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La Turchia processa Orhan Pamuk

per aver denunciato il genocidio armeno

Il grande scrittore, celebre e molto amato nel suo paese, è stato incriminato per aver violato l'articolo 301/1 del nuovo codice penale: «chi insulta i turchi, la Repubblica, l'Assemblea o l'identità nazionale» è condannabile fino a 3 anni di carcere. Udienza il 16 dicembre 2005.
Pamuk aveva rilasciato un'intervista al quotidiano svizzero Tages Anzeiger, in cui riconosceva che «trentamila curdi e un milione di armeni sono stati uccisi dalle nostre parti e quasi nessuno osa parlarne: dunque ci provo io». 
La stampa turca si è adeguata: il più importante quotidiano, Hurriyet, ha scritto che «Pamuk è un essere abietto».

In Turchia non si ferma la persecuzione degli intellettuali che hanno il coraggio di dichiarare ad alta voce la verità sulle responsabilità del proprio paese nella storia e nell'attualità.
Nonostante l'approvazione del nuovo codice penale richiesto dalla Comunità Europea per entrare nell'Unione, continua la censura e l'accanimento dei tribunali turchi contro gli uomini di cultura che non intendono sottomettersi ai dictat del regime.
All'editore Ragip Zarakolu, costretto da anni a subire censure e processi insieme alla moglie Ayse Nur per aver pubblicato i libri che denunciano il genocidio degli armeni, si aggiunge ora Orhan Pamuk. 

Il ministro della giustizia Cemil Cicek era già riuscito in primavera a far rinviare senza troppo clamore la conferenza di un gruppo di docenti universitari all'ateneo Bogazici di Istanbul sull'eccidio degli armeni. Il 22 settembre la quarta sezione del tribunale amministrativo ha bloccato nuovamente la conferenza.
Il commissario europeo per l'Allargamento ha protestato duramente per l'incriminazione di Pamuk e ha definito "una provocazione" la coincidenza della data dell'udienza del processo con l'anniversario del primo incontro della UE con il governo turco per l'ammissione. 
Tra i 25 membri dell'Unione crescono le perplessità e i dubbi sull'ingresso della Turchia in Europa, a causa del mancato riconoscimento di Cipro e della continua violazione dei diritti umani. 

Orhan Pamuk ha pubblicato in Italia con Einaudi il romanzo «Neve», in cui offre una riflessione problematica sui rapporti tra Occidente e Turchia-Oriente, richiamando le responsabilità di entrambi nelle degenerazioni della violenza. 

Premio Nobel a Orhan Pamuk
Genocidio degli armeni 

22 settembre 2005

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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