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Razumov, il cercatore di verità

intervista di Francesco Bigazzi

Il giornalista Francesco Bigazzi ha intervistato Anatoly Razumov, che dal 2000 con il suo Centro nomi restituiti di San Pietroburgo dedica la sua vita a conservare la memoria di milioni di vittime stritolate dagli atroci ingranaggi del comunismo sovietico che ha avuto nello stalinismo la sua massima espressione. 

Noi di Gariwo pubblicheremo i nomi delle vittime italiane, per le quali esiste un memoriale a Levashovo, un cimitero nei pressi della città di Dostoevsky dove siamo anche stati alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  


Anatoly Razumov descrive così il suo lavoro: "Sono assalito dai dubbi, ogni giornata è costellata dai dubbi, penso tutto il tempo se era giusto o meno, fare  quella o quell’altra cosa. Malgrado questo sono ottimista. Sono convinto che il mio lavoro non sia inutile. La gente ha bisogno di conoscere la verità, anche quella più dura e dolorosa.

Nel libro dove i visitatori pongono le loro firme e scrivono le loro impressioni dopo aver terminato la visita al Cimitero memoriale di Levashovo, c’è un commento, lasciato da un gruppo di studenti di una terza liceo, che incute ottimismo. I ragazzi erano abituati a visitare i cimiteri militari. Per la prima volta si sono trovati in un cimitero dove erano sepolte delle persone fucilate. Sono rimasti molto colpiti ed hanno scritto nel libro: La visita a questo cimitero monumentale ci ha scossi profondamente. Vi ringraziamo per quello che fate per conservare la memoria di persone innocenti barbaramente uccise.

Il numero delle firme accompagnate dai commenti continua a crescere. Quasi in fondo al libro qualcuno ha scritto: ci dispiace tanto, non scorderemo mai le disgrazie di coloro che sono qui sepolti.

Prima, tutto questo non sarebbe stato possibile. Nessuno poteva sapere dell’esistenza di questo cimitero. Nessuno poteva visitarlo. Tutto era coperto dal segreto. Nessuno osava pensare che un giorno sarebbe diventato possibile entrare dentro e poter rendere onore a questi morti.

Eppure è successo! Le persone hanno cominciato a venire. Si sono moltiplicate le lapidi. C’è anche una lapide per commemorare le vittime italiane del terrore. Hanno cominciato a venire anche gli alunni: bambini, ragazzi. Ero pieno di dubbi. Mi chiedevo: riusciranno a capire? Temevo che si potessero confondere, pensare che sono venuti a visitare un cimitero militare, dedicato agli eroi di guerra, come altri che avevano già visto. Sono rimasto stupito. Camminavano tra le tombe, leggevano le scritte sulle lapidi: nato…, vissuto…, arrestato…, fucilato… Hanno capito benissimo! Nessuno ha suggerito loro le parole che hanno scritto firmando il libro: ricorderemo per sempre queste eroiche persone!".
SCARICA L'INTERVISTA A RAZUMOV COMPLETA NEL BOX QUI SOTTO

18 gennaio 2012

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Cimitero-Memoriale di Levashovo

Cerimonia per le vittime italiane del GULag

GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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