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Parlare di genocidi in Israele

intervista ad Yair Auron

Yair Auron è uno storico israeliano, specializzato in studi sull’Olocausto e sui genocidi. Professore alla Open University in Israele, Auron è anche autore di diversi libri e pubblicazioni sul genocidio armeno, e lo scorso maggio ha ricevuto per questo il Premio Presidenziale della Repubblica d’Armenia.
Lo abbiamo intervistato alla vigilia della conferenza internazionale “The Study of the Shoah and Genocide - 20th Commemoration of the Rwanda Genocide”, prevista per il 4-5 novembre alla Open University, alla quale parteciperà anche Gabriele Nissim con l’intervento “Il valore universale dei Giusti e l’educazione alla responsabilità personale e alla prevenzione dei genocidi”.

Com’è nata l’idea di questa conferenza?

Innanzitutto, sono molto orgoglioso di questa iniziativa. Il programma è andato addirittura oltre le mie aspettative. Ma quello che è importante sottolineare è che saranno presenti anche personalità provenienti dal Rwanda, che vogliono risvegliare le coscienze sul genocidio del 1994. Questo per me è fondamentale. Lo scorso anno sono andato in Rwanda per preparare la conferenza; ho parlato con diverse persone per conoscere le loro opinioni e aspettative su questa iniziativa.
Non è la prima volta che in Israele si organizza una conferenza sul genocidio in Rwanda, ma in passato non ci sono mai stati testimoni diretti a prendere parte agli incontri. Questo perché nessuno si confrontava prima con loro, la loro sofferenza, le loro aspettative.
Quello che mi preme dirle, che voglio enfatizzare, è che per la prima volta nella storia avremo in Israele una conferenza internazionale per discutere con i testimoni di quel genocidio. E per parlare del futuro.
Per i prossimi mesi abbiamo in programma altre importanti iniziative, come la conferenza del novembre 2015 in occasione del centesimo anniversario del genocidio armeno. Questo è importante anche dal punto di vista accademico. La Open University è l’unica università di Israele che ha un corso dedicato ai genocidi. Tutte le altre insegnano unicamente l’Olocausto. Noi abbiamo scelto di non parlare solo della Shoah, perché questo è un episodio che è accaduto direttamente a noi ebrei. L’Olocausto è certamente un evento universale, ma non dobbiamo dimenticarci della sofferenza che hanno provato anche altre persone. È da oltre 20 anni che mi batto per questo, e ne sono molto orgoglioso.

Ha dovuto affrontare resistenze in passato per iniziative su altri genocidi e non solo sull’Olocausto?

Il sistema universitario è molto rigido, e io ho dovuto rispettarlo. Nel 1994 mi è stato chiesto dal consiglio dei docenti quale fosse il senso della discussione sul movimento sciita. E io ho risposto che lo scopo era parlare ai ragazzi dei genocidi e delle loro cause. Sempre nel 1994 ho iniziato a raccogliere materiali sul genocidio in Rwanda. Poco più tardi, mi è stata negata la possibilità di aprire un nuovo corso su questo argomento. Ora, vent’anni dopo, sono riuscito a tornare a quel progetto, e il prossimo anno inizierà un programma su questo genocidio! Programma che andrà ad aggiungersi ai due corsi già esistenti. Alla Open University insegniamo infatti la Shoah e i genocidi nel mondo. Nel 2006-2007 ho iniziato un corso chiamato “Genocidi” con 70 studenti, e oggi questo stesso corso, il più grande nel mondo, conta circa 2500 iscritti all’anno.

Lei pensa che parlando degli altri genocidi, e non solo della Shoah, si possa minimizzare l’importanza delle vittime dell’Olocausto?

No, dico il contrario. Noi abbiamo un obbligo nei confronti dei Paesi e della comunità internazionale di ricordare quanto è accaduto in passato. Per aiutare le persone a capire, bisogna parlare anche della sofferenza del popolo rwandese e di quello armeno.
Questo non significa minimizzare l’importanza della Shoah, perchè questa ci mostra l’importanza della vita umana. E tale valore è lo stesso per gli ebrei, i rom, gli armeni, i rwandesi..e anche i palestinesi. Perché la vita umana è uguale per tutti.

In questo contesto, pensa sia importante onorare i Giusti per tutti i genocidi?

Certo! È per questo che, quando Gabriele Nissim mi ha chiesto di aprire una sede di Gariwo in Israele all’interno della Open University, ho subito risposto positivamente. Yad Vashem onora i Giusti che hanno salvato gli ebrei durante l’Olocausto, ma ci sono anche state persone che hanno soccorso i rom e gli omosessuali, e persone che in Rwanda hanno salvato i Tutsi dalla violenza Hutu.
Onorare tutte queste figure esemplari è inoltre un modo per dare importanza ai Giusti della Shoah, mostrando che il loro valore è universale.

a cura di Martina Landi, Redazione Gariwo

31 ottobre 2014

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Rwanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Rwanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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