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Due ergastoli per il genocidio del Ruanda

sentenza del tribunale internazionale di Arusha

Matthieu Ngirumpatse ed Edouard Karemera sono stati condannati al carcere a vita dalla Corte internazionale per i crimini del Ruanda istituita dall'Onu in Tanzania per giudicare i responsabili del genocidio del 1994. 

Per i giudici i due, che all'epoca dei massacri erano funzionari del partito al potere, facevano parte di "un'associazione a delinquere" per sterminare i Tutsi


Ngirumpatse e Karemera secondo il Presidente della Corte Dennis Byron hanno avuto "responsabilità maggiori" nel genocdio. Non solo hanno approvato ordinativi di armi per le milizie Interahahwe, ma la loro condotta "ha avuto per logica e prevedibile conseguenza" stupri su ragazze e donne tutsi commessi da miliziani e soldati.    


Settimana scorsa il Tribunale aveva ridotto la pena a Theoneste Bagosora dall'ergastolo a 35 anni di carcere, suscitando polemiche tra i ruandesi. 

21 dicembre 2011

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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