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Gli spagnoli nel GULag

repubblicani e franchisti detenuti in Kazakistan

Il Presidente kazako Nursultan Nazarbayev ha consegnato al premier spagnolo Mariano Rajoy due volumi di documenti riguardanti 152 spagnoli rinchiusi in un GULag in Kazakistan negli anni ’40.

La presenza di “molti” spagnoli repubblicani nei campi di concentramento stalinisti era stata ammessa e confermata da Mosca già nel 1992, ma prima d’ora nessuna repubblica ex sovietica aveva mai consegnato a Madrid la documentazione ufficiale su questi prigionieri.

Gli spagnoli detenuti nei GULag erano sia franchisti che repubblicani. I franchisti erano arrivati in Russia per combattere con l’esercito di Hitler, ed erano stati catturati e internati nei diversi GULag del territorio sovietico. I repubblicani invece erano giunti a Mosca per fuggire da Franco dopo la guerra civile; la metà di loro si integrò nel sistema sovietico, mentre gli altri furono rinchiusi insieme ai divisionari. “Il cambiamento determinante - spiega Secundino Serrano, docente di storia - fu l’invasione dei nazisti nel 1941. Da quel momento tutti gli stranieri diventavano sospetti se non firmavano, volontariamente, la richiesta di rimanere nell’Unione Sovietica ed entrare nel sistema”.

Antonio Leira e José Garcìa, un aviatore e un marinaio, finirono al campo di Kok-Usek, conosciuto come “Valle Verde”. Passarono cinque anni in un GULag di 300 metri per 200, separato dall’esterno da tre linee di filo spinato, sorvegliato da quattro guardiole con soldati annoiati e cani addestrati per impedire una possibile fuga. Chi riusciva a scappare veniva tradito dal paesaggio desolato: i prigionieri erano puntini neri nel bianco della neve.

I detenuti erano quasi mille, tra donne, uomini e bambini di diverse nazionalità.
Gli internati in migliori condizioni di salute lavoravano nella miniera: un’ora di cammino all’andata all’alba contro il vento gelato, un’altra al ritorno al calar del sole a più di 50 gradi sotto zero. Ai pasti, una ciotola di zuppa di cavolo prima di uscire e un’altra al ritorno, con 450 grammi di pane bagnato. Chi riusciva a farsi assegnare ai lavori dell’orto, a volte riusciva a rubare qualche patata.

A Kok-Usek gli spagnoli erano prigionieri fantasma, perché non era consentito loro comunicare con Madrid, una dittatura nemica. I detenuti riuscivano però a far avere loro notizie alle famiglie quando qualcuno - soprattutto ebrei tedeschi e austriaci - veniva liberato.

Leira e Garcìa vennero separati durante la loro detenzione. Si rividero solo quando si imbarcarono sul Semiramis, a Odessa, il 2 aprile 1954 per lasciare l’Unione Sovietica. Il loro legame continuò a essere forte negli anni seguenti, e i due uomini non persero mai del tutto i contatti.

Secondo le stime degli esperti, circa 300 repubblicani e 450 franchisti della Divisione Azzurra passarono per i campi dell’Unione Sovietica. Oltre ai marinai e agli aviatori, anche diversi niños de la guerra - bambini della guerra, ovvero i circa 2900 giovani inviati a Mosca durante la guerra civile - furono detenuti nei GULag sovietici. A 94 anni, uno dei superstiti ha ancora vivo il ricordo della sua detenzione, ma è restio a raccontarlo. “A volte - spiega l’uomo a El Pais - ci sono cose di cui non si ha voglia di parlare”. E tace.

8 ottobre 2013

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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