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La resistenza morale del Card. François Xavier Nguyên Van Thuân

perseguitato dal regime vietnamita, perdonò i suoi aguzzini

Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân

Il Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân Justpax.it

François Xavier Nguyên Van Thuân nasce il 17 aprile 1928 nella città vietnamita di Huê. La sua famiglia è segnata fin dall'inizio dalle persecuzioni, soprattutto a sfondo religioso. Gli abitanti del villaggio di sua madre vengono arsi vivi all'interno della chiesa parrocchiale, mentre gli antenati di suo padre sono assegnati a famiglie non cristiane affinché perdano la loro fede di appartenenza. Tutte queste vicende vengono narrate al giovane François Xavier in particolare dal bisnonno paterno, il cui padre era stato incarcerato perché cristiano.

L'11 giugno 1953, in quest'atmosfera di devozione alla religione cristiana tenuta viva anche dalle donne della famiglia, François Xavier è ordinato sacerdote. Studia a Roma e ha una brillante carriera. Infatti in capo al 1967 è già Vescovo di Nha Trang, dove avvia un'intensa opera di evangelizzazione e catechesi, aiutando anche molti laici a partecipare alle decisioni vescovili.

Viene poi nominato Arcivescovo da Papa Paolo VI per occuparsi de «la Chiesa nel mondo contemporaneo». A questo punto in Vietnam interviene un forte cambiamento politico: salgono al potere i comunisti e L'Arcivescovo viene arrestato e incarcerato per i successivi 13 anni, di cui 9 trascorsi in isolamento. L'accusa che gli viene rivolta è di essere stato nominato Arcivescovo come conseguenza di un "complotto tra il Vaticano e gli imperialisti". 

In poco tempo il Cardinale Van Thuân perde tutto. La sua comunità, la possibilità di celebrare l'eucarestia, l'abito, la libertà, e viene sottoposto a un regime brutale, fatto di torture e di "rieducazione forzata" - è costretto a viaggiare su una nave con 1.500 internati dei GULag vietnamiti stremati e disperati e a vivere nel campo di Vinh-Quang, con altri 250 prigionieri.

Il regime usa fare cose terribili con lui: ogni tanto lo riporta alla sua diocesi, in catene, per mostrarlo ai suoi fedeli come reprobo. Egli però non rinuncia mai a operare secondo il suo mandato, occupandosi per esempio di come vanno i lebbrosari o altri servizi sociali indispensabili a una popolazione che vive in guerra, sotto la dittatura e in condizioni misere.

Gli viene vietato il possesso della Bibbia e reagisce trascrivendo a memoria su foglietti le frasi del Vangelo. Ogni tanto viene aiutato da qualche signora e da un bambino di 7 anni, che per esempio gli porta pagine dell'Osservatore Romano o piccole cose da mangiare. 

Nonostante la durezza del regime carcerario riesce a organizzare una vita religiosa in carcere, convertendo anche molti altri detenuti. Ma soprattutto riesce a condensare il suo messaggio in diversi libri di testimonianza, di cui il più famoso è Il cammino della speranza - che scrive su consiglio dei suoi stessi secondini, che ha saputo farsi da nemici ad amici grazie al suo spirito di perdono. Costoro gli suggeriscono di fingere di fare esercizio d'italiano in carcere per poter scrivere. Il libro varcherà le porte del carcere proprio scritto in italiano - lingua europea poco conosciuta dai vietnamiti a differenza del francese e dell'inglese - e porterà nel mondo una toccante testimonianza della vita nelle carceri comuniste. Le guardie in alcune circostanze si sono interessate a lui, consentendogli di tagliare un pezzetto di legno a forma di croce o di forgiarsi una catenella a cui appendere la croce. Questa croce il Cardinale la porterà al collo anche una volta rientrato nelle sue funzioni.

Liberato il 21 novembre 1988, viene subito invitato a conferire con il Ministro dell'Interno, al quale dice schiettamente: «Sono stato in prigione abbastanza a lungo, sotto tre Pontificati: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, sotto quattro segretari generali del partito comunista sovietico: Breznev, Andropov, Cernenko e Gorbaciov!». Per un po' quindi vive in esilio a Ginevra, dove si occupa di Migrazioni per conto della Chiesa cattolica.

Il 24 novembre 1994 è stato nominato Vice Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il 24 giugno 1998 è diventato Presidente dello stesso Consiglio. 

Il Cardinale è deceduto il 16 settembre 2002 e la Chiesa cattolica lo venera come beato e "testimone di speranza".

Carolina Figini, redazione Gariwo

7 novembre 2017

GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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La storia

Gustaw Herling

scrittore polacco che ha raccontato il GULag