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Foreign fighters: responsabilità dei governi europei

Intervista ad Alberto Negri

Manifestazione a Parigi contro il terrorismo islamico

Manifestazione a Parigi contro il terrorismo islamico Stephane Mahe / Reuters

Dopo gli attacchi terroristici a Parigi contro il settimanale satirico Charlie Hebdo e il negozio kosher e il blitz anti-jihadisti in Belgio è scattato l'allarme in tutta l'Europa e sono state annunciate misure straordinarie per impedire altri attentati. Ma la minaccia dell'estremismo islamico era nota da tempo e i governi europei hanno gravi responsabilità, dice Alberto Negri, inviato de Il Sole 24 Oreche da 30 anni si occupa di Medio Oriente ed è tornato in ottobre in Siria, a Kobane, città simbolo della resistenza allo Stato Islamico (IS). Nell'intervista a Gariwo, Negri evidenzia come gli interessi politici ed economici e l'alleanza con le monarchie del Golfo per abbattere il regime di Assad abbiano condizionato finora l'atteggiamento della Francia rispetto al reclutamento di militanti fondamentalisti in Europa.


Chi sono i combattenti stranieri arruolati dallo Stato Islamico (IS) e altre formazioni estremiste come Jabat al Nusra e che cosa ha favorito la crescita di questo esercito?

Questi combattenti, i foreign fighters, provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altre nazioni, sono andati in decine di migliaia a combattere in Siria già da quattro anni, passando per la famosa "autostrada della Jihad", la frontiera tra Siria e Turchia. I governi occidentali hanno una conoscenza dettagliata del fenomeno, pubblicizzato dalle televisioni e dalla stampa, e anche una responsabilità politica, per aver deciso di allinearsi alle monarchie del Golfo e alla Turchia nel favorire, con l’afflusso di questa manodopera jihadista, la caduta di Bashar al-Assad per creare uno stato sunnita, che facesse da cuscinetto tra Iraq, Iran, Siria e gli hezbollah libanesi. L’assenso occidentale allo spostamento dei combattenti è la contropartita dei finanziamenti miliardari arrivati dal Qatar e dall’Arabia Saudita, delle commesse di armi, degli investimenti, della partnership finanziaria con questi Paesi. Un calcolo rivelatosi sbagliato: pensavano che in sei mesi, al massimo un anno, Assad sarebbe finito. E invece il regime ha resistito e tra Siria e Iraq si è creata una situazione simile a quella dell’Afghanistan, dove erano stati finanziati i mujaheddin, che combattevano contro l’Unione Sovietica, e poi si sono trasformati in talebani e qaedisti. Del resto la storia dei fratelli Kouachi è emblematica: noti persino ai media dal 2005, il più giovane, Cherif, arrestato nel 2008 come componente della rete che mandava jihadisti in Iraq; nonostante su di loro ci fosse un voluminoso dossier hanno potuto muoversi tra Europa e Siria e Yemen.

I foreign fighters ritornano in Europa e compiono attacchi simili a quelli condotti in Siria e Iraq, seminando il terrore tra i cittadini. Di chi sono le responsabilità?

Chi semina grandine raccoglie tempesta. Chi ha pensato di manovrare I gruppi jihadisti per I propri scopi politici ed economici adesso si accorge che purtroppo sono sfuggiti di mano. C’è una sorta di ipocrisia degli occidentali e dei loro alleati musulmani rispetto a queste vicende. Qualche esempio: la Turchia è un Paese della Nato eppure ha mostrato ripetutamente che preferiva appoggiare il Califfato e non i curdi, che a Kobane combattono contro lo Stato Islamico. In settembre sul Golan sono stati presi in ostaggio da Jabat al Nusra 40 caschi blu dell’Onu delle Isole Figi, liberati dopo otto giorni dietro il pagamento di 40 milioni di dollari versati dal Qatar, che è stato ringraziato dalle Nazioni Unite. Si è trattato in realtà di un finanziamento alla luce del sole a Jabat al Nusra, da sempre sostenuto dal Qatar.nIl 2015 potrebbe essere l’anno dell’accordo con l’Iran sul nucleare; tra i partner europei del negoziato dei “Cinque + Uno”, quello che pone più ostacoli è la Francia, perché l’Arabia Saudita, rivale storico dell’Iran, ha sostituito il Qatar come suo principale partner economico arabo, tanto è vero che i francesi hanno acquisito dai sauditi commesse straordinarie in campo militare e nella fornitura del nucleare civile. 
Ma quello che mi meraviglia ancora di più è che in questa storia tragica sia caduto nella trappola anche un giornale come Charlie Hebdo, fatto da intellettuali di sinistra: dovevano capire che uno dei bersagli è l’Islam integralista, ma il vero bersaglio doveva essere il governo francese, complice nel permettere l’andirivieni di jihadisti tra i campi di addestramento siriani e l’Europa. I componenti di Charlie Hebdo sono stati vittime dell’Islam radicale, dei problemi delle banlieu e anche della politica del governo francese complice, come altri governi europei, della Turchia e dell’Arabia Saudita nel piano per eliminare Assad e mettere con le spalle al muro l’Iran e Mosca, l’altro alleato di Damasco. Se si vogliono ridisegnare le frontiere del Medio Oriente bisogna spiegare come e con chi, perché in quest’area ci sono oltre 20 milioni di profughi, tra siriani, iracheni, curdi, palestinesi, che non si sa quando potranno tornare alle loro case, che non esistono più, come le società e le economie dei loro Paesi.

E’ possible contrastare il terrorismo oppure le misure di sicurezza non saranno risolutive finché perdurano i conflitti in Medio Oriente e Africa?

Le prime vittime del terrorismo sono i musulmani stessi. L’Indice globale del terrorismo ha registrato circa 9.800 attacchi terroristici nel 2013 con18.000 morti, 33.000 feriti e 3.000 sequestri; di questi attacchi l’80%, con il 65% delle vittime, è avvenuto in Afghanistan, Siria, Iraq, Nigeria, Pakistan. Un fenomeno di grande portata, di cui il mondo musulmano ci considera corresponsabili a causa delle guerre portate in quei Paesi. Una soluzione a questo caos è difficile, l’intervento aereo della coalizione internazionale a guida americana è in corso, con 1.500 uomini delle truppe americane sul posto come consiglieri militari, bisogna capire se si vorrà fare un intervento militare di terra. Io credo si perseguirà la strada imboccata, tentando di sconfiggere il Califfato usando forze locali, gruppi rivali, curdi e probabilmente il cosiddetto nuovo esercito siriano, di cui stanno discutendo Turchia e Stati Uniti e da addestrare in Turchia. Cosa ne deriverà? Una nuova Siria fatta da integralisti islamici, perché la Turchia si servirà di questi. Quindi continuiamo ad aggiungere errore a errore sul fronte esterno. Su quello interno l’Europa finora ha fatto ben poco e senza una politica estera e di difesa comune sarà comunque arduo superare I confini nazionali e collaborare per darsi dei principi condivisi. Resta il problema della Francia, perché i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly erano cittadini francesi delle banlieu. E il problema per i francesi è stato scoprire che l’integrazione di parte della sua popolazione di origine musulmana è fallita. In alcune zone di periferia l’attacco a Charlie Hebdo è stato festeggiato.

Anche in Italia c’è stato questo mancato controllo sui movimenti degli jihadisti?

No. Per fortuna in Italia ci sono i carabinieri e forze di sicurezza che non solo non sono stati complici di questo fenomeno, ma da tempo sono in allerta sugli spostamenti verso quei Paesi, indagano con attenzione anche sui flussi di denaro e su personaggi riconducibili all’Islam radicale e hanno fermato alcune persone, che magari hanno agito da reclutatori o gestito soldi finalizzati al reclutamento. La nostra situazione comunque è diversa, le periferie non sono popolate solo da arabi e musulmani - peraltro in percentuali molto inferiori rispetto alla Francia - ma anche da gruppi etnici e sociali con interessi diversi da quelli degli islamici. Il controllo del territorio è in mano alle istituzioni, ma a livello informale c’è l’influenza della criminalità organizzata e di gruppi, che in qualche modo collaborano con le forze dell’ordine su questo fronte.

di Viviana Vestrucci

19 gennaio 2015

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