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Genocidio armeni

Il "fattore azero" tra Turchia e Armenia

La "questione armena" non è risolta in Turchia, il termine "genocidio" non è più un tabù almeno per la società civile, ma il governo si oppone al riconoscimento. Uno dei maggiori ostacoli alla normalizzazione dei rapporti con l'Armenia è il "fattore Azerbaijan", dice Cengiz Aktar, analista politico turco, Senior Scholar presso l'Istanbul Policy Center, scrittore ed editorialista, in questa intervista.


L'Armenia tra passato e presente. Storia, Identità, Cultura

È il titolo del Corso di aggiornamento destinato agli insegnanti che ha preso il via Giovedì 5 dicembre al liceo Tito Livio. Con il consolidamento di nuovi strumenti di informazione sui temi della memoria, affrontati attraverso l'esempio dei Giusti, si cerca di permettere agli insegnanti di condurre gli studenti in nuovi percorsi di ricerca sulla identità e la storia del popolo armeno, di cui si celebra nel 2015 il centenario del genocidio.


La Turchia ha bisogno di un’opposizione forte e affidabile

La "questione armena" non è più un tabù per la Turchia, anche se il termine genocidio suscita ancora un rifiuto, perché associato al nazismo. La presa di coscienza va avanti assieme al processo generale di democratizzazione, che richiede tempo e il sostegno dell'Unione Europea, dice Baskin Oran, Professore di Relazioni Internazionali, Università di Ankara, nell'intervista a Gariwo.


La distruzione della chiesa di Deir el Zor

Alla fine di settembre, la chiesa armena di Deir el Zor, in Siria, è stata distrutta dai fondamentalisti. L’edificio, costruito nel 1846, era stato consacrato come memoriale del genocidio armeno, e comprendeva nella propria area anche un museo con i resti delle vittime dei massacri compiuti nel 1915 dai Giovani Turchi.


Bookcity Milano 2014

Dal 13 al 16 novembre torna a Milano Bookcity, la manifestazione promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicata ai libri e alla lettura. Il cuore dell’evento sarà il Castello Sforzesco, ma la rassegna prevede iniziative diffuse sul territorio milanese, in teatri, biblioteche, musei e istituzioni culturali.


​Shero Hammo, curdo yazida, giusto per gli armeni

Editoriale di di Pietro Kuciukian, console onorario d'Armenia in Italia

Gli armeni non dimenticano. Né il male subito, né il bene ricevuto.
Il Jebel Sindjār è una catena montuosa che si eleva nell’attuale Iraq, al di sopra della pianura della Jazīra, tra i fiumi Tigri ed Eufrate.


Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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Multimedia

Le parole di Pietro Kuciukian

a sostegno dell'appello "Noi facciamo un sogno, insieme"

La storia

Taner Akcam

uno dei primi accademici turchi a riconoscere e parlare del genocidio armeno