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Halter: "I musulmani sono nostri fratelli"

intervista allo scrittore francese

Manifestanti a Parigi brandiscono le matite, simbolo della libertà di satira

Manifestanti a Parigi brandiscono le matite, simbolo della libertà di satira AFP/Martin Bureau

Alle 16 di oggi i musulmani di Francia guidati dai loro imam si recheranno davanti alla sede del Charlie Hebdo per rendere omaggio ai redattori uccisi dalla furia jihadista. Gariwo ha sentito in proposito Marek Halter, lo scrittore francese, fondatore di "SOS racisme" e sostenitore nel 2012 dell’appello per istituire la Giornata Europea dei Giusti, da sempre impegnato per la libertà d’espressione e la convivenza civile tra i popoli d’Europa.

Com’è il clima in Francia?

Non è affatto buono. Ci sono stati altri due attentati stamattina. Un’agente della polizia è stata uccisa. È stata attaccata anche una moschea. C’è una profonda insicurezza. Siamo sprofondati nella paura e questa è la strategia dei jihadisti, una strategia nella quale sono cambiate molte cose. Questi non sono i terroristi di Bin Laden, che erano un po’ come “Lotta continua”, all’antica per così dire. Questo è un nuovo tipo di terrorismo, questi sono degli ideologi che sanno quello che fanno. Sono gente molto preparata, che vuole provocare una psicosi anti-musulmana per causare una reazione dei musulmani, che sono il 10 per cento della nostra popolazione. A partire da questo momento, milioni di musulmani si sentiranno sospettati e saranno più facili da mobilitare e reclutare per la jihad. Questa è gente agguerrita, che non ha paura di morire, perché pensa che morendo in nome di Dio si viene assolti.

Che cosa dicono gli imam francesi?

Gli imam della Francia hanno invitato tutti i fedeli a rendere omaggio oggi alle 16 ai redattori di “Charlie Hebdo” davanti allo stabile del giornale. Andranno lì a portare fiori e a dire che l’islam non è violenza.

Come si può combattere il fondamentalismo senza causare uno scontro di civiltà?

Non si tratta di uno scontro di civiltà. Averroè e gli altri pensatori arabi fanno parte della nostra stessa civiltà. Apparteniamo a un’unica civiltà. Si tratta piuttosto di un problema di religioni. Noi viviamo in un secolo particolare dove non ci sono più ideologie. Nessuno crede più al comunismo, al socialismo, al fascismo… tutto ciò è finito. Oggi il solo valore sicuro è Dio, che ha più nomi: Dio, Allah, il Signore, Adonai, Buddha… Se le persone arrivano a opporsi a una di queste denominazioni, è la guerra di religione. La prima Crociata è del 1095, si rende conto? Fece milioni di morti, Costantinopoli fu bloccata, bruciata.

Condivide l’appello di Abdennour Bidar, il filosofo musulmano autore di una recente “lettera aperta al mondo musulmano”, a “resistere collettivamente all’odio”?

Io non firmo appelli altrui. Se devo rivolgere un appello lo scrivo personalmente. Ma questo lo condivido. È quanto avviene come le ho detto con la delegazione di musulmani davanti alla sede di Charlie Hebdo. La Francia resisterà collettivamente all’orrore, è più forte di loro.

Lei pensa che i terroristi possano causare divisioni tra Paesi europei, per esempio tra la Francia e la Germania sul tema della “islamofobia”?

No, non possono riuscirci affatto. Al contrario. I governi faranno blocco, com’è normale anche perché tutti i Paesi europei hanno al loro interno consistenti minoranze musulmane, come la Germania che ha la minoranza turca. Certo, ci sono dei razzisti. La signora Merkel è stata obbligata a chiedere ai tedeschi di non scendere in piazza contro gli immigrati. Ma non ci saranno divisioni, anzi gli attentati faranno saldare fra loro i Paesi europei.

Libération ha scritto che i musulmani in Francia si sentono presi tra “due fuochi convergenti, l’eruzione di un islam fanatizzato e l’aumento del potere della ‘fasciosfera’”. Come vivono oggi i musulmani moderati? Si può disinnescare la trappola ai musulmani tesa dai terroristi?

Prima di tutto bisogna esprimere con forza che i musulmani sono nostri fratelli, non nostri nemici. E bisogna che i musulmani a loro volta manifestino e reagiscano con noi.

Bisogna incoraggiarli. In questo momento il ruolo dei media è estremamente importante. Bisogna dare loro la parola. Bisogna che i fascisti, in Francia come in Italia, i razzisti, comprendano che una guerra civile sarebbe anche la loro morte.

Lei conosceva personalmente Cabu, Wolinski e gli altri disegnatori del “Charlie”.

Erano miei amici da più di 50 anni. Erano una parte importante della storia di Francia. Con Cabu avevamo lottato insieme contro il ruolo dell’Unione Sovietica nel Medio Oriente. Io ho davanti a me una vignetta, una caricatura che hanno fatto della mia persona 30 anni fa.

È vero, come ha scritto “Le Monde”, che hanno scelto di “morire in piedi invece di vivere in ginocchio”?

Si sono battuti per la giustizia, ma non con le armi, bensì con la matita. Sono dei Giusti della libertà d’espressione. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

8 gennaio 2015

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