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"La Shoah tra passato e futuro"

di Qanta A. Ahmed

Qanta A. Ahmed

Qanta A. Ahmed (da Bablake.com)

Qanta Ahmed è una figura sorprendente. In tempi in cui si teme la radicalizzazione dei giovani immigrati musulmani, lei, inglese di origine pakistana, ha scoperto la lotta contro l'antisemitismo. Dopo avere operato come medico in Arabia Saudita - esperienza che ha immortalato nel suo The Land of Invisible Women - ha intrapreso una lotta senza quartiere contro maschilismo e antisemitismo. È membro fondatore di Muslim Voices, un'associazione che si batte contro l'islamofobia, e parallelamente è attiva nel Next generation Council for USC Shoah Foundation

Nel 2010 ha scritto: "Chiamatemi una 'sionista accidentale', ma per me Eretz Israel è un rifugio imprescindibile, anzi l'unico rifugio contro l'antisemitismo genocida e letale... Se abbiamo a cuore l'umanità, dobbiamo desiderare per gli israeliani e per gli ebrei ciò che ogni musulmano ha già per se stesso: un futuro, una nazione e una fede, garantiti". Di seguito pubblichiamo un suo toccante articolo pubblicato in Haaretz il 6 maggio 2015.  

Di tanto in tanto, i cani degli ufficiali si potevano ammalare. Un giorno, l’ufficiale delle SS ci disse ‘Seppellite il cane dove sono seppelliti i cani’, indicando il corpo del suo pastore tedesco. Seppellimmo il cane e facemmo ritorno alla capanna. Più tardi, quella notte, un prigioniero venne da me. Mi sussurrò: ‘Se mi aiuti a disseppellire il cane, te ne do un pezzo’.

Quella notte tornammo nel luogo dove erano stati seppelliti i cani. Il terreno era congelato. In qualche modo, disseppellimmo il cane. Dividendo il corpo tra noi, ne portai un pezzo con me nella capanna.

Avevo una pentola legata qui alla vita”, Willie indicò il suo fianco sinistro. “Presi un po’ di neve dal terreno e la misi nella pentola. Accesi un fuoco per sciogliere il ghiaccio e misi il pezzo di cane nella pentola. Riuscii a salvare un po’ di sale dal terreno”. Sorrise, ricordando la sua ingenuità di settant’anni prima. “I nazisti usavano il sale per impedire al terreno di spaccarsi durante l’inverno, un sale rosa. Grattandolo dal terreno, riuscii a salvarne un po’. Lo aggiunsi nella pentola. Quindi, aspettai.

Faceva così freddo, e il pezzo di cane era così congelato, che mi ci vollero ore. Mi sedetti accanto al fuoco, lottando contro il sonno mentre il tutto stava cucinandosi, ma, credimi, la fame era così grande che riuscii a stare sveglio. Finalmente, potei bere la zuppa. Avevo sofferto così tanto la fame, che la finii tutta.

Alla fine dell’Olocausto pesavo 38 chili. È meno di quanto pesi tu ora”.

Incontrai Wilhelm Lerner per la prima volta al Jewish Holocaust Centre a Melbourne. Due mesi più tardi, ripercorsi la sua vicenda ad Auschwitz. Lì, tornarono alla mia mente di medico i sopravvissuti della Shoah che ho trattato, su entrambe le rive dell’Atlantico: una donna britannica affetta da bronchite, tradita dai tatuaggi; a New York, un ottantottenne “bambino nascosto”; una novantenne insonne - tutti vividamente impressi nella mia vita di medico. Ma fu nel momento in cui studiai i forni crematori, per metà demoliti, che i motivi per viaggiare verso Auschwitz mi divennero chiari.

In qualità di musulmana osservante, profondamente contraria all’islamismo, devo confrontarmi non solo con i vecchi forni crematori, ma anche con quelli nuovi. Giorni prima del mio viaggio ad Auschwitz, il pilota giordano Lt Muath al-Kaseasbeh fu arso vivo in una gabbia dinnanzi ad un pubblico di islamisti. Anche se la Shoah può sembrare lontana, all’interno dell’islamismo un letale antisemitismo fiorisce come nuovo.

Il fulcro dell’ideologia islamista è un antisemitismo cosmico, perseguito come missione divina per combattere un nemico cosmico, non-mortale. Al contrario dei nazisti, gli islamisti rendono l’odio per gli ebrei un credo religioso, da aggiungersi alla loro ferocia e ad un proprio fanatismo. Nel dare sostegno alla falsa legittimità religiosa dell’antisemitismo, i musulmani “analfabeti della fede” sono sedotti dall’accettare l’antisemitismo come un credo dell’Islam - una grave distorsione dell’Islam che, nel Corano, cita gli ebrei come “Popolo del Libro”; i loro profeti, Mosè e Aronne, sono sacri sia per gli ebrei che per i musulmani; la loro Torah è tanto divina e rappresenta un percorso legittimo verso Dio, quanto lo è il Corano.

Al contrario, l’islamismo, una ideologia politica totalitaria mascherata come Islam, ci ricorda che qualcosa che è successo un tempo, come la Shoah, diventa nuovamente possibile nel presente. Gli islamisti, sia violenti che non violenti, fanno affidamento sulla negazione dell’Olocausto per sostenere il loro letale fanatismo anti-Sionista e anti-Israele. La negazione dell’Olocausto è sfruttato per reclutare i soldati di fanteria di Hamas: dato che l’Olocausto “non era reale”, sostengono gli islamisti, Israele fu creato sulla base di “falsi pretesti”. In quel contesto, diventa sempre più legittimo perseguire la distruzione di Israele.

Ogni musulmano deve fare esperienza della storia della Shoah, di modo da demolire queste falsità - sia quelle costruite sulla mia fede islamica, sia quelle costruite sulla fede dei miei fratelli, l'ebraismo. Conoscere la Shoah è tanto fondamentale per un bambino musulmano quanto lo è per un bambino ebreo. La nostra sopravvivenza, sia come musulmani che come ebrei, dipende dalla capacità di esaminare e condividere la verità storica dell’Olocausto. Solo quando a un musulmano è permesso di imparare la storia dell’Olocausto, questi può riconoscere gli islamisti che negano l’Olocausto come impostori fraudolenti, e distinguere l’islamismo artificiale dall’Islam, così come è rivelato nel Corano.

Anche se possiamo attestare il passaggio di 70 anni dalla liberazione di Auschwitz e Buchenwald, in tutto il mondo innumerevoli musulmani sono intellettualmente legati nella camicia di forza dell’ideologia islamista. Sono indottrinati con una mentalità artificiale di supremazia della razza, incubatrice di ostilità non solo nei confronti dei non-musulmani, ma anche verso tutti i musulmani che non si conformano all’islamismo. A causa dell’islamismo, troppi musulmani sono intrappolati nell’odio anti-ebraico. I propalatori dell’antisemitismo di oggi, gli indottrinatori e propagandisti che ancora oggi alimentano l’antisemitismo, sono musulmani islamisti, e non nazisti europei. Solo la liberazione dei musulmani dalle catene ideologiche di un islamismo artefatto può permettere il ritorno all’Islam divino, pluralistico. E con il nostro ritorno all’Islam pluralistico sarà possibile portare le ideologie islamiste in rovina, assicurando che i forni crematori del passato non possano più risorgere.

Qanta A. Ahmed è l’autrice di Land of Invisible Women (Paese delle donne invisibili), una testimonianza delle sue esperienza come medico in Arabia Saudita. Ha partecipato alla Missione in Polonia 2015 della Shoah Foundation Il passato è il presente, una commemorazione del 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. È membro del Next generation Council for USC Shoah Foundation - Istituto per la storia visuale e l’educazione. È possibile seguirla su twitter @MissDiagnosis. 

6 maggio 2015

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