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Il Parlamento ceco riconosce il genocidio degli armeni

Dichiariazione storica da parte del parlamento ceco

Di solito, quando dalla finestra degli uffici dove lavoro in Na Příkopě, una delle vie più centrali di Praga, sento vociare in strada o sono gli hare krishna, che tornano a casa dal vicino ristorante vegano, oppure è una scolaresca italiana. O entrambe le cose. Ma martedì scorso le voci che avevano attirato la mia attenzione erano diverse. Affacciatomi con i miei colleghi, abbiamo visto una processione di manifestanti, guidati da Barsegh Pilavčjan, l’attuale guida spirituale della chiesa armena in Repubblica Ceca, che chiedevano alla Turchia di riconoscere il genocidio degli armeni.

Ebbene, la notizia importante è che, il 25 aprile 2017, tra l’altro nello stesso giorno della Festa di Liberazione italiana, il parlamento ceco ha finalmente riconosciuto il genocidio degli armeni. Questo il testo: “La Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica Ceca condanna i crimini contro l’umanità commessi dai nazisti durante gli anni della seconda guerra mondiali sui cittadini ebrei, rom e slavi nei territori controllati, il genocidio degli armeni e di altre minoranze etniche e religiose sul territorio dell’Impero ottomano all’epoca della prima guerra mondiale.” La dichiarazione è stata approvata a larga maggioranza insieme alla modifica della legge sulle feste nazionali che, tra le altre cose, riconosce quali ricorrenze degne di essere ricordate ufficialmente il 9 marzo, Giornata dello sterminio del campo di concentramento familiare di Terezín ad Auschwitz II - Birkenau, e il 18 giugno, Giornata degli eroi della seconda resistenza.

La risoluzione, la cui inattesa approvazione ha colto di sorpresa molti, è opera soprattutto del deputato Robin Böhnisch, del partito socialdemocratico ČSSD, che da anni segue da vicino la questione. Böhnisch ha sottolineato di aver sempre fatto molta attenzione ad evitare di indirizzare la sua attività a favore del riconoscimento storico contro lo stato turco moderno, affinché fosse chiaro che si trattò di una colpa dell’Impero ottomano che la Turchia dovrebbe riconoscere per poter finalmente venire a patti con la propria storia e superare le ombre del proprio passato.

Gli fa eco il principe Karel Schwarzenberg, ex ministro degli Esteri, sin dai tempi del dissenso e della lotta al regime in prima linea nella tutela dei diritti umani, che ha aggiunto: “vorrei sottolineare che la risoluzione non riguarda la Turchia moderna bensì l’Impero ottomano, e che il genocidio degli armeni corrisponde a verità. Sono felice che abbiamo accolto questa risoluzione perché talvolta le verità vanno ricordate. Sono certo che la Turchia reagirà, soprattutto l’attuale presidente farà un gran baccano, ma noi abbiamo sempre difeso i diritti umani, e oggi è necessario ricordare ciò alla Turchia.”

E infatti non si è fatta attendere la nota di protesta del ministero degli Esteri turco che ha duramente criticato la decisione del Parlamento ceco di riconoscere il genocidio. Note di biasimo sono state espresse anche all’indirizzo del presidente ceco Miloš Zeman che da tempo parla apertamente di genocidio definendolo una delle peggiori atrocità della storia moderna. Nel suo caso, comunque, va tenuto conto che l’appoggio della causa armena non è dettato dal rispetto della verità storica e delle sue vittime, dal medesimo più volte offesa e calpestata, quanto, piuttosto, quale aperto e acritico sostenitore del Cremlino, dall’obiettivo di attaccare uno degli storici nemici dei russi.

Al contrario, comprensibilmente, Yerevan accoglie con favore la notizia. “Si tratta di un contributo prezioso da parte della Repubblica Ceca a favore della prevenzione dei genocidi e dei crimini contro l’umanità,” ha scritto in merito il ministro degli Esteri armeno Edvard Nalbandjan, mentre il vicepresidente del parlamento armeno Eduard Šarmazanov, in collegamento telefonico con Böhnisch, ha dichiarato che “con questo passo la Repubblica Ceca ha confermato la sua dedizione ai valori democratici e alla tutela dei diritti umani. La sua risoluzione rappresenta un altro passo verso la vittoria della luce sulle tenebre.”

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal rappresentante della comunità armena locale, l’ambasciatore S.E. Tigran Seiranian per il quale “questa è la vittoria di una lunga maratona, portata avanti con i nostri amici, sia in seno al parlamento che fuori, per spiegare l’essenza delle atrocità accadute cento anni fa nella periferia sudorientale dell’Europa e l’importanza storica di condannarle quale mezzo per prevenire in futuro il ripetersi dei genocidi.”

Significative, in chiusura, le parole di Ahmet Begali, ambasciatore turco a Praga, secondo cui “alcuni deputati cechi sono diventati uno strumento della propaganda armena”. Ed è ben questo il seme avvelenato da cui cresce il pomo della discordia: fintantoché la verità storica, che, per quanto complessa e intricata, esiste, sarà letta in chiave politica e propagandistica, rimarremo sempre prigionieri di continue reinterpretazioni ad uso e consumo di contingenti e mutevoli obiettivi geopolitici. Al contrario, come dimostrato dal caso della catarsi autocritica operata dalla Germania rispetto al proprio passato nazista, soltanto un’accettazione e un riconoscimento aperti e incondizionati della verità storica, per quanto spiacevole e dolorosa questa possa essere, aprono la strada a quel processo virtuoso che rende possibile la conciliazione tra vittime e carnefici, tra oppressi e oppressori, tra vinti e vincitori, nel nome della fiducia in un futuro migliore del passato e libero dai suoi condizionamenti.

In occasione ricordiamo la conferenza della Terza Giornata Europea dei Giusti tenutasi a Praga l’11.3.2015 in occasione del centenario del genocidio degli armeni (Qui i link agli interventi in lingua ceca e inglese e l'intervento di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera, in lingua italiana).

Andreas Pieralli, Giardino dei Giusti di Praga

2 maggio 2017

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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