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Tribunale per la Cambogia rilascia leader Khmer

"è mentalmente inabile"

La cognata di Pol Pot e moglie del Ministro degli esteri dei Khmer rossi, che devastarono la Cambogia negli anni Settanta del Ventesimo secolo, non andrà sotto processo. È quanto ha stabilito la Corte istituita nel 2006 su pressione degli Stati Uniti per giudicare i responsabili del genocidio cambogiano. 

Ieng Thirith, 80 anni, è la donna che ha conseguito la carica più alta tra i Khmer rossi. Come tale è accusata di genocidio, tortura e altri orribili delitti. Il Tribunale che ha deciso il non luogo a procedere per inabilità mentale, causata da un sospetto Alzheimer, non ha però rinunciato alla sua giurisdizione. Ogni anno farà controllare Thirith da periti medici, e l'ex leader dovrà altresì riconsegnare il passaporto, rimanere sempre nel Paese e presentarsi alla Corte ogni volta che essa riterrà opportuno convocarla. 


L'accusata è laureata alla Sorbona e grande conoscitrice di Shakespeare. Insieme al coniuge e agli altri "grandi fratelli" comunisti che guidarono Pnomh Penh tra il 1975 e il 1978, impose al suo Paese un regime di terrore e fame con lo scopo di trasformare radicalmente la società rurale in un regime comunista avanzato ideologicamente e produttivamente. Nei gulag cambogiani perirono tra il milione e cinquecentomila e il milione e ottocentomila persone. 

17 settembre 2012

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Kmer Rossi

i "Grandi Fratelli" del genocidio in Cambogia

Il Genocidio avviene tra il 1975 e il 1978.
La Cambogia è un Paese del Sud-Est Asiatico confinante con il Vietnam. Colonizzato dai Francesi, nel 1953 diventa uno Stato indipendente sotto la guida del principe Norodom Sihanouk, rovesciata nel 1970 da un colpo di Stato del generale Lol Non, appoggiato dagli Stati Uniti. Dopo una dura campagna contro i comunisti e i vietnamiti presenti nel Paese, nel 1975 il potere passa ai Kmer Rossi, un piccolo gruppo di estrazione leninista popolare soprattutto nelle zone rurali del nord, che proclama la Repubblica della Kampucea Democratica.

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