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Turchia condannata per omicidio Dink

storica sentenza della Corte europea

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Turchia per non aver protetto la vita di Hrant Dink, il giornalista di "Agos" ucciso nel 2007 dai nazionalisti turchi.

Ankara è stata giudicata colpevole anche di aver violato la libertà di espressione dell'intellettuale, condannandolo per il reato di "lesa turchicità" a causa delle sue battaglie per il riconoscimento del genocidio armeno.

Lo stesso Hrant Dink si era rivolto alla Corte europea dopo questa condanna: il tribunale ha accolto la sua denuncia e quella della famiglia, presentata dopo il suo assassinio, stabilendo che la Turchia ha violato l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che sancisce il diritto alla vita.

Per i giudici la Turchia non ha fatto nulla per impedire l'omicidio nonostante fosse al corrente dei piani e dell'identità degli assassini. Un'inchiesta ha stabilito le responsabilità delle forze dell'ordine turche, ma Ankara non ha istruito alcun processo contro di loro.

Il governo turco pagherà le spese legali e un risarcimento di 105.000 euro alla famiglia Dink.

13 settembre 2010

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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