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Negazionismo

Dalla Francia no al reato di negazionismo

Il Senato francese ha respinto una proposta di legge che prevede un anno di carcere e una multa di 45 mila euro per chi nega il genocidio degli armeni.


Chi ha interesse a negare il genocidio in Rwanda oggi?

Editoriale di Françoise Kankindi, Presidente di Bene-Rwanda Onlus

Sono nata già profuga in Burundi dove i miei genitori si erano rifugiati dopo i primi massacri dei Tutsi nel mio Paese, nel ‘54. Questa condizione la condividevo con gli altri ragazzi rwandesi i cui genitori si erano rifugiati in


Prof negazionista in un liceo di Milano

Barbara Albertoni, una docente del Liceo linguistico Manzoni milanese, sul suo blog si firma "Cloro" e definisce l'olocausto "una forzatura", e ritiene che il "mito dell’Olocausto" sia una "risorsa politica" per accrescere "il senso di colpa dell’Occidente", rendendo "intoccabili" gli ebrei.
Sdegno della Comunità ebraica italiana, il Ministero dell'Istruzione annuncia un'ispezione e il Comune di Milano chiede una relazione sul suo comportamento.


Alcune considerazioni sul negazionismo: il caso armeno

Editoriale di Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia

Stefano Levi Della Torre, in merito alla proposta Pacifici per una legge che punisca il negazionismo, scrive: “La falsità per legge presuppone una verità per legge e questa è un’idea familiare alle inquisizioni e ai totalitarismi


Il negazionismo vietato per legge?

Le dichiarazioni del docente Claudio Moffa pronunciate durante una lezione all'Università di Teramo hanno suscitato molte reazioni. Tra queste la proposta di Riccardo Pacifici che chiede un provvedimento contro il revisionismo storico.


La protesta turca contro i Comuni italiani

Alcune amministrazioni comunali hanno deliberato o approvato delle mozioni che riconoscono il "Grande Male" come genocidio. Per questo hanno ricevuto lettere di protesta dalla diplomazia turca in Italia. Indignazione della Comunità armena di Roma.


Negazionismo

il nemico della verità dei genocidi

Una delle caratteristiche ricorrenti nei fenomeni genocidari è il tentativo dei persecutori di occultare le prove dei massacri e negare l'intenzione dello sterminio, attribuendone la responsabilità alle stesse vittime, con un'operazione pianificata di mistificazione della realtà. 
Per attuare questo disegno risulta fondamentale piegare il linguaggio alle proprie esigenze. I nazisti ponevano un'attenzione maniacale all'uso di termini "neutri" per descrivere, non solo all'esterno, ma anche fra loro, la politica antiebraica: "soluzione finale" anziché sterminio, "trasporto" piuttosto che "deportazione"; gli stessi artifici linguistici utilizzati dagli autori del primo genocidio del XX secolo.

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