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La Libia sospesa tra Tripoli e Tobruk

e il ruolo dell'Italia secondo la rivista Foreign Policy

Il Generale libico Khalifa Haftar, sostenuto dall'ONU, con il quale l'Italia sta trattando

Il Generale libico Khalifa Haftar, sostenuto dall'ONU, con il quale l'Italia sta trattando Libyan National Army

Il 13 gennaio 2017, il nostro Paese ha avuto la storia di copertina su un'importante rivista di Geopolitica, Foreign Policy. Pare sia stato il primo Paese occidentale a riaprire l'ambasciata a Tripoli, seguendo una prassi di dinamismo nei rapporti con i Paesi arabi, ma purtroppo anche rischiando di venire risucchiata dalle polemiche sul suo passato coloniale. 

Inoltre non bisogna dimenticare che in Libia è in corso una terribile guerra contro l'ISIS. Guerra nella quale non mancano né il ruolo attivo degli Stati Uniti, che hanno ottenuto pur tra alcune titubanze il ritiro dei jihadisti da Sirte, né le preoccupazioni per l'affacciarsi sulla scena di potenze come Egitto, Russia e Turchia.

La Libia per l'Italia è importante perché fa da crocevia nel viaggio terribile dei migranti verso le coste della Penisola, per la lotta antiterrorismo e per la politica energetica del Belpaese. Attualmente la sfida maggiore è cercare di puntellare il fragile esecuivo del Gen. Khalifa Haftar, soggetto a incertezze e tentativi di golpe.

Nel mix tra tentativi di affermare una serie di principi democratici e realpolitik classica dettata dalla posizione strategica nel Mediterraneo, l'Italia al momento è al centro di un vero "intrigo internazionale", in Libia. O per lo meno di una situazione molto complessa, dove da un lato c'è Tripoli e dal'altro Tobruk (e in mezzo i ricordi di Bengasi, del cupo sprofondamento del Paese nel caos dopo la fine di Gheddafi, e degli attacchi terroristici per cui la Libia è tristemente famosa).

Da Tobruk si direbbe che vengano i pericoli, come mostra la dichiarazione del locale Ministro (prima di un governo legittimo, ora considerato ribelle) al-Thani, secondo cui l'apertura dell'ambasciata italiana è simbolo di una nuova "occupazione" della Libia. Le proteste di questo esponente politico sarebbero anche dettate dal fatto che insieme all'apertura dell'Ambasciata l'Italia ha deciso anche l'invio di una nave. A Tobruk Haftar si starebbe adoperando anche per l'installazione di una base militare russa

Tripoli invece, strappata agli islamisti, sarebbe il luogo dove i tentativi italiani di giocare un ruolo democratico e al contempo di contenere le ondate di profughi hanno maggiore spazio. Ma è uno spazio sempre più risicato. Il pericolo è quello che si crei "una nuova Siria".

20 gennaio 2017

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