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Sei nuovi Giusti al Giardino di Milano

saranno onorati il prossimo 6 marzo, Giornata Europea dei Giusti

Il cippo all'ingresso del Giardino di Milano

Il cippo all'ingresso del Giardino di Milano

L’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano ha indicato le figure esemplari che saranno onorate durante l’annuale cerimonia al Monte Stella in occasione del 6 marzo, Giornata europea dei Giusti.
Partendo dalla ricorrenza del centesimo anniversario del genocidio armeno, la scelta dei nuovi Giusti si proietta sulle urgenze della contemporaneità. Saranno infatti ricordate figure che in contesti molto diversi si sono impegnate per reagire alle tragedie della Storia, facendo valere il primato della coscienza.


“Sono molto contento che il Comitato dei Garanti dell’Associazione Giardino dei Giusti di Milano abbia accolto tutte le candidature avanzate da Gariwo. In particolare in questo momento di grande tensione in seguito all’attacco in Francia ai simboli dei valori europei, voglio sottolineare che tra queste figure, che saranno onorate il prossimo 6 marzo al Giardino del Monte Stella per la Giornata europea dei Giusti, ci sono due giovani attivisti siriani che non hanno esitato a mettere a rischio la propria vita per difendere quegli stessi valori contro ogni forma di dittatura e di fondamentalismo” Così Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti.

“Questi nuovi Giusti testimoniamo l’impegno fondamentale di uomini e donne che con coraggio hanno lottato e lottano ogni giorno contro la mafia e a favore dei migranti mettendo le loro vite al servizio degli altri, anche a rischio della propria incolumità - ha dichiarato Basilio Rizzo, presidente del Consiglio Comunale di Milano –. È altrettanto importante che alcuni di loro siano di origine islamica, una scelta che abbiamo sostenuto con grande convinzione. Tutte queste persone sono esempi che ci aiutano a riflettere sulle reali emergenze che dobbiamo affrontare e su quali sono i veri valori da tutelare e rispettare”.

Sei i nomi dei Giusti a cui il prossimo 6 marzo verranno dedicati un albero e un cippo al Giardino del Monte Stella - area recentemente concessa in uso gratuito dal Comune all’Associazione Giardino dei Giusti di Milano che già ne cura le attività, allo scopo di valorizzarla con la realizzazione di nuove strutture:

Mehmet Gelal Bey
Attraverso il ricordo di questo uomo si vogliono ricordare tutti i Giusti ottomani che all’epoca del genocidio degli Armeni hanno rifiutato di stare dalla parte dei carnefici e hanno soccorso le vittime e testimoniato la verità anche a costo della propria vita. Gelal Bey, “vali” di Aleppo, tra il 1914 e il 1915 si oppose alla deportazione delle carovane di donne, vecchi e bambini, nel deserto di Der-es-Zor. Organizzò campi di raccolta per i profughi armeni che arrivavano a migliaia in città, predispose una rete di soccorso ai malati e di distribuzione del cibo. Aiutò molti a fuggire o a ricongiungersi con i familiari. Fu rimosso dall’incarico e trasferito a Konya. Anche qui si oppose agli ordini di deportazione. E di nuovo fu rimosso. Visse in povertà, carico di rimpianto per non essere riuscito a impedire lo sterminio del popolo armeno. La sua candidatura ha ricevuto il sostegno del Console Onorario d’Armenia, Pietro Kuciukan, della direttrice della Casa Armena di Milano, Marina Mavian e del presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, Baykar Sivazliyan .

Le donne e gli uomini della Guardia Costiera
L’opera di salvataggio svolta dalla Guardia costiera, da Lampedusa a tutte le coste italiane, potrebbe essere considerata un’attività relativa all’espletamento di un dovere professionale. In realtà le donne e gli uomini che si spendono per salvare i disperati in rotta verso le nostre coste, lo fanno con un senso di umanità e uno spirito di sacrificio che va ben oltre la semplice osservanza di un dovere, fino a mettere a repentaglio la propria incolumità.

Razan Zaitouneh e Ghayath Mattar
Razan e Ghayath hanno resistito con coraggio alla crudeltà regime siriano e al fondamentalismo opponendo alla violenza la propaganda pacifica e l’informazione veritiera su ciò che accade nel loro Paese. Entrambi hanno pagato un prezzo altissimo, l’uno con la vita e l’altra con la prigionia, la clandestinità e alla fine il rapimento da parte di bande estremiste, con sospetto coinvolgimento del regime, per questa scelta di civiltà che dovrebbe costituire un esempio per tutti gli uomini di buona volontà. La loro candidatura è sostenuta tra gli altri da Shady Hamadi, scrittore e attivista siriano, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e Lorenzo Cremonesi, corrispondente in Medio Oriente per il Corriere della Sera.

Rocco Chinnici
Rocco Chinnici, alto magistrato di Palermo assassinato dalla mafia il 29 luglio del 1983, ha per primo intuito l’importanza di agire con una strategia investigativa e un’organizzazione giudiziaria all’altezza della sfida, in modo lucido e organizzato. Ha costruito il nucleo del primo pool antimafia per seguire le tracce del denaro sporco nei santuari fino allora protetti anche all’estero e garantire l’assoluta impermeabilità dei magistrati alle pressioni dell’ambiente circostante, gravemente inquinato dalla mentalità e dalle ingerenze mafiose. Ha capito l’importanza del coinvolgimento dei giovani nel contrasto alla diffusione di quella mentalità e all’arruolamento nelle cosche, andando di persona a parlare nelle scuole a costo di togliere tempo e dedizione agli impegni familiari, a lui carissimi. La candidatura è sostenuta da Nando dalla Chiesa e da Don Luigi Ciotti di Libera, e da Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera.

Alganesh Fessaha
Cittadina italiana e milanese di origine eritrea, insignita con l’Ambrogino d’Oro nel 2013, presidente della Ong Gandhi, da anni si prodiga con disinteresse, spirito umanitario e spesso a rischio della vita, per assistere e spesso trarre in salvo da situazioni estremamente pericolose i profughi e in particolare eritrei, etiopi e sudanesi. A Lampedusa lo scorso anno ha assistito e soccorso i profughi salvati dal naufragio e in Nord Africa e Medio Oriente ha salvato altre centinaia di vite dal traffico di esseri umani.

15 gennaio 2015

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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