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Ritornano in auge i fanatici maoisti

per l'anniversario della nascita del dittatore

Il prossimo 26 dicembre si celebreranno i 120 anni dalla nascita di Mao Zedong e fervono i preparativi dei festeggiamenti in Cina. Qualcuno scavalca a sinistra il Partito Comunista, già reticente sui suoi crimini, e addirittura lo esalta. 

I morti? Un errore statistico

Compaiono nelle librerie cinesi libri come Qualcuno deve finalmente dire la verità, che attribuisce le responsabilità delle carestie avvenute sotto Mao a "abnormi fatalità". Il giornale a guida partitica The Global Times pubblica pezzi in cui si dice che i morti durante il Grande Balzo in Avanti furono "qualche milione" (!) invece dei 36 milioni accertati e che quello che tutti ormai considerano il bilancio effettivo della carestia fosse frutto di errori statistici. 

In realtà molti cinesi si procurano di nascosto Tombstone, "Pietra tombale", il testo di riferimento su questo argomento, pubblicato da Yang Jisheng nel 2008 e uscito anche in inglese nel 2012, vietato in Cina, ma il negazionismo dei crimini comunisti esercita lo stesso una forte presa.  


Che cos'è il "Grande Balzo in Avanti"

Vediamo di che cosa si tratta. Tra il 1958 e il 1962 Mao Zedong lanciò una campagna di industrializzazione "in ogni cortile". In pratica costrinse i contadini a bruciare anche le loro padelle per produrre un acciaio ovviamente scadente. Questo piano delirante, chiamato pomposamente "Grande Balzo in Avanti", per Mao avrebbe dovuto fare avanzare l'industria pesante cinese, facendo uscire il Paese dall'arretratezza dellì'epoca post-imperiale. In realtà questo modo di impiegare i contadini fece sì che le terre cadessero in abbandono. Si scatenò una carestia violentissima, ricordata anche in bestseller popolari come Cigni selvatici di Jung Chang. 

Fu la più grande carestia della storia del XX secolo. Chi osava protestare contro le infauste politiche economiche del regime veniva rinchiuso nei laogai, il che, assieme al divieto di studiare questo periodo, in vigore fino agli anni '80, incoraggiò il conformismo. Questa limitazione della libertà di ricerca e di espressione, in un periodo di forti mutamenti sociali come quello che sta vivendo adesso il gigante comunista, potrebbe offrire una sponda non solo ai negazionisti veri e propri, ma anche ai dirigenti del partito timorosi di perdere il potere. 
Se ne vede già il segno nelle "sette minacce ideologiche" che il Partito ha delineato in una direttiva ad aprile: tra esse figura anche il "nichilismo storico" definito come "tentativo di negare la legittimità della guida di lungo periodo del Partito Comunista Cinese". Artefice di queste misure repressive è il premier Xi, figlio di un collaboratore di Mao che cadde nelle purghe nel 1962. Sembra che i leader di Pechino siano disposti anche a rinnegare il loro retaggio familiare pur di restare arroccati nella loro visione totalitaria. 

17 ottobre 2013

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GULag

i lager sovietici

GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej (Direzione centrale dei lager).
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.

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