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Istanbul, migliaia commemorano Hrant Dink

a nove anni dalla morte ancora si indaga

Manifestazione a Istanbul in ricordo di Hrant Dink

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Migliaia di persone si sono riunite ieri nel centro di Istanbul per commemorare  Hrant Dink, il giornalista turco-armeno ucciso davanti alla sede di Agos, il settimanale da lui diretto, il 19 gennaio del 2007. Dink era un sostenitore della riconciliazione tra turchi e armeni e testimoniava questo suo impegno attraverso le colonne di Agos, pubblicato in edizione bilingue. Tra i partecipanti alla manifestazione c'erano Selahattin Demirtas, co-presidente del Partito Democratico  dei Popoli pro-curdo (HDP), le deputate Türkan Elci e Nazenin Elci, rispettivamente la moglie e la figlia di Tahir Elci, avvocato e difensore dei diritti umani curdo (assassinato il 28 novembre 2015 a Diyarbakir mentre chiedeva la fine degli scontri tra forze di sicurezza e PKK nelle città curde) e Sami Elvan, padre di Berkin Elvan, ucciso durante l'occupazione di Gezi Parki.

I manifestanti gridavano "Siamo tutti Tahir, siamo tutti curdi", "Siamo tutti Hrant, siamo tutti Tahir", "Viva la fratellanza tra i popoli", "Chi protegge gli assassini, è complice del delitto" e "lo Stato assassino dovrà rendere conto".

Dink era odiato dai nazionalisti turchi perché aveva riconosciuto come "genocidio" le deportazioni e uccisioni di massa degli armeni avvenute in Turchia nel 1915 e negli anni successivi, mentre infuriava la Prima Guerra Mondiale. Il suo assassino, Ogün Samast, che all'epoca aveva 17 anni, è stato condannato a 22 anni 10 mesi nel 2011, mentre Yasin Hayal, ex membro di un partito politico di estrema destra e di un gruppo giovanile nazionalista di destra che nel 2004 aveva compiuto un attentato contro un ristorante McDonalds a Trabzon, è stato ritenuto colpevole di aver incitato Samast a eliminare Dink ed è stato condannato all'ergastolo.

Ma solo di recente è stata avviata un'indagine separata contro 26 pubblici ufficiali accusati di negligenza al momento dell'omicidio. I familiari e sostenitori di Dink ritengono che alcuni funzionari del governo, la polizia, i militari e membri dell'Agenzia di intelligence nazionale della Turchia (MIT) abbiano una responsabilità nell'omicidio di Dink per aver trascurato il dovere di proteggerlo.

Da parte del governo si comincia ad ammettere che la ricerca di tutti i colpevoli della morte di Dink ha subìto dei ritardi, ma le responsabilità di questo sono ricondotte al cosiddetto “stato parallelo”, come ha dichiarato il ministro della Scienza, Industria e Tecnologia Fikri Işık rispondendo in Parlamento alle interrogazioni sul delitto nell’anniversario della morte del giornalista. "Ci rendiamo conto che c’è stato un ritardo dovuto ai tentativi della 'Struttura Statale Parallela' di sviare le indagini”, ha detto il ministro. Lo Stato Parallelo è la struttura infiltrata in molti organismi statali che, secondo il governo, farebbe capo al religioso islamico Fethullah Gülen, già alleato del presidente Recep Tayyip Erdoğan e del partito AKP, ora auto-esiliato negli Usa e accusato da Erdoğan di essere a capo di un’organizzazione terroristica. I funzionari sotto inchiesta sono sospettati di avere legami con questo movimento.
"Ma niente può rimanere segreto. Se avessimo pensato diversamente, non avremmo fatto tanti sforzi per indagare su tutti i dettagli di questo caso e non avremmo dato un totale supporto alla magistratura. Vogliamo e speriamo che tutte le istituzioni interessate lavorino in modo efficace nel fare luce su questa vicenda e su altri omicidi irrisolti", ha aggiunto il ministro, citato dal quotidiano Hurriyet Daily News.
Il 9 dicembre 2015, l'ufficio del Procuratore Capo di Istanbul ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per i 26 ufficiali di polizia (alcuni ancora in servizio) per "negligenza in pubblico servizio" in relazione all'uccisione di Dink. I funzionari sono sospettati di avere legami con Gülen e sono stati accusati di "avere formato o diretto un gruppo armato terroristico”, “appartenenza a un gruppo terroristico armato", "abuso di potere in servizio", "manipolazione, distruzione e/o occultamento di documenti ufficiali", "omicidio intenzionale","fabbricazione di documenti ufficiali da parte di dipendenti pubblici " e "omicidio intenzionale per negligenza". Tutti erano in servizio al momento dell'omicidio di Dink.

"Un'indagine relativamente seria è iniziata solo nel 2014, tenendo conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo," ha detto Hakan Bakircioglu, avvocato di Dink, a Euronews. "In questo contesto, abbiamo fatto progressi. Ma tutto molto tardi. Abbiamo raggiunto questo punto, dopo nove anni ... Eppure, le ultime accuse sono importanti".

di Viviana Vestrucci

20 gennaio 2016

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