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"Il Ruanda vuole vivere"

Gabriele Nissim intervista Yolande Mukagasana

Un fotogramma dell'intervista

Un fotogramma dell'intervista

La sopravvissuta al genocidio ruandese racconta la costruzione di un Ruanda pacifico a 17 anni dalle peggiori atrocità.
Per la scrittrice i giovani sono il futuro, è a loro che bisogna dedicare gli sforzi di educazione alla pace creando un Giardino dei Giusti a Kigali, dove onorare chi ha rischiato la vita per salvare Tutsi e Hutu moderati e chi ha lottato per la verità e contro il negazionismo.




1 marzo 2011

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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curatrice ruandese, sfruttando la superstizione salvò dozzine di Tutsi dal genocidio