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​L'altro Olocausto

di Dario Fertilio

"Li fecero viaggiare dentro carri merci sigillati, le loro cose viaggiavano a parte, presero con sé soltanto da mangiare, quello che avevano a portata di mano. A una delle stazioni di transito, scriveva la mia amica, erano stati fatti salire sul convoglio i padri. Quel giorno ci fu gran gioia, e grandi lacrime in quei carri merci... Più di un mese viaggiarono: le linee ferroviarie traboccavano di convogli pieni, da tutto il Paese... Giacevano uno appiccicato all'altro, come le acciughe, neanche i pancacci c'erano, nei vagoni bestiame. I malati morirono durante il viaggio, non arrivarono a destinazione, si capisce. Ma l'importante è che gli davano da mangiare: ai nodi ferroviari, un secchio di brodaglia per tutti e duecento grammi di pane per uno".

Forse, leggendo queste righe, avrete l'impressione di averla già sentita, questa storia. Una delle tante estratte dall'archivio della memoria, ogni 27 gennaio.

Il fatto è, però, che i fatti sopra riportati non avvennero nel 1942, ma circa un decennio prima. E il luogo dove si svolsero non fu il Reich di Hitler, ma l'Unione Sovietica di Stalin.

Tutto, nella preparazione e deportazione delle vittime, come vengono descritte nel brano di Vasilij Grossman, sembra annunciare i metodi che avrebbero impiegato i nazisti per mettere in atto l'Olocausto. Al posto delle camere a gas, il regime comunista preferì ricorrere alla fame di massa. Una volta espropriati del frutto del loro lavoro, i contadini ucraini, i "ricchi kulaki" (dove per rientrare nella categoria bastava possedere un solo maiale) vennero lasciati nelle loro izbe, a mangiare erba o, impazziti, ad addentare le gambe delle sedie di cucina. Gli altri vennero deportati in in aree gelide e desolate della Siberia. E fu l’Holodomor, il genocidio ucraino. Cinque milioni di morti, secondo le stime dello storico Robert Conquest. Una cifra che richiama, in modo significativo e sinistro, quella della Shoah.

Ma non sono soltanto le somiglianze materiali fra i due eventi, e le inaudite sofferenze delle vittime innocenti, che devono spingerci a ricordare l’Holodomor, precisamente nel Giorno della Memoria. Anche se i due eventi sono entrambi unici nella loro natura e molto diversi nella concezione ideologica - sterminio di razza, l'uno, sterminio di classe, l'altro - il paragonarli ha un significato morale. Popolo ebraico e popolo ucraino sono fratelli nella sofferenza, ed è giusto che quando si commemorano le vittime dell’Holodomor - ogni quarto sabato di novembre - o tutte quelle provocate dal comunismo - il Memento Gulag del 7 novembre - una invisibile mano ucraina ne stringa simbolicamente una ebraica. Quasi che i due popoli siano portatori di una speciale elezione nel dolore.

D'altra parte, l'accecamento collettivo del totalitarismo prima o poi recede e scompare. E il tempo porta infine alla luce le risposte giuste.

Dice la testimone evocata prima da Grossman: "Adesso, quando ricordo l'abolizione dei kulaki, vedo tutto in modo diverso. L'incantesimo è passato. Vedo in loro degli uomini. Perché mi ero tanto indurita? Come soffriva la gente, quante gliene facevano! E io a dire: non sono uomini questi, è solo kulakaglia. E poi rivango, rivango, e penso: chi ha inventato quella parola: kulakaglia? Che sia stato Lenin? Quale tormento si è addossato! Per ucciderli, si è dovuto spiegare che i kulaki non erano uomini. Sì, come quando i tedeschi dicevano: i giudei non sono uomini. Allo stesso modo Lenin e Stalin: i kulaki non sono uomini. Ma questa è una menzogna. Uomini! Uomini erano. Ecco ciò che principiai a capire. Tutti uomini".

Perciò nessuno siede più in alto di un altro, nel tempio della Memoria. Tutti sono fratelli.  

Dario Fertilio, giornalista e scrittore

Analisi di Dario Fertilio, giornalista e scrittore

26 gennaio 2016

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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