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“Senza odio né vendetta”

la storia di Alain e Dafroza Gauthier

Alain e Dafroza Gauthier sono due “cacciatori di genocidi”, sulle orme di Simon Wiesenthal. Da più di 13 anni dedicano infatti la loro vita alla ricerca di prove e testimonianze per rintracciare e portare davanti alla giustizia gli artefici del genocidio in Rwanda del 1994 oggi nascosti in territorio francese.

Al momento la coppia, che vive in Francia, dispone di 25 fascicoli, tra cui quello di Pascal Simbikangwa, appena condannato a 25 anni di carcere dalla Corte di Parigi. “Negano sempre - raccontano i coniugi - hanno cancellato completamente quella parte della loro vita. Sono costretti a farlo, altrimenti finirebbero in una casa di cura. Non si può vivere con un crimine del genere”.

Dafroza è rwandese, e ha perso gran parte della sua famiglia durante il genocidio. Insieme al marito Alain ha deciso di mettersi sulle tracce dei carnefici perché gli assassini devono essere giudicati, "lo dobbiamo alla storia e alle vittime. È il nostro turno - ricorda Dafroza - come esseri umani e come sopravvissuti, per reclamare giustizia. Se non lo facciamo noi non lo farà nessuno, e nessuno pagherà per quello che è successo”.

Tutto è iniziato nel 2001, quando Dafroza ha assistito a Bruxelles al processo contro quattro rwandesi accusati di crimini contro l’umanità per i massacri del 1994. Qui la coppia ha incontrato i membri di un’associazione dedicata alla ricerca dei fuggitivi rwandesi residenti in Belgio, e ha deciso di continuare questo lavoro anche in Francia - fondando il Collective of Civil Plaintiffs for Rwanda, che permette loro di avere anche un supporto legale alle loro indagini.

Indagini che, almeno una volta al mese, li conducono a Kigali. Una volta acquisiti i primi indizi in Francia, infatti, la coppia si reca in Rwanda per cercare ulteriori prove e ascoltare i testimoni.

Uno degli uomini ritrovati dai Gauthier è stato anche condannato dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda, creato dalle Nazioni Unite per giudicare i colpevoli del genocidio. Oggi è difficile sapere quanti siano i carnefici nascosti in territorio francese, ma secondo Dafroza sono almeno 100. “Anche se - ricorda la donna - fino a che non riusciremo ad avere tutti i nomi, sarà difficile stabilirlo”.

In questi 13 anni, la coppia ha raccolto informazioni e ricostruito i possibili crimini di 25 persone - alcune ricercate anche dal Rwanda, dall’Interpol e dal Tribunale - che ormai sono diventati rispettabili cittadini francesi: dottori, preti, politici e prefetti.

“Lo facciamo senza odio né vendetta - racconta Alain - come diceva il ‘cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal”.

26 marzo 2014

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Rwanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Rwanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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