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Profile alla Berlinale

un film che denuncia il pericolo che "il jihadismo" online può rappresentare per le donne

Il regista di "Profile" Timur Bekmambetov

Il regista di "Profile" Timur Bekmambetov © Gerhard Kassner / Berlinale

In sala in questi giorni alla Berlinale, Profile di Timur Bekmambetov è diverso dai suoi precedenti film, tutti di genere fantasy. In questa pellicola il cineasta kazako non esita a confrontarsi con uno dei temi più scottanti del 21°secolo, la propaganda online dell'Isis.

Il regista, espatriato dall'URSS a 19 anni, ci mostra la giornalista Anna Erelle (Amy Whittaker) nella sua esperienza di comunicazione online, attraverso un profilo Facebook, con il jihadista Bilel, residente in Siria. Erelle - che vuole indagare sul reclutamento di giovani donne europee da parte del'ISIS - conquista la fiducia dell'uomo, di origini pakistane, che le racconta, giorno dopo giorno e mese dopo mese, la vita quotidiana sotto l'Isis. Lo fa cucinando davanti alla telecamera, scherzando, facendole complimenti, e alla fine chiedendola in moglie e insistendo affinché Amy lo raggiunga in Siria.  

Dal trailer si evince che le chat della reporter con Bilel presentano tutto quanto caratterizza i contatti online con questo tipo di personaggi, che possono sia apparire carismatici - Whittaker documenta il pericolo di rimanere affascinata  - sia violenti, ad alto tasso di stress e fatica per chi li gestisce. Oltre alle varie complicazioni tecniche, l'indagine viene interrotta da chiamate che si sovrappongono e naturalmente i messaggi di avviso della polizia americana, informata della ricerca (si presume che possa anche non essere informata, o non cercare di mettere in guardia chi intraprende simili comunicazioni per conto suo, non a fini di ricerca).  

Il film ricostruisce alcune possibili verità sul pensiero jihadista, a partire proprio dalle menzogne che Bilel racconta ad Anna, e ci mostra tutta l'operazione giornalistica davanti al monitor di un computer.

23 febbraio 2018

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