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Il Ruanda rimprovera la Francia per aver consentito il genocidio del 1994

secondo un rapporto richiesto dal governo ruandese la Francia ha "reso possibile" il genocidio

Il Memoriale del genocidio in Ruanda a Kigali

Il Memoriale del genocidio in Ruanda a Kigali

Secondo un rapporto commissionato dal governo ruandese e pubblicato lunedì, la Francia ha una responsabilità "significativa" per "aver reso possibile un genocidio prevedibile" nel 1994. Il rapporto di 600 pagine era stato richiesto nel 2017 e si basa su un'ampia gamma di fonti sia da parte del governo sia da parte delle organizzazioni non governative.

Il rapporto ruandese arriva a meno di un mese dalla pubblicazione di un rapporto intitolato La France, le Rwanda et le genocide des Tutsi (1990-1994), richiesto dal presidente francese Emmanuel Macron nel 2019 e presentato il 26 marzo 2021. In questo resoconto, un gruppo di storici ha valutato le responsabilità della Francia nell'aver chiuso un occhio sui preparativi del genocidio.

Il rapporto pubblicato in Ruanda afferma che, nonostante la mancanza di prove della partecipazione diretta dei francesi all'uccisione dei tutsi, il "governo francese non era cieco" né inconsapevole e che ci sono prove del suo "sostegno incondizionato al governo ruandese, nonostante la consapevolezza dei funzionari francesi dei ripetuti massacri dei tutsi, della loro progressiva disumanizzazione e dell'inasprimento dell'estremismo in Ruanda facilitato dal sostegno francese al governo ruandese".

Tra il 1990 e il 1994, la Francia aveva proprie truppe in Ruanda nell'ambito di un'operazione militare sostenuta dalle Nazioni Unite nel paese, indipendente dal 1962. Secondo il rapporto commissionato dal governo, nonostante i segni premonitori di un imminente genocidio, l'ex presidente francese François Mitterrand e la sua amministrazione continuarono a sostenere il governo del presidente Juvénal Habyarimana per rafforzare gli interessi e l'influenza della Francia in Ruanda.

Il rapporto accusa la Francia anche per aver successivamente coperto il proprio ruolo nel genocidio nascondendo documenti di grande rilevanza per il Ruanda "con un ostruzionismo pianificato per 27 anni".

La diffusione simultanea dei due rapporti arriva in un momento delicato per le relazioni tra Francia e Ruanda. Fino a poco tempo fa, diversi casi giudiziari riguardanti il ​​genocidio tutsi avevano inasprito i rapporti tra i due paesi, che ora stanno compiendo sforzi per ristabilire il loro legame diplomatico. Dal 2018, il presidente ruandese Kagame ha visitato la Francia in più di una volta; nel 2018, il presidente Macron ha nominato l'ex ministro degli esteri ruandese Louise Mushikiwabo a capo dell'Organizzazione internazionale della Francofonia, una coalizione di paesi francofoni in tutto il mondo.

Un funzionario dello staff di Macron ha detto che il rapporto ruandese è un "passo decisivo", mostrando "la volontà espressa dalle autorità ruandesi di scrivere una storia condivisa" e guardare a un futuro comune. Il ministro degli Esteri ruandese Vincent Biruta ha detto che questo rapporto contribuisce “alla riconciliazione tra i due paesi”.

22 aprile 2021

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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