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Questione armena: se questo non è un genocidio

Alessandro Litta Modignani replica a Sergio Romano

Armeni deportati ("Le rapport secret du Dr Johannes Lepsius sur les massacres d'Arménie)

Armeni deportati ("Le rapport secret du Dr Johannes Lepsius sur les massacres d'Arménie) www.imprescriptible.fr

Il massacro degli armeni all'inizio dello scorso può essere definito "genocidio"? Secondo Sergio Romano no, stando alla risposta data a due lettori nella rubrica delle "Lettere al Corriere della Sera" il 20 aprile. 

"Continuo a pensare che la parola genocidio, in questa fase storica, possa essere usata soltanto per la politica praticata dalla Germania nazista contro gli ebrei. Per altre vicende del Ventesimo secolo esistono parole diverse: stragi, massacri, persecuzioni di massa e, soprattutto, pulizia etnica. Soltanto Hitler si è proposto come obiettivo strategico l'eliminazione fisica di tutti gli ebrei in Germania e in ogni Paese politicamente o militarmente controllato dal Terzo Reich", ha scritto Romano. L'ex ambasciatore ha poi detto che "è accaduto che alcuni popoli massacrati e perseguitati, anziché accontentarsi di espressioni non meno calzanti, cercassero di ottenere che anche la loro tragedia fosse definita genocidio". E rispetto alla questione armena ha aggiunto che" i turchi hanno torto quanto non riconoscono ancora più esplicitamente i massacri e le stragi di cui gli armeni sono stati vittime durante la Grande guerra. Ma non hanno torto quando ricordano che la questione armena diventa incomprensibile se totalmente isolata dalle crisi di fine Ottocento e dagli eventi della Grande guerra".

Non è di questo parere Alessandro Litta Modignani che in un articolo pubblicato da Notizie Radicali il 28 aprile ha definito "storicamente falsa e moralmente inaccettabile" l'affermazione di Sergio Romano secondo cui soltanto allo sterminio degli ebrei da parte della Germania nazista possa essere applicata la parola "genocidio". Litta Modignani motiva il suo giudizio citando la testimonianza dell'ambasciatore Usa Henry Morgenthau sulla volontà espressa da Taalat Pashà, ministro dell'Interno e uomo forte del regime dei Giovani Turchi di sterminare tutti gli armeni. Litta Modignani ricorda poi che la realtà del genocidio armeno è stata "riconosciuta da tutti gli storici che se ne sono seriamente occupati". 

Il giornalista sottolinea anche che Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco scampato alla Shoah, definì le caratteristiche del "genocidio" prendendo come riferimento la tragedia vissuta dal popolo armeno, prima di conoscere l'entità reale dell'Olocausto, quando la Seconda guerra mondiale era ancora in corso.

Nella sezione "Approfondimenti" riportiamo l'articolo di Alessandro Litta Modignani, "Se questo non è un genocidio", pubblicato da "Notizie Radicali", e la risposta di Sergio Romano ai lettori sul Corriere della Sera

30 aprile 2015

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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La storia

Ayse Nur (Sarisözen) Zarakoglu

fu più volte incarcerata in Turchia per avere testimoniato la verità sul genocidio armeno