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La morte del "Caro Leader"

in una Corea del Nord aggressiva e isolata

Kim Jong Il (da Youtube)

Kim Jong Il (da Youtube)

È morto il 17 dicembre, ufficialmente per un infarto causato da troppo lavoro, Kim Jong Il, primo erede della dinastia comunista al potere a Pyongyang dal 1945. Lascia un Paese più tecnologico ma sempre affamato, un'enorme prigione a cielo aperto che si sente in guerra con il mondo. La Corea del Nord in mancanza di accordi di pace con i suoi storici nemici, giapponesi e americani, tra burro e cannoni ha preferito questi ultimi, investendo la maggior parte del Pil per i militari, che sono oltre 7 milioni considerando i riservisti. 

Il resto della popolazione secondo il Corriere della Sera è "inselvatichito, rabbioso di fame", soprattutto fuori dalla capitale concepita come vetrina del regime. Una miseria disperata, appena mitigata da tentativi di praticare forme più libere di mercato, sempre sotto la minaccia di cicliche ondate repressive. Senza contare il costo degli armamenti atomici e dei missili che periodicamente Pyongyang lancia verso i vicini. 


Per gli analisti internazionali quello nordcoreano è un rebus. Il politologo Robert D. Kaplan ha ammonito proprio una settimana fa: "Le due Germanie, i due Vietnam, i due Yemen... In passato abbiamo sbagliato tutti gli scenari di Paesi divisi. Bisogna fare attenzione alla Corea", che ha un allarmante programma nucleare e subisce da decenni l'influenza di Pechino. 


Il successore, il terzogenito del dittatore Kim Jong-un, eredita un Paese dove la fame, la disaffezione e il feroce sistema dei gulag la fanno da padroni, eppure molti sudditi ancora pensano che ciò sia dovuto a "traditori" e "incapaci" che avrebbero tenuto suo padre all'oscuro dei loro sordidi intrighi. 
 


20 dicembre 2011

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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