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Sakineh, arrestati il figlio e l'avvocato

il regime temeva le loro denunce

Aggiornamento 14 ottobre

Incarcerati il figlio e il legale di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna salvata dalla lapidazione da una mobilitazione internazionale, che oggi rischia la lapidazione. Insieme a loro arrestati due giornalisti tedeschi che li stavano intervistando. I reporter erano stati minacciati da uomini dei servizi segreti iraniani. Di loro si ha qualche notizia, mentre il figlio e l'avvocato della donna sono spariti nel nulla. 

29 settembre
Sakineh rischia di essere impiccata
con l'accusa di omicidio

Nuovo allarme per Sakineh. La donna, già condannata alla lapidazione per adulterio, rischia di essere impiccata per l’omicidio del marito. Il figlio Sajjad ha rivolto un nuovo appello all'Europa, all'Italia e al Papa chiedendo "di intervenire". 
Il Ministro degli Esteri Frattini ha detto che l’esecuzione di Sakineh "esporrebbe l’Iran all’isolamento internazionale"
e ha spiegato che "questa ipotesi di impiccagione non è definitiva, mancano due settimane per emettere il verdetto". 

9 settembre
Prima vittoria per Sakineh
sospesa la lapidazione 

Sospesa la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani In seguito alle numerose mobilitazioni internazionali e all'indomani della risoluzione unanime del Parlamento Europeo che chiedeva un riesame della sentenza, il portavoce del governo iraniano Ramin Mehmanparast ha dichiarato che "il verdetto sull'adulterio è stato fermato ed è al momento sotto revisione".

"Non è che un inizio molto timido - ha affermato il filosofo francese Bernard Henri Levy -. La lotta non è ancora vinta e bisogna ottenere che questo riesame del dossier si traduca nella grazia e nella liberazione".

3 settembre
Il mondo si mobilita per Sakineh
appelli contro la lapidazione 

Mobilitazione internazionale per Sakineh Mohammadi Ashtiani. La donna di 43 anni è riunchiusa nel carcere iraniano di Tabriz e condannata a morte per lapidazione, con l'accusa di adulterio e di complicità nell’omicidio del marito. Saniek ha ammesso queste colpe dopo essere stata torturata.

Il suo volto campeggia su Campidoglio, Palazzo Chigi e Palazzo Valentini a Roma ed è il simbolo di numerose manifestazioni di protesta in tutto il mondo. Fiamma Nirenstein e le parlamentari italiane invieranno una lettera alla Commissione Onu per la Condizione femminile dove nel maggio scorso l'Iran ha ottenuto un seggio chiedendo che questa decisione venga rivista e venga fermata la lapidazione di Sakineh.
Bernard Henri Levy ha scritto: “A nome di Sakineh, è urgente rivolgersi alle autorità affinché venga revocata la sua condanna a morte, in qualunque forma essa sia, e la donna venga rilasciata senza indugio, riconoscendo la sua innocenza. In Iran, ogni anno, decine di donne sono condannate alla fustigazione, lapidazione e altre forme di punizioni raccapriccianti". 
Questa lettera è stata firmata anche da Milan Kundera, Jorge Semprún, Ségolène Royal, Rachida Dati, Simone Veil.
la lettera

In suo favore anche una petizioneper il rispetto della dignità e della libertà delle donne iraniane” che recita: “I suoi crimini, agli occhi delle autorità politico-religiose di questo Paese? L'adulterio, che non è un crimine né un delitto. Ma, soprattutto, la presunta complicità in un omicidio che è stata costretta a confessare, talmente costretta che ha poi subito ritrattato”. Il testo è stato firmato, tra gli altri, anche dal sociologo Edgar Morin e dallo scrittore Marek Halter. 

È possibile aderire alla petizione online collegandosi al sito del quotidiano La Repubblica.

Marek Halter ha dichiarato: “Per me oggi la donna rappresenta il termometro del genere umano. Possiamo dire a tutti i capi di Stato del mondo senza sbagliarci: mostrateci come trattate le donne nel vostro Paese e vi diremo chi siete”.

15 ottobre 2010

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