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Il nuovo volto del terrorismo

a 13 anni dall'11 settembre

L’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 ha cambiato la percezione globale del terrorismo, inserendo all’interno del discorso pubblico i concetti di Islam radicale, fondamentalismo e jihad. Dopo 13 anni, i riflettori si sono spostati da Al Qaeda all’Isis. Alla Casa Bianca non si parla più dell’Asse del Male, introdotto dal Presidente George W. Bush in occasione del Discorso sullo Stato dell’Unione del gennaio 2002, ma di una coalizione di 40 Paesi per fermare la minaccia dello Stato Islamico.

Barack Obama ha infatti annunciato, durante un discorso alla nazione alla vigilia dell’anniversario del Nine Eleven, che gli Stati Uniti non solo attueranno una campagna sistematica di raid aerei contro lo Stato islamico “dovunque si trovi” - quindi anche in Siria - , ma offriranno anche un maggiore supporto alle truppe e alle milizie alleate che combattono contro lo Stato islamico in Siria - nella lista degli alleati tuttavia non compare l’esercito di Assad. Nessun soldato americano in suolo straniero dunque, ma un insieme di misure militari e diplomatiche in un “continuo e implacabile sforzo di stanare l’Isis”.

A capo di Al Qaeda non ci sono più Osama Bin Laden e Abu Musab al Zarqawi - e le loro divergenze sugli obiettivi della jihad - ma Ayman al Zawahiri, che guida una formazione nettamente più debole rispetto a 13 anni fa. Il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi, invece, si propone la creazione di un califfato erede di Maometto, combattendo in primo luogo i musulmani sciiti e cercando il consenso sunnita.

In un quadro piuttosto complesso, interessante è l’analisi proposta da Stefano Torelli per ISPI, che si concentra sui falsi miti che ancora oggi circondano questo argomento.

Al-Qaida non esiste più. Ciò non è vero, dal momento che parte del nucleo originario di al-Qaida è ancora attivo tra il Pakistan e l’Afghanistan, e la stessa ideologia qaidista ancora ispira molti gruppi jihadisti locali in Africa e nel Vicino Oriente. La differenza, rispetto a prima, è che tali gruppi si concentrano soprattutto su obiettivi locali e, agli occhi dell’osservatore esterno, sono diventati poco visibili.

Al-Qaida esiste ancora. Allo stesso modo in cui è scorretto dire che al-Qaida non esiste più, è scorretto dire che il movimento esista ancora. O, per lo meno, che esista come eravamo abituati a conoscerlo e immaginarlo dopo l’11 settembre. La realtà è che al-Qaida è diventato qualcos’altro rispetto a prima e che la sua struttura si è estesa orizzontalmente, perdendo la caratteristica dell’organizzazione piramidale precedente.

L’IS nasce con la guerra civile in Siria. In realtà, l’IS è il diretto erede di Aqi, attivo in Iraq già dal 2004. Già nel 2006 aveva cambiato nome in Stato islamico dell’Iraq (Isi), per divenire Isis soltanto successivamente. La sua presenza in Iraq è quasi decennale ed è scorretto dire che si tratta di un movimento sorto dalla galassia del fronte dei ribelli ad Assad in Siria, come sarebbe ancora più errato dire che è nato nel 2014, anno in cui è divenuto noto a livello internazionale.

L’IS è finanziato dal Qatar. Da un lato, vi è da dire che è praticamente impossibile fornire dati certi sulla situazione economica del gruppo, per cui si tratta soltanto di ipotesi. Dall’altro lato, è ancora più difficile individuare le fonti di tali finanziamenti.

L’Occidente è tornato a essere l’obiettivo principale del terrorismo islamico. L’Occidente ha alzato il livello di allerta in seguito all’uccisione dei due ostaggi americani e la minaccia è stata resa ancora più credibile dalle fonti che riportano del fenomeno dei cosiddetti jihadisti europei. Prima di tutto vi è da dire che l’uccisione degli ostaggi rappresenta uno strumento soprattutto di propaganda e che l’obiettivo principale dell’IS è quello di concentrarsi sul livello locale e combattere le forze dell’esercito iracheno e siriano.

Il terrorismo è figlio della radicalizzazione sociale nei paesi musulmani. Se guardiamo a un recente sondaggio condotto dal Pew Research Center, però, scopriamo che i dati ci dicono il contrario: la comunità musulmana nel mondo è preoccupata tanto quanto quella occidentale dai fenomeni di radicalismo.

In sostanza, ci ricorda Stefano Torelli, a distanza di 13 anni dall’11 settembre 2001 il terrorismo è ancora presente, ma ha cambiato volto.

11 settembre 2014

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Fondamentalismo e terrorismo

ideologia e violenza contro i diritti umani

La primavera araba del 2011 nel Magreb e le manifestazioni antigovernative in Iran e poi in Siria, Yemen, Bahrein e altri Paesi mediorentali, duramente represse nel sangue, hanno segnato la sconfitta politica del movimento qaedista facente capo a Osama Bin Laden, nel frattempo rintracciato in Pakistan e ucciso nell'assalto delle forze speciali Usa al suo nascondiglio. 
L'11 settembre 2001 aveva segnato una svolta profonda nei rapporti tra Occidente e Islam, basata su un aggravamento della diffidenza nella percezione reciproca.

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