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Intervista a Rudolf Barbetti

discendente di una vittima italiana dello stalinismo

Il giornalista Francesco Bigazzi ha avuto una lunga conversazione con Rudolf Barbetti, nipote di italiani che erano riusciti ad affermarsi nella San Pietroburgo imperiale, ma che in seguito furono definiti "nemici del popolo" e caddero vittime delle purghe sovietiche. 


“Mio nonno è stato arrestato nel 1937 e subito dopo fucilato. La sua prigione, come abbiamo appreso solo recentemente, era stata la Bolshoj Dom (La Casa Grande), ossia la sede dell’ NKVD, del KGB e così via. In famiglia era proibito parlarne. Per carità… non riguardava soltanto noi, è stata una caratteristica della nostra generazione. Fa parte addirittura del patrimonio genetico dei nostri figli fino al punto che, quando ho detto in famiglia che andavo a parlare con Lei, mi hanno risposto: 'Stai attento, ti prenderanno all’entrata o all’uscita!'. Capisce? È nei geni, nel subconscio. I nostri genitori ci rimproveravano: 'Perché parli così forte? Eppure eravamo nel nostro appartamento!". 


"Proprio quando ho iniziato a lavorare nell’amministrazione comunale ho avuto accesso ad altri particolari riguardanti mio nonno. Fu condannato e fucilato perchè accusato d’aver aderito alla corrente di Trotzkij – Zinoviev. Allora sapevo già che era stato riabilitato nel 1956, ma la conferma ufficiale è arrivata solo nel 1991. Mi sono rivolto ad un legale che lavorava nella stessa amministrazione e gli ho chiesto: "Che cosa devo fare? Come faccio a trovare qualcuno?".
Mi ha consigliato di inviare una lettera al capo dell’ FSB (successore del KGB) chiedendo il permesso di consultare i documenti relativi al caso di mio nonno. Ho inviato la lettera nel 1991 e, non molto tempo dopo, ho ricevuto il nulla osta per recarmi alla Bolshoj Dom e consultare tutto il dossier.
Dopo mi sono rivolto al Consolato Italiano chiedendo un incontro con qualcuno in grado di aiutarmi a trovare delle informazioni sui parenti italiani del nonno. Consultando i materiali del processo, infatti, ho trovato alcuni nomi. Mi hanno risposto che il Consolato non si occupa di questo genere di cose. 'Ebbene', ho pensato. 'Agli italiani non interessa'. Mi sono rivolto allora al rappresentante del MID (Ministero degli Affari Esteri) a San Pietroburgo. 'Lo hanno fucilato per sbaglio! Aiutatemi a trovare le mie radici italiane!'. Era il 1998. Dopo poco tempo ho ricevuto la risposta in cui mi si comunicava che il problema non è di loro competenza.
A questo punto mi sono rivolto direttamente al Ministro degli Affari Esteri, Ivanov e al direttore dell’ FSB, che allora era Putin. La risposta è stata sempre uguale: 'Non e’ di nostra competenza'".

29 agosto 2011

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Cimitero-Memoriale di Levashovo

Cerimonia per le vittime italiane del GULag

GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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