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"La condanna a Khodorkovsky è una farsa"

lo dichiara un'assistente del giudice

La seconda condanna di Mikhail Khodorkovsky che lo costringerà in carcere fino al 2012 sarebbe una farsa. Lo denuncia Natalya Vasilyeva, portavoce della corte e assistente del giudice del caso, Viktor Danilkin.

Vasilyeva ha spiegato in un’intervista trasmessa che il magistrato non ha mai scritto il verdetto e che lo ha letto contro la sua volontà. La condanna sarebbe stata imposta da autorità russe che temevano che la pena decisa dal giudice sarebbe stata troppo lieve. Secondo agenzie di stampa russe, Danilkin ha detto che i commenti dell’assistente sono solo calunnie.

Il Giudice di Khodorkovsky ubbidì a un ordine, BBC, 14 febbraio 2011 (In inglese)

27 dicembre 2010
Khodorkovsky dichiarato di nuovo colpevole
proteste fuori dal Palazzo di Giustizia


L'ex ologarca Mikhail Khodorkovsky è stato dichiarato colpevole dai giudici nel secondo processo per frode. Era accusato di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro, in relazione al presunto furto di 350 milioni di tonnellate di petrolio dalla compagnia che i due imputati - alla sbarra vi era anche il socio Platon Lebedev - dirigevano (equivalente all’intera produzione di sei anni), una quantità ridotta di quasi un terzo al termine del processo.

I giudici non hanno ancora annunciato a quanti anni sarà condannato il 47enne. I pubblici ministeri avevano chiesto altri sei anni di carcere. Mentre veniva letta la sentenza, fuori del Palazzo di Giustizia centinaia di persone manifestavano per la sua assoluzione e denunciavano le accuse contro di lui come politicamente motivate. "Ognuno di noi può diventare un Khodorkovsky" recitava uno dei loro striscioni.

8 novembre
"Sono pronto a morire per le mie idee"
ultima udienza di Khodorkovsky

L'ex oligarca è stato interrogato per la seduta conclusiva del suo secondo processo. Ha dichiarato: "Chiediamoci: cosa passa per la testa [...] di una persona normale [...] che guarda il nostro processo sapendo che il risultato è assolutamente scontato? La conclusione ovvia di una persona pensante è agghiacciante nella sua cruda semplicità: la burocrazia puà fare qualsiasi cosa [...]. La persona che si scontra con 'il sistema' non ha alcun diritto [...].

Non sono affatto una persona idealista , ma sono una persona che ha un'idea. Per me, come per chiunque, è dura vivere in prigione e non voglio morirvi. Ma se necessario, non esiterò. Sono pronto a morire per ciò in cui credo."

Memorial Italia ha riportato sul suo sito internet il testo integrale dell'intervento in tribunale.

La vera colpa di Khodorkovsky, di Andreé Glucksman, Corriere della Sera, 1 novembre 2010

19 maggio
In Russia i Gulag sono eterni
sciopero della fame per Khodorkovsky
L'ex magnate del petrolio russo Mikhail Khodorkovsky è in sciopero della fame per protestare contro le nuove accuse che potrebbero incarcerarlo per altri 22 anni.

Quello che era l'uomo più ricco di Russia è stato arrestato nel 2003 con il suo vice Platon Lebedev per aver finanziato i partiti d'opposizione, accusato di evasione fiscale, frode e peculato. Nel 2005 è stato condannato a otto anni di lavori forzati in Siberia. Secondo i suoi sostenitori il processo si è svolto in maniera iniqua.

La settimana scorsa la detenzione di Khodorkovsky, che dovrebbe concludersi nel 2011, è stata prorogata dal giudice del secondo processo che potrebbe relegarlo in prigione per altri 22 anni. Khodorkovskij definisce le nuove accuse di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro sporco ridicole, una montatura per impedirgli di tornare in libertà. Per partecipare al processo da marzo dello scorso anno è stato trasferito dalla Siberia nelle carceri di Mosca.
In una lettera alla Corte Suprema, Khodorkovsky dichiara che la decisione ha violato un decreto del presidente Medvedev per cui gli accusati di crimini a carattere economico non dovrebbero essere trattenuti in carcere prima del processo. "Continuerò lo sciopero della fame – scrive – finché non avrò la conferma che Dmitrij Medvedev ha ricevuto adeguate informazioni sul modo in cui la legge da lui voluta viene osservata – o meglio ignorata – dai funzionari dello Stato".

Fino a marzo dello scorso anno l'uomo era incarcerato nella prigione di Krasnokamensk, ai confini con la Cina: per otto ore al giorno costretto a cucire guanti, ogni violazione del regolamento punita con la cella di rigore, nessun contatto con il mondo esterno. Il dissidente rusciva a trasmettere messaggi soltanto attraverso i suoi legali. In uno di questi ha dichiarato: "Il carcere non è la migliore delle esperienze: è il luogo dell’anticultura, dell’anticiviltà. Qui il bene è male, la menzogna verità. È orribile vedere come ogni giorno pochi si salvano, mentre decine di destini umani affogano. Qui una condizione importantissima è l’autodisciplina. O lavori su te stesso o ti degradi”.
Negli scorsi giorni il dissidente è riuscito a fare avere una breve intervista scritta ai giornalisti della CNN.


Perché queste nuove accuse contro di lei? Sospetta che ci siano delle ragioni politiche?
Lo scopo delle nuove accuse è evitare il mio rilascio. Ci sono indubbiamente delle motivazioni politiche, non fosse altro perché non ci sono motivazioni di altro genere. A oggi, i procuratori non sono riusciti a spiegare come gli sia venuto in mente che tutto il petrolio prodotto da Yukos possa essere stato rubato, che in sostanza è la cosa di cui mi accusano.

Lei sta difendendo semplicemente lei e la sua ex azienda, o c’è un principio più grande da difendere?
È stato molto doloroso per me vedere la mia compagnia ridotta al disastro, quando con me funzionava perfettamente. Ormai fa parte del passato, comunque: è storia. Oggi sappiamo che tutto è cominciato con il caso Yukos: il divieto alle imprese di finanziare i partiti di opposizione, le appropriazioni illegali della proprietà privata, i numerosi arresti di uomini d’affari con l’accusa di corruzione. Da quando il governo ha messo le mani su Yukos, il costo della corruzione nell’economia russa è salito da trenta miliardi a trecento miliardi. Per questo il mio processo rappresenta un simbolo e un punto di riferimento della nostra storia recente.

Il tempo che ha trascorso in prigione ha avuto almeno una conseguenza positiva?
A un certo punto nella mia vita mi sono accorto che avevo bisogno di fare qualcosa per favorire la costituzione di una forte società civile, in questo paese. Certo, è stato difficile emanciparsi dalla routine della vita dell’uomo d’affari, sia psicologicamente sia in quella che era la percezione pubblica della mia persona. In questo senso, la prigione mi ha dato la possibilità di fermarmi e ripensare ai miei valori.

Fino a che punto la sua è diventata una battaglia personale contro Vladimir Putin?
Sicuramente non sono gradito a Putin. È difficile per me dire quanto la mia persecuzione sia basata su calcoli politici, interessi privati o sentimenti personali. La mia carriera negli affari mi ha insegnato a tenere le emozioni sotto controllo.

La storia dei suoi processi cosa ci dice riguardo lo stato di diritto in Russia?
In Russia non c’è nessuna persona seria e in buona fede che potrebbe sostenere che il mio sia stato un processo equo. Si discute semmai di quanto sia etico l’utilizzo questo metodo per raggiungere i propri obiettivi politici, e soprattutto se questi obiettivi sono leciti o no. Che le ragioni del mio arresto siano politiche non è più argomento di discussione, e da molto tempo. Chiunque capisca un po’ di diritto, poi, è arrivato alla conclusione unanime che le accuse contro di me sono semplicemente assurde. Insomma, la risposta sullo stato di diritto in Russia è tutta qui, sarebbe ridondante aggiungere altro.

articolo della CNN (In inglese)

"Io, prigioniero di Putin", intervista a Khodorkovsky di Nicola Lombardozzi

Secondo Amnesty International sono stati violati i diritti di Khodorkovsy e Lebdev in un processo iniquo e politicamente orientato.

15 febbraio 2011

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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