Costituzione laica del suo Paese più dell'Islam, e i volti scoperti più di quelli velati. La vicenda ha assunto particolare rilievo perché Sukmawati è anche sorella di Megawati Sukarnoputri, che dirige il partito del presidente indonesiano Joko Widodo. Quest'ultimo ha preso le distanze dalla vicenda. 

L'Indonesia è un Paese a maggioranza musulmana, ma con molte minoranze cristiane, buddhiste, induiste e altre, che è stato dotato di una Costituzione laica, basata su principi come il rispetto della religione professata da altri e altre norme indispensabili per la civile convivenza; tant'è vero che queste norme venivano rispettate anche sotto la terribile dittatura di Suharto, insediato dagli americani nel 1965 dopo il colpo di stato ai danni del presidente Sukarno. Quest'ultimo infatti, in piena Guerra Fredda, era stato giudicato troppo vicino alle posizioni del Partito Comunista Indonesiano, quello più forte dell'Asia prima delle durissime repressioni che colpivano con torture, sparizioni e uccisioni chiunque fosse anche minimamente sospettato di comunismo. Molti Paesi a maggioranza musulmana con la decolonizzazione sono rimasti in bilico tra laicità e fondamentalismo, oltre che tra democrazia e dittatura, con incroci non sempre prevedibili tra le due questioni. 

Ad accusare la donna è l'Islamic Defenders Front (FPI), un'alleanza di gruppi estremisti islamici che aveva denunciato l'anno scorso l'ex governatore cristiano di Jakarta Ahok, sempre per blasfemia, riuscendo a ottenerne l'arresto, da molti considerato un provvedimento di parte e ingiusto.

La poesia contestata si intitola "Madre Indonesia" e recita così: 

Non conosco la sharia islamica ma conosco la Costituzione di Mamma Indonesia
è molto bella
Più carina del vostro velo sul viso

Non conosco la sharia islamica
Ma conosco la ballata di Mamma Indonesia,
é così elegante
Più rilassante del vostro azan.

"Azan" è il richiamo alla preghiera degli islamici, e questo è il verso che ha provocato le ire dei fondamentalisti, che la considerano una grave offesa. Le proteste si sono scatenate anche nella blogosfera indonesiana, dove molti hanno scritto "questa poetessa è peggio dell'ex governatore processato l'anno scorso". 

Sukmawati Sukarnoputri ha risposto alle critiche osservando che è solo una poesia e va giudicata per il suo valore artistico. "Non ho insultato la razza, l'etnia o le religioni", ha spiegato. "Nella poesia, ho creato una storia. Scrivere una poesia è come creare una storia. Io sono un'esperta di Culture, mi metto nei panni di persone di regioni che non capiscono la sharia islamica, come in Indonesia orientale, a Bali, e in molte altre zone".

12 aprile 2018

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