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Gli italiani vittime del terrore rosso

collaborazione tra Gariwo e il Centro Nomi Restituiti

Il logo del Centro Nomi Restituiti

Il logo del Centro Nomi Restituiti

Gli italiani vittime del terrore rosso
intervento del giornalista Francesco Bigazzi

Il Centro Nomi Restituiti di San Pietroburgo ha deciso di collaborare con il Giardino dei Giusti nel tentativo di ricostruire il destino di tutti gli italiani, compreso i sovietici di origine italiana, che sono rimasti vittime del Terrore Rosso. Il presidente del Centro, Anatoly Razumov, ha invitato centinaia di migliaia di collaboratori sparsi in tutte le città dell’immenso territorio russo a fornire indicazioni precise su tutte le vittime italiane del terrore stalinista.
Per la prima volta sarà possibile ricostruire il destino - in molti casi ritrovare i luoghi di sepoltura - non solo degli emigrati politici italiani, in maggioranza comunisti, rimasti vittime dei terribili ingranaggi del Terrore Rosso, ma anche delle piccole minoranze italiane che si erano stanziate in Russia nel corso dei secoli (Italiani di Crimea, Moldavia, Carpazi, San Pietroburgo, Kazakhistan e molti altri luoghi).

Il Centro Nomi Restituiti, che si avvale della collaborazione spontanea e gratuita di milioni di persone intenzionate a scoprire la verità sulla fine tragica dei loro cari, ha già svolto un lavoro straordinario: è stata compilata una lista, in continuo aumento, di oltre cinque milioni di nomi, di altre cento nazionalità, annientate dalla mostruosa macchina del terrore sovietico. Questa lista contiene già centinaia di nomi italiani, sia emigranti politici che discendenti di emigranti (artisti, contadini, piccoli imprenditori, operai), scomparsi nel terrore staliniano. Questi nomi verranno estrapolati e pubblicati, con tutti i dettagli trovati, nel sito del Giardino dei Giusti. 

Da parte sua il presidente Razumov ha chiesto il nostro aiuto per “concludere”, in alcuni casi, la ricerca. Il Centro vorrebbe avere maggiori dati sul destino di quegli italiani che, sopravvissuti alla prigione ed ai GULag, sono rientrati in Italia.
Esistono già numerose liste di Italiani che hanno trovato una morte terribile nel primo Stato dei Soviet. Dante Corneli, Romolo Caccavale, Elena Dundovich e Francesca Gori, Francesco Bigazzi e Giancarlo Lehner, hanno già elaborato delle liste con la descrizione della sorte di alcune vittime. Una tragedia che, secondo i dati trovati fino ad oggi, ha coinvolto oltre 1.300 nomi. Dalle ricerche del Centro - i nomi italiani “ritrovati” saranno confrontati con quelli già esistenti - il numero degli italiani scomparsi in Urss è notevolmente superiore. È molto importante il fatto che, della maggior parte di loro, sarà possibile ritrovare il luogo di sepoltura e stabilire quali fossero le loro accuse.

28 dicembre 2010

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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