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​Charles Aznavour e l’omaggio tardivo alla famiglia

i genitori di origini armene salvarono ebrei nella Parigi occupata

Charles Aznavour

Charles Aznavour Mariusz Kubik

Il collaboratore di Haaretz Avner Shapira ha dedicato un articolo al libro di Yair Auron, professore della Open University di Tel Aviv, sul grande cantautore francese di origini armene Charles Aznavour, la cui famiglia salvò molti ebrei nella Parigi occupata dai nazisti. Auron ha svolto molte ricerche sugli Armeni anche nel Caucaso, e il suo lavoro ci sembra particolarmente attuale alla luce del fatto che per giugno è stata annunciata una tregua nel Nagorno Karabakh. 
Di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dell'articolo di Shapira:

[Ho conosciuto le catene, ho conosciuto le piaghe, ho conosciuto l’odio, ho conosciuto la frusta, ho conosciuto l’ingiuria, la sete e la fame, ho conosciuto la feroce paura del domani..]

Questo è il testo della canzone di Charles Aznavour, J’ai connu, dal suo 50° album, distribuito nel 2011. La canzone, scritta dal punto di vista di un prigioniero ebreo in un lager nazista, non descrive l’esperienza diretta del cantante durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciò nondimeno Aznavour, che compirà 92 anni più avanti questo mese, era in qualche modo conscio di alcuni degli orrori descritti nella canzone, in quanto figlio di rifugiati sopravvissuti al genocidio armeno, che si erano rifatti una vita a Parigi dopo avere perso la maggior parte dei loro parenti. Anche se la vita di Aznavour è stata ampiamente raccontata, finora lui aveva rivelato molto poco su un capitolo particolarmente altruista ed eroico della vita sua e della sua famiglia: la loro decisione di offrire rifugio a ebrei, disertori armeni e militanti clandestini a casa loro durante l’occupazione tedesca della Francia e di prendere parte direttamente alle attività antinaziste.

Ora Aznavour ha deciso di raccontare tutta la storia, in ebraico, in un libro auto-prodotto, Matzilim (Tzadikim) Ve’Lohamim (“Giusti salvatori e combattenti”), dello studioso dei genocidi Prof. Yair Auron. Quest’ultimo ha parlato a lungo con Aznavour e sua sorella, Aida Aznavour-Garvarentz, che gli ha raccontato della loro vita sotto l’occupazione tedesca e di ciò che ha portato la loro famiglia, specialmente il padre, a prendere parte a missioni di salvataggio nonostante i molti rischi. Il libro, che sarà anche tradotto in francese e armeno, racconta una storia in particolare, ma offre una lezione morale universale sul comportamento umano in condizioni di terrore diffuso e di violenza politica e ideologica. Soprattutto, è la storia commovente dei sopravvissuti a un genocidio che, correndo in prima persona grandi rischi, si sentirono obbligati ad aiutare le vittime di un altro massacro.

In un’intervista condotta via e-mail, Aznavour sottolinea i fili comuni che legano gli armeni e gli ebrei.

Veniamo dallo stesso dolore e dalla stessa sofferenza, e senza l’annientamento degli armeni nel 1915-1918, lo sterminio degli ebrei nell’Olocausto non sarebbe stato possibile, perché i tedeschi hanno imparato dai loro predecessori”, scrive. Egli cita quello che Hitler aveva detto ai comandanti dell’esercito tedesco ad agosto 1939, alla vigilia dell’invasione della Polonia, quando cercava di fugare la loro ansietà sull’uso della violenza estrema: “Chi parla più dell’annientamento degli armeni?”.

Auron afferma che gli ufficiali tedeschi, che avevano collaborato attivamente con il comando dell’esercito turco nella prima guerra mondiale e firmato ordini per espellere gli armeni, più tardi occuparono posti di rilievo nella leadership nazista e presero parte all’annientamento degli ebrei.

Aznavour dice che conosceva molti ebrei quand’era piccolo a Parigi: “Siamo cresciuti insieme nel distretto di Le Marais, dove molti rifugiati e immigrati, compresi molti ebrei e armeni, vivevano nel periodo tra le due guerre. La bancarella di mio padre al mercato era vicina ai banchi di alcuni venditori ebrei. “Gli ambulanti armeni, tra cui mio padre, badavano alle bancarelle degli ebrei dopo che questi erano stati arrestati nella deportazione di massa degli ebrei parigini (“la rafle”), nel luglio 1942. Perciò, il fatto di nascondere ebrei nella nostra casa durante la guerra ci veniva proprio naturale: erano i nostri vicini e amici”, aggiunge. “Vivevamo insieme. Noi eravamo disponibili per loro e loro per noi. Dovevamo cercare di aiutarli, proprio come ci veniva naturale cercare di aiutare gli armeni che erano stati arruolati a forza nell’esercito tedesco e disertavano”.

Nelle sue tre opere autobiografiche precedenti, Aznavour aveva parlato molto poco di questi atti di salvataggio. Il cantautore ha spiegato ad Auron che non pensava che fossero così speciali. Ma il professore lo ha convinto dell’importanza di raccontare la storia. Ora il cantante dice: “Sono molto fiero della storia della mia famiglia e di questa bella e nobile umanità mostrata con gli atti di salvataggio. Niente mi rende più felice che pensare che i miei cari genitori hanno salvato vite umane”.

Aznavour nacque a Parigi il 22 maggio 1924, non molto dopo l’arrivo dei suoi genitori in Francia. Suo padre, Mischa Aznavourian, era nato in Georgia nel 1895 e aveva perso l’intera famiglia nel genocidio armeno. Sua madre, Knar Baghdasaryan, era nata a Smirne nel 1904 e lei e la nonna erano le uniche sopravvissute al genocidio dell’intera famiglia. La coppia fuggì dalla Turchia su una nave italiana fino a Salonicco, in Grecia, dove la loro primogenita, Aida, nacque nel 1923.

La famiglia aveva molti amici armeni a Parigi, tra cui la coppia formata da Mélinée e Missak Manouchian. Quest’ultimo era il comandante militare del gruppo clandestino L’Affiche Rouge (il poster rosso) che fu il primo a condurre azioni di resistenza armata contro i nazisti. La famiglia di Aznavour aiutò il gruppo in molte occasioni e nascose anche i Manouchian per diversi mesi mentre erano ricercati dalla polizia francese e dalla Gestapo. La prima volta che la famiglia nascose qualcuno durante la seconda guerra mondiale fu quando un amico del padre di Aznavour portò loro il fratello, un ebreo romeno che, in Germania, era stato accusato di sovversione e condannato a morte. Era riuscito a fuggire in Francia travestito da soldato tedesco e sapeva che la Gestapo lo inseguiva. Trovò rifugio nell’appartamento di tre stanze della famiglia al 22 di rue de Navarin, nel nono arrondissement di Parigi.

All’inizio della guerra, Aida racconta nel suo libro, “avevamo capito che gli ebrei sarebbero stati le vittime della brutalità. Guardavamo a loro con tristezza e dolore. Sapevamo che cos’era il genocidio.” Lei dice che i suoi genitori non ebbero alcuna esitazione a prendere in casa rifugiati ebrei, “anche se era chiaro che se i nazisti li avessero trovato in casa quell'uomo, ci avrebbero uccisi immediatamente. Gli dicemmo di sentirsi come a casa sua, e lo trattammo calorosamente, come un buon amico che doveva prolungare il suo soggiorno. Per un po’ di giorni dormì anche nello stesso letto di Charles.”

I due ragazzi Aznavour, che avevano 16 e 17 anni all’inizio dell’occupazione tedesca nel 1940, si offrirono di dare una mano, non sapendo, in quel momento, che poi avrebbero continuato a ospitare sconosciuti. Una donna andò da loro chiedendo di nascondere suo marito ebreo, di nome Simon, che era scappato dal campo di internamento di Drancy, da dove gli ebrei di Parigi venivano inviati ai campi di concentramento all’estero. Per un po’ di tempo, la famiglia ospitò anche un altro ebreo, e più tardi nella loro casa offrirono anche un nascondiglio agli armeni che avevano disertato dopo essere costretti ad arruolarsi nell’esercito tedesco.

Aznavour e sua sorella dicono che, nel giro di pochi giorni, ben 11 rifugiati erano stati nascosti simultaneamente nell’appartamento. Si nascondevano in diversi angoli della casa, e la notte dovevano dormire sul pavimento. La famiglia preparò falsi documenti per loro e uno dei compiti assegnati ai due figli fu bruciare le uniformi tedesche dei disertori e smaltire i resti lontano da casa. In che misura Charles Aznavour si rendeva conto del significato politico di nascondere persone ricercate nella sua casa? E del pericolo che correva?

Aznavour: “i miei genitori sapevano del pericolo che correvamo ogni giorno, ma io e mia sorella lo capimmo solo più avanti, perché eravamo nel pieno del nostro ardore giovanile, e pertanto un po’ incoscienti. Noi seguivamo le orme dei nostri genitori. Solo dopo la guerra ci rendemmo conto dell’enormità del rischio”.

Auron dedica un’ampia parte del suo libro alle attività dell’Affiche Rouge – la cui storia è pochissimo nota in Israele, sebbene gli ebrei vi abbiano svolto un ruolo importante. Il gruppo, che faceva parte del Partito Comunista Francese e i cui membri erano la maggior parte immigrati privi della nazionalità francese, era attivo negli anni 1942-1943 come componente della Resistenza francese, e portava avanti attacchi armati contro la polizia francese e la Gestapo, infliggendo perdite ai tedeschi. Il gruppo aveva circa 200 membri: 67 furono arrestati, compresi 34 ebrei e tre armeni. Delle 23 persone che furono condannate a morte, 12 erano di fede ebraica e due erano armeni, compreso Missak Manouchian.

Quando Manouchian fu arrestato, sua moglie trovò rifugio presso gli Aznavour, dopo che altri amici avevano rifiutato di accoglierla. Aznavour dice che i genitori e i Manouchian sentivano una speciale affinità con i sopravvissuti armeni. Serba ricordi molto vivi di quella coppia fin dall’infanzia - “Missak mi ha insegnato a giocare a scacchi”, dice.

Auron dice che c’erano molte altre famiglie armene come gli Aznavour, che salvarono ebrei durante la Shoah. 24 di esse sono state riconosciute da Yad Vashem come Giuste fra le nazioni, ma ce ne sono state anche di più. Per via di questo legame tra armeni ed ebrei, sia Auron che Aznavour sono sconvolti dalla posizione di Israele sul Genocidio Armeno: “Mi dispiace molto che Israele non lo riconosca,” dice Aznavour, “perché è stato il modello che i nazisti hanno usato per compiere il genocidio degli ebrei”.

20 maggio 2016

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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