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Se qualcuno chiamasse la Shoah "un massacro"

di Yair Auron e Israel W. Charny

Un convoglio militare in Azerbaigian

Un convoglio militare in Azerbaigian AP

Yair Auron e Israel W. Charny, entrambi premiati dalla Presidenza dell'Armenia per la serietà del loro lavoro accademico e culturale per la prevenzione dei genocidi, hanno scritto il 4 maggio su Haaretz un articolo critico su Israele che, a loro avviso, continuerebbe a rifiutare di riconoscere il Genocidio Armeno per egoismo nazionale.   

Non esiste alcuna situazione politica o economica nella quale noi israeliani - o ebrei, in tutto il mondo - accetteremmo che qualsiasi altra nazione negasse la Shoah o l'intera portata delle sue uccisioni e torture. Ci sentiremmo feriti, insultati, colmi di orrore. Per noi la negazione sarebbe una forma di sostegno alla, o perfino di ripetizione della umiliazione che la nostra nazione ha subito nella Shoah.

Per gli armeni vale esattamente lo stesso. Vengono feriti, insultati e colmati di orrore dalla minimizzazione del Genocidio Armeno operata dal nostro Stato di Israele.

Per molti anni, hanno guardato a Israele con molto rispetto e un profondo senso di vicinanza con un popolo che, come loro, ha subito un vastissimo genocidio. Ci ammiravano enormemente per la nostra strabiliante capacità di ricostruire la nostra nazione, rendendola vibrante e prospera. Per quanto riguarda loro, sono appena all'inizio del cammino di ricostruzione. 

Ora, per quanto molti armeni continuino ad ammirare Israele grandemente - entrambi gli autori di questo articolo hanno ricevuto la Medaglia d'Oro Presidenziale in Armenia per il nostro contributo alla memoria e al riconoscimento del Genocidio Armeno -  sta montando un certo grado di odio contro di noi. Come può il popolo dell'Olocausto non riconoscere pienamente il Genocidio Armeno (che a volte viene chiamato "Shoah armena", soprattutto in ebraico, come in un articolo di uno storico della rivista della università di Bar Ilan e in vari reportage giornalistici)?

Israele ha avuto le sue "scuse". Ma noi accetteremmo tali scuse da un governo che nega che la Shoah fu un genocidio?

Inoltre, noi, il popolo orgoglioso che non si farà condurre come agnelli all'umiliazione, cercheremmo la maniera per reagire con forza e risolutezza.

La storia della nostra negazione del Genocidio Armeno ci fa sembrare un popolo manipolatore, egoista e disonorevole. Fa di noi dei codardi che, per difendere la loro vecchia relazione con la Turchia e ora, in modo crescente, con l'Azerbaigian - un Paese musulmano e turcofono - , hanno sacrificato i principi basilari e la loro integrità. È questo l'Israele che crediamo di essere, e vogliamo essere? 

Quando la Commissione Educazione della Knesset si riunì a giugno 2012 per valutare la possibilità di valutare una risoluzione unanime per riconoscere il Genocidio Armeno, quasi tutti i relatori, incluso l'allora Presidente del Parlamento  Reuven Rivli, erano fermamente e risolutamente pro riconoscimento. Solo due si opponevano. Uno era un portavoce della comunità ebraica dell'Azerbaigian e l'altro era il portavoce del nostro Ministero degli Esteri. Vi ricordate che il Dipartimento di Stato americano guidò l'opposizione contro il salvataggio degli ebrei durante la Shoah e in seguito contro il riconoscimento al nuovo Stato di Israele? La Commissione Educazione propendeva in maniera schiacciante per il riconoscimento del Genocidio Armeno, mentre tutt'a un tratto il presidente della commissione, un rappresentante del partito Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman, si alzò, batté il suo martelletto e annunciò: "La seduta è tolta. Organizzerò una sessione di voto per il futuro". Non sorprende affatto che non l'abbia mai organizzata.

Per molti anni, il governo di Israele non permetteva nemmeno di menzionare il Genocidio Armeno. Il fratello di uno degli autori di questo articolo, il defunto poeta T. Carmi (Charny), negli anni Sessanta dirigeva Ariel, l'apprezzata rivista del nostro Ministero degli Esteri, stampata in migliaia di copie in diverse lingue, su una carta lucida che era insolitamente cara per quei tempi. In un articolo totalmente innocente sul Quartiere Armeno di Gerusalemme, c'era una menzione en passant dei sopravvissuti del Genocidio Armeno che avevano trovato rifugio a Gerusalemme, gli stessi sopravvissuti ai quali il nostro attuale Presidente, Rivlin, ha fatto riferimento con una certa commozione nel suo discorso alle Nazioni Unite, quest'anno nella Giornata Internazionale della Memoria. Dopo che tutte le copie erano state stampate e rilegate, questa terribile infrazione di aver semplicemente menzionato il Genocidio Armeno portò il Ministero degli Esteri a ordinarne il ritiro, così che quella singola pagina "peccaminosa" potesse esserne espunta. 

Per molti anni, il governo israeliano vietò letteralmente di menzionare il Genocidio Armeno nei nostri media (fino a quando una figura onorevole come Yaakov Ahimeir osò fare il passo decisivo, nel 1994). Anche in quei giorni vi fu almeno una circostanza in cui l'Autorità Radiotelevisiva Israeliana discusse nei minimi dettagli l'opportunità di mostrare un documentario sul Genocidio Armeno e votò a stragrande maggioranza di farlo, ma la mattina dopo l'allora Primo Ministro Yitzhak Shamir esercitò il suo diritto di veto per cancellare la trasmissione (Il nostro Istituto per la Memoria dell'Olocausto e i Genocidi - Institute on the Holocaust and Genocide - a Gerusalemme, mostrò il film nella propria cineteca-auditorium con la partecipazione del leggendario sindaco Teddy Kollek, della moglie del dissidente russo Andrei Sacharov, del Patriarca Armeno e di altri).

Il nostro amato Israele è stato vergognosamente pavido, immorale e meschinamente egoista (anche in nome dei suoi estremamente discutibili affari lucrativi nell'esportazione di armi) Siamo ora pronti a salvare parte del nostro rispetto di noi stessi ed esprimere una vera vicinanza con le vittime del maggior genocidio che ha preceduto il nostro, e infatti è noto che insegnò molto ai carnefici dell'Olocausto?

I professori Israel Charny e Yair Auron sono stati invitati dal governo armeno a tenere un discorso alla Commemorazione del Centenario del Genocidio Armeno a Yerevan, nell'aprile 2015. Entrambi sono figure di spicco dell'Institute on the Holocaust and Genocide a Gerusalemme, e Auron ha creato l'eccellente e probabilmente unico programma accademico sui genocidi esistente in Israele presso la Open University. Auron è anche fondatore di Gariwo Israele

4 maggio 2015

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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