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Genocidio Rohingya

Il lento genocidio contro il popolo dei Kachin in Myanmar

Proponiamo di seguito la traduzione dell'articolo ‘Slow genocide’: Myanmar’s invisible war on the Kachin Christian minority, pubblicato dal Guardian il 14 maggio 2018, con un aggiornamento il giorno successivo, che descrive, purtroppo, un nuovo massacro di cristiani Kachin.

 


Il MOAS mantiene accesa una speranza per i Rohingya

"Ci impegneremo affinché nessun bambino, nessuna donna e nessun uomo si senta abbandonato o perda la vita in mare su mezzi insicuri". Il MOAS riposiziona la Phoenix nel mare delle Andamane per condurre un monitoraggio indipendente della durata di un mese prima dell’arrivo della stagione monsonica, per acquistare maggiore conoscenza dello scenario operativo nella regione, tenendosi pronti a rispondere ad eventuali emergenze SAR con un team di professionisti del settore a bordo.


Una speranza per i Rohingya

La comunità Rohingya forzatamente sfollata in Bangladesh ha dovuto affrontare viaggi pericolosi, via mare o terra. In tutti i casi ci sono stati decessi, a dimostrazione che chi si trova veramente in pericolo fa tutto il possibile per salvare la propria famiglia e per dare ai propri figli un futuro migliore. Per questo, non possiamo ignorare la violenza e gli abusi ovunque essi si verifichino


Rohingya, ci sono tutte le avvisaglie di un genocidio

"L'autodeterminazione nazionale non è una licenza per attaccare le minoranze, ma sostenendo questo diritto, la comunità internazionale può avere offerto un incentivo almeno implicito per la catastrofe in corso nel Myanmar". L'analisi di Amanda Taub sul New York Times


Nessuno merita di morire in mare. Ma nemmeno sulla terraferma.

Dall’altra parte del mondo, in un’area compresa fra il Myanmar e il Bangladesh, con la frontiera a fare ancora una volta da ponte fra salvezza e persecuzione, una minoranza musulmana poco conosciuta tenta di sopravvivere agli stenti e alle violenze.


Desmond Tutu scrive ad Aung San Suu Ky

In una lettera aperta indirizzata ad Aung San Suu Kyi, l'arcivescovo emerito e Premio Nobel per la pace Desmond Tutu rimprovera il silenzio di "The Lady" sulla questione Rohingya, chiamando la consigliera a intervenire in questa crisi e riportare il popolo sulla via della giustizia e della rettitudine.


Genocidio Rohingya

la tragedia del "popolo senza Stato"

Quella dei Rohingya, in Birmania, è la storia di una delle popolazioni più perseguitate al mondo. Originari del Rakine, territorio della Birmania occidentale al confine con il Bangladesh, sono di religione musulmana, e non sono riconosciuti da alcun Paese. Il casus belli che ha portato agli scontri del 2012 è stato lo stupro e l’uccisione di una giovane donna buddista; l’escalation di violenza che ne è derivata ha portato a morti e dispersi, oltre che al saccheggio e alla distruzione di interi villaggi. Dagli scontri del 2017 con l’esercito birmano è nata invece un’operazione di pulizia etnica, con una conseguente forte ondata migratoria che ha coinvolto tutti i Paesi limitrofi.

Multimedia

Manta Ray

di Phuttiphong Aroonpheng, 2018