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Ruandese condannata per genocidio e stupro

organizzò massacri e represse gli oppositori

l Tribunale internazionale per il Ruanda ha condannato l'ex Ministro ruandese della condizione femminile Pauline Nyiramasuhuko all'ergastolo per genocidio e stupro. Si tratta della prima donna ruandese dichiarata colpevole di genocidio, ma non della prima donna giudicata da questa corte. 

L'ex Ministro, insieme con il figlio e quattro gerarchi, organizzò massacri e violenze sessuali contro donne e ragazze durante il genocidio del 1994. Inoltre partecipò attivamente all'istituzione delle milizie incaricate di sterminare i Tutsi. 

I crimini furono commessi per lo più nella regione di Butare, un tempo abitata sia dagli Hutu che dai Tutsi e dove pertanto si registrarono episodi di resistenza. Il governo di cui la Nyiramasuhuko faceva parte allontanò un ufficiale che si opponeva al genocidio. L'uomo in seguito sparì senza lasciare traccia. 


(Foto di Configmanager)

24 giugno 2011

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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La storia

Mbaye Diagne

Il capitano senegalese ONU che cercò di fermare il genocidio in Ruanda