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"Il primo genocidio del Novecento"

le parole di papa Francesco

"In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale 'a pezzi', in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi - decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”.

Così papa Francesco ha aperto l’omelia di domenica 12 aprile in San Pietro, ricordando, con le parole di Giovanni Paolo II, lo sterminio degli armeni come “primo genocidio del Novecento”.

Il papa ha parlato delle violenze commesse un secolo fa contro una delle più antiche comunità cristiane al mondo, e le ha messe in relazione con gli altri genocidi del Novecento e con le persecuzioni di oggi.

“Sono parole molto importanti soprattutto per il momento storico che stiamo vivendo - ha dichiarato l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Ferrari -, in cui i cristiani di molte aree del mondo come il Medio Oriente o il Nord Africa sono sottoposti a un martirio. Gli armeni sono cristiani e quindi il centesimo anniversario del genocidio ha portato Francesco a utilizzare questa espressione”.

Le parole del papa sono giunte alla comunità armena come un segno tangibile di vicinanza. “Si apre un momento di grande speranza per noi armeni - ha dichiarato Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia e cofondatore di Gariwo - è qualcosa che aspettavamo. Proviamo una grande riconoscenza verso questo papa che ha seguito la sua coscienza e non la politica di stato”.

La reazione della Turchia non si è fatta attendere. A pochi mesi dalla visita di Francesco a Istanbul, Ankara ha convocato il nunzio apostolico Antonio Lucibello per esprimere il risentimento del governo e del presidente Erdogan nei confronti del Vaticano, e richiamato l’ambasciatore turco presso la Santa Sede.

I rapporti tra il Vaticano e Ankara non sono mai stati semplici; tuttavia, come dimostra il legame del pontefice con il patriarca ortodosso di Istanbul Bartolomeo I, l’impegno di Francesco è rivolto ala tolleranza e al dialogo. Non a caso l’omelia del papa si è conclusa con queste parole: “Dio conceda che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh. Si tratta di popoli che in passato hanno vissuto lunghi periodi di pacifica convivenza. Il sacrificio di molti può diventare seme di giustizia e di pace”.

13 aprile 2015

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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