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Pavel Florenskij e i fili invisibili che portano alla sapienza del cuore

di Marina Argenziano

Pavel Florenskij

Pavel Florenskij

Agli inizi del duemila ho cominciato ad interessarmi degli scrittori e dei poeti perseguitati nell’Unione Sovietica; mi sembrava importante documentarmi in maniera più dettagliata sulle vittime del totalitarismo comunista, ancora, al contrario delle vittime del nazismo, non del tutto radicate nella memoria collettiva.

Il poeta Osip Mandel’štam negli anni trenta aveva maturato una distanza irreversibile dal regime staliniano. Avvertiva l’importanza della denuncia: “Parlo, / parlo a nome di tutti, / e con tale vigore che si muti la volta / del palato in volta celeste; che le labbra / si screpolino come argilla rosa”. Allo stesso tempo, era consapevole della sua pericolosità: “E verseranno stagno sulle labbra”. Nel ’33 scrisse un feroce epigramma sul “montanaro del Kremlino”. Morì in un lager di transito verso la terribile Kolyma nel dicembre del ’38. Ho dedicato a Mandel’štam uno scritto teatrale: “Solo un’ombra. Osip Mandel’stam: la parola negata” (Premio, Città di Grottaglie, 2005, ed. Irradiazioni, Roma, 2005) .

Nel frattempo, per sentirmi meno distante dagli scrittori di cui mi occupavo, ho cominciato a studiare la lingua russa.

Marina Cvetaeva, una delle voci più alte della poesia del Novecento russo, lasciò la Russia nel 1922, per iniziare una vita di emigrazione e di difficoltà. Ma lei, al contrario del marito e della figlia Alja, non voleva ritornare in Russia. La Russia che ha amato e che le brucia nel cuore ormai non c’è più. Tornare? Non saprebbe dove. Non può certo tornare in una sigla minacciosa, URSS, che ha oscurato la “sua” Russia. Marina Cvetaeva e la figlia Alja sono le protagoniste del mio scritto teatrale: Marina Cvetaeva e sua figlia. Verso l’aurora boreale (Ed. Irradiazioni, Roma, 2009).

Pavel Florenskij, uno dei più significativi pensatori del Novecento, mi ha letteralmente affascinato. In un secolo in cui il sapere è frammentato e spezzettato, padre Pavel ricerca la sintesi per rintracciare gli invisibili fili che portano alla sapienza del cuore. Sotto la dittatura di Stalin, in un periodo in cui l’unica religione permessa era l’ateismo, padre Pavel fu imprigionato e nel 1937 fucilato. Incentrato sulla sua figura è il mio scritto teatrale: Pavel Florenskij. Fino alla fine (Ed. Irradiazioni, Roma, 2007).
Nel box approfondimenti in calce all’articolo è disponibile un testo di Marina Argenziano sulla figura di Pavel Florenskij

Marina Argenziano

2 maggio 2018

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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