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Chi ha interesse a negare il genocidio in Ruanda oggi?

editoriale di Françoise Kankindi

Sono nata già profuga in Burundi dove i miei genitori si erano rifugiati dopo i primi massacri dei Tutsi nel mio Paese, nel ‘54. Questa condizione la condividevo con gli altri ragazzi ruandesi i cui genitori si erano rifugiati in Uganda, ex-Zaire, Kenya, Tanzania fino in Europa. Non capivamo per quale motivo i diritti più elementari quali la cittadinanza, l’accesso alle scuole statali, il lavoro, ci erano negati ma nessuno ce ne parlava. Sul nostro documento di viaggio (in quanto apolidi non avevamo diritto a un passaporto) era scritto che potevamo andare dovunque tranne nel nostro Paese d’origine, il Ruanda.


Nel 1990, stanchi di non avere un futuro, abbiamo tutti aderito al Fronte Patriottico Ruandese per poter ritornare in Patria. La guerra è durata 4 anni, il governo ruandese piuttosto che accettare gli accordi di Arusha che lo costringevano a riconoscerci come cittadini ruandesi, preferì organizzare il nostro sterminio al quale nel ‘94 tutto il mondo ha assistito con sgomento e orrore purtroppo senza intervenire per porvi fine.
Oggi assistiamo con rabbia e impotenza al negazionismo dilagante dei sistematici massacri culminati nel genocidio deliberatamente e scientificamente organizzati dai governi passati ruandesi ai danni della minoranza tutsi. Così come in passato tali massacri venivano giustificati dal governo che li aveva architettati, oggi gli autori del genocidio fanno di tutto per negare gli orrori che hanno commesso davanti agli occhi del mondo intero. Purtroppo non sono gli unici ad aver interesse a negare l’evidenza, anche il governo francese che ha fornito loro pieno appoggio fa di tutto per stravolgere la storia.


La storia ci ha sempre fatto assistere a tentativi di negare le malefatte commesse da governi senza scrupoli, il genocidio armeno è un caso emblematico: il governo turco continua a negarlo. Oggi in Turchia sono in vigore leggi che puniscono chi ne parla, giornalisti vengono uccisi e da anni lo stesso governo pone il veto all’ONU di riconoscere una pagina così importante della storia dell’umanità. Purtroppo la stessa cosa sta succedendo per il genocidio dei Tutsi in Ruanda. Benché l’ONU abbia riconosciuto tale tragedia, non fa nulla per fermare i negazionisti, anzi l’ultimo Mapping report dalla sua Commissione dei Diritti Umani ha fornito la giustificazione morale a chi nega i fatti del ’94 mettendo quasi sullo stesso piano gli assassini e le vittime.


Non si può assistere passivamente a tale fenomeno in quanto premessa al ripetersi di tragedie simili, alla faccia del “mai più” sancito dalla Convezione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio approvata dall'Onu nel 1948. L’umanità deve a se stessa una legge contro chiunque neghi genocidi perpetrati contro intere popolazioni, i fatti storici devono essere messi al di sopra di ogni manipolazione in quanto base per un futuro migliore.

Françoise Kankindi, Presidente di Bene-Rwanda Onlus

Analisi di Françoise Kankindi, Presidente di Bene-Rwanda Onlus

28 aprile 2011

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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