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La speranza di Grossman: l’umano nell’uomo

editoriale di Gabriele Nissim

Si può ancora credere nell’uomo dopo avere visto la Shoah, l’Holomodor, i GULag, il terrore staliniano e vivendo nel timore che le armi nucleari possano nuovamente essere usate dopo Hiroshima? È questo l’interrogativo che il grande scrittore russo Vasilij Grossman si pone nel libro Vita e Destino e che segna le vicende di tutti i protagonisti del romanzo.
La sua risposta è per certi versi paradossale: il male non può essere eliminato dalla storia poiché si presenta con la tentazione del Bene. È stato questo il fascino delle ideologie totalitarie che ha convinto molti uomini a uccidere in nome della costruzione di un paradiso in terra. Eppure, sostiene Grossman, il male anche nelle sue forme peggiori non riesce a mutare la natura umana e alla fine nonostante milioni di morti trionfa l’anelito alla libertà insito nel cuore degli uomini.
In uno scritto breve del 1955, La Madonna Sistina, pubblicato ora in Italia da Adelphi, lo scrittore russo esprime al meglio questa sua intuizione. Grossman era rimasto estasiato dalla visione del celebre quadro di Raffaello esposto per tre mesi al museo Puskin di Mosca, prima di essere riconsegnato al museo di Dresda da dove era stato trafugato come bottino di guerra dall’armata Rossa.


Nella raffigurazione della Madonna con il suo bambino coglie gli elementi fondamentali della condizione umana. Madre e figlio sono consapevoli del destino amaro che li attende. La madre vedrà quel suo meraviglioso bambino morire sulla croce, ma ciò non intacca la sua bellezza. Non è una bellezza divina, anzi “è l’espressione più atea della vita, di quell’umano a cui il divino non partecipa... è la bellezza di tante, tantissime persone, gialli con gli occhi a mandorla, gobbi con il naso lungo e pallido, neri con i capelli crespi e le labbra umide”.
La Madonna è universale, anima e specchio dell’uomo perché è il simbolo stesso della natalità, quella dote straordinaria di generare la vita e di dare sempre inizio, come anche sottolinea la Arendt , a qualche cosa di nuovo e di inaspettato sulla faccia della terra. Perché, si chiede Grossman, il bambino che ha un viso che pare più adulto della madre rimane calmo, nonostante la sua tragica consapevolezza, e la Madonna non mostra paura e non cerca di stringerlo a sé per sottrarlo alla sua fine annunciata ?

)Perché non si ribellano a un destino che in ogni epoca vede sempre nuove croci? È una ragione paradossale e difficile da comprendere, ma una ragione c’è: l’umano nell’uomo non può essere estirpato, nonostante tutto, e per questo è immortale nell’universo. Non c’è riuscito Hitler a Treblinka quando decine di madri, con gli occhi della Madonna, sono scesi dal treno con i loro bambini e sono andati a morire nelle camere a gas.
Il grande carnefice che decideva delle loro vite non è riuscito a reggere ai loro sguardi perché nulla poteva per modificare l’intensità dei loro sentimenti. Aveva a che fare con gli sguardi di essere umani. “La loro forza umanissima ha avuto la meglio sulla violenza”, osserva Grossman, immaginando la Madonna entrare a piedi a passo lieve nella camera a gas, stringendo il figlio tra le braccia nella terra tremula di Treblinka. E quella stessa scena si è ripetuta in Russia durante la collettivizzazione forzata, quando donne e bambini sono stati caricati sui treni da Obojan, dai dintorni di Kursk o dalle terre fertili di Voronez per un viaggio infinito verso le paludi dei boschi degli Urali e alle sabbie del Kazachstan.
E la stessa Madonna c’era nel trentasette, al tempo del terrore staliniano, quando una madre stringeva a se il figlio per l’ultima volta nella sua stanza, prima che una macchina del Nkvd se lo portasse via verso quel destino di carceri e di lager di transito, che si sarebbe concluso con un plotone di esecuzione.


E anche, come Hitler, non avrebbe retto al messaggio di umanità dipinto nei loro volti, ci fa capire lo scrittore russo. Quella Madonna con il bimbo si presenterà ovunque si manifesti la sofferenza umana, dalla Cina al Sudan e chissà dove.
Il motivo è molto semplice, sostiene Grossman, immaginando una staffetta senza fine di generazione in generazione, perché “lei siamo noi, il loro destino siamo noi, madre e figlio sono l’umano nell’uomo”. Nessuna forma più potente e perfetta di violenza può soggiogare questa forza della vita. Può solamente ucciderla, ma non è sufficiente.
In un’epoca tragica, anche se la vita muore, non è comunque sconfitta. Grossman si sente vecchio quando scrive della sua Madonna umana, dopo tutte le vicissitudini e le sconfitte personali che ha provato, ma è fiducioso che vivrà in eterno e vincerà. Non c’è scrittore dei genocidi del novecento che ci abbia trasmesso la più grande speranza nell’irriducibilità dell’uomo. È il segreto degli uomini giusti. La sua Madonna Sistina, è forse il manifesto di tanti a noi sconosciuti che portano il peso del mondo.

Gabriele Nissim, Presidente Gariwo, la foresta dei Giusti

Analisi di Gabriele Nissim, Presidente Gariwo, la foresta dei Giusti

27 giugno 2011

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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