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​Voci dall’altra riva del Bosforo

di Michel Marian

Michel Marian

Michel Marian Albin Michel

Che cosa significa il recente voto in Turchia per gli armeni del Paese e della diaspora? Quali novità vi sono nelle relazioni turco-armene nell'anno in cui si commemora il centenario del Metz Yeghern? Pubblichiamo di seguito la traduzione dell'articolo che il prof. Michel Marian, autore del saggio Le génocide arménien, ha pubblicato sull'ultimo numero di Nouvelles d'Arménie

Il centenario dell’aprile 2015 ha mostrato svariati progressi nella presa di coscienza e manifestazione pubblica della memoria del genocidio degli armeni in Turchia. Prima di tutto progressi in termini di spazio: le città dove si sono svolti riunioni e cortei sono state una trentina, contro la decina degli anni precedenti. Progressi in termini di chiarezza: in tutte queste manifestazioni è stato proprio nominato il genocidio. In termini di intensità: vicino a Dyarbékir ha avuto luogo una marcia nel perimetro esterno della città fino a un burrone che probabilmente fu teatro di un massacro. E progressi anche per quanto riguarda il pubblico, che si è nel tempo diversificato: il 22 aprile, la fondazione Anadolu Kültür organizzava un concerto dedicato alle vittime del 24 aprile 1915 e alla scomparsa di un popolo, con le musiche di tutte le comunità di questa regione, alla presenza di Fondazione Storia della Turchia e Dipartimento di Storia dell’Armenia moderna dell’UCLA, con significativi interventi sul trasferimento forzato dei bambini e la trasmissione della memoria armena attraverso le filastrocche. Progressi in termini numerici infine, dato che alla riunione di Istanbul hanno partecipato il doppio o il triplo dei partecipanti del 2014.

Una parte di questo aumento si deve all’arrivo facilmente riscontrabile di armeni di Istanbul, che fino ad allora erano stati un po’ in disparte, e particolarmente dei giovani di Nor Zartonk. Un’altra deriva dalla presenza, già percepibile l’anno scorso, ma ancora di più quest’anno, della diaspora e delle sue strutture come l’UGAB, gli hentchak (aderenti al Partito della ‘Campana’ di derivazione russa) come pure di organizzazioni intervenute ad hoc, come quella che è venuta dall’America a piantare un albero per i Giusti con l’associazione turca Durde. Si tratta di un cambiamento importante: gli armeni dell’interno non si nascondono più, mentre gli armeni della diaspora sono i benvenuti, e allo stesso modo è ben accolta, in Armenia, la delegazione dei giornalisti e intellettuali turchi, tra cui Cengiz Aktar. Ben inteso, ci sono state anche delusioni e frustrazioni. Si è dovuto procedere a spostare la sede della conferenza, e una cerimonia in memoria degli hentchak impiccati nel 1915 è stata annullata. Soprattutto, non è stato dedicato al genocidio alcun programma televisivo, salvo quello di Ali Bayramoglu, sulla rete curda.

Fermento politico

Tuttavia ogni anno è portatore di nuove progettualità, e in seguito alla fiaccolata verso le case dei deportati tenutasi il 24 aprile, si pensa ora di posare delle targhe commemorative. Questo fermento della società finisce per portare dei risultati sulla scena politica. Il HDP, il partito curdo, sul quale puntano molti democratici e che conta un candidato armeno eleggibile a Istanbul, ha messo in programma il riconoscimento del genocidio. Il CHP, partito kemalista, cerca una via di mezzo, da un lato sottoscrivendo con il potere una risposta forte al Parlamento europeo, dall’altra nominando un’armena, che nomina espressamente il genocidio, in cima alla lista di una circoscrizione di Istanbul. Inoltre l’organo di stampa di questo partito, il giornale Cumhuriyet, intitola il suo editoriale del 24 aprile «Mai più! » in lingua armena, e apre con un editoriale di Rakel Dink. Perfino l’AKP, dopo innumerevoli gesticolazioni diplomatiche, ha inviato per la prima volta un ministro alla funzione religiosa armena del 24.

Tra le evoluzioni che fanno ben sperare per l’avvenire, si deve anche rilevare, all’interno della diaspora turca, la fermezza delle dichiarazioni di Cem Ozdemir in Germania, e il raduno del 25 aprile a Parigi indetto dal collettivo del sogno comune, dell’ACORT e delle associazioni curde e alevite. In sintesi si registrano: un multiforme coinvolgimento dei democratici turchi, una progressiva penetrazione della memoria armena e della coscienza del genocidio nell’opinione pubblica, un fenomeno per cui i partiti si preparano a una gestione a lungo termine della questione armena, in modalità differenti che vanno dalla rassegnazione, all’opportunismo, alla persuasione.

Michel Marian, docente e autore de "Le génocide arménien"; tradotto da Carolina Figini

23 giugno 2015

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Metz Yeghern

il genocidio degli armeni

Nel quadro del primo conflitto mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Con esso il governo "dei Giovani Turchi", che ha preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal VII secolo a.C.
Nella memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell'Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo "dei Giovani Turchi".

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scrittore turco per i diritti delle minoranze