Gariwo: la foresta dei Giusti

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"Israele adotta la narrazione polacca sull'Olocausto"

riunione congiunta intergovernativa dà ragione a Varsavia

Incontro ai vertici israelo polacco, 22 novembre 2016

Incontro ai vertici israelo polacco, 22 novembre 2016 Nir Elias / Reuters

Il giornalista di Haaretz Ofer Aderet ha lanciato il 23 novembre un allarme sugli sviluppi a detta di molti critici sconcertanti che sta avendo il dibattito sulle responsabilità dei polacchi nell'Olocausto. 

Il giorno precedente infatti era stata pubblicata una dichiarazione congiunta dei gabinetti israeliano e polacco, nella quale si parlava diffusamente di memoria dell'Olocausto, ma veniva omesso ogni riferimento ai crimini compiuti dai polacchi

Secondo un funzionario israeliano, riporta Aderet, il governo di Israele non avrebbe cercato in nessun momento dei colloqui di premere perché un simile riferimento fosse inserito nella dichiarazione. 

Benjamin Netanyahu avrebbe invece protestato con la premier polacca Beata Szydlo per le restrizioni alla libertà di ricerca annunciate dal governo di Varsavia, restrizioni che potrebbero addirittura prevedere l'arresto di intellettuali come Jan Tomasz Gross, lo storico polacco che ha indagato più di ogni altro sul pogrom di Jebadwne compiuto dai polacchi contro i loro concittadini ebrei durante la guerra. 

Secondo Aderet, il premier israeliano avrebbe detto a Beata Szydlo che "la verità va ricercata liberamente" e "tutti i Paesi hanno avuto collaborazionisti con i nazisti, compresa la Polonia". La premier polacca avrebbe risposto che non intende limitare la ricerca accademica, ma non avrebbe fatto promesse circa un eventuale ritiro dei provvedimenti a carico di Gross. 

Un altro punto controverso dei negoziati era la questione del divieto imposto dal governo di Varsavia di parlare di "campi di sterminio polacchi". Il governo polacco teme che si possa creare una narrazione per cui erano stati i polacchi a stabilire e dirigere i lager situati nel Paese, di cui il più famigerato è quello di Auschwitz, di cui si visita ancora il Museo. 

Il dr. Boaz Cohen, direttore del programma di Studi sulla Shoah al Western College di Galilea, ha denunciato l'accordo israelo-polacco come un "tradimento", dichiarandosi soprattutto preoccupato per quegli studiosi polacchi che rischiano il proprio status se non la propria libertà per studiare i crimini dei loro concittadini contro gli ebrei. Più ottimista lo studioso Yehuda Bauer, eminente figura di Yad Vashem, che vede nella dichiarazione congiunta anche alcuni aspetti positivi, come la comune condanna dell'antisemitismo e l'impegno a sostenere la ricerca di istituzioni e individui, che potrebbe di fatto rappresentare un passo indietro sulla volontà di perseguire penalmente Gross per il suo libro Neighbours sul pogrom di Jedbawne del 1941.

Infine, l'accordo stabilisce un impegno per il Museo dei Giusti di Markowa inaugurato nella primavera del 2016 per commemorare una famiglia di Giusti polacchi, ma senza menzionare le controversie che il museo ha suscitato per via del fatto di non calibrare bene la valutazione sull'apporto dei Giusti e la nefasta azione dei collaborazionisti e criminali nazisti. E i sopravvissuti dell'Olocausto israeliani lamentano anche un colpevole silenzio circa le restituzioni dei beni sottratti agli ebrei polacchi, "il cui valore ammonta a diversi miliardi di dollari".

5 dicembre 2016

Negazionismo

il nemico della verità dei genocidi

Una delle caratteristiche ricorrenti nei fenomeni genocidari è il tentativo dei persecutori di occultare le prove dei massacri e negare l'intenzione dello sterminio, attribuendone la responsabilità alle stesse vittime, con un'operazione pianificata di mistificazione della realtà. 
Per attuare questo disegno risulta fondamentale piegare il linguaggio alle proprie esigenze. I nazisti ponevano un'attenzione maniacale all'uso di termini "neutri" per descrivere, non solo all'esterno, ma anche fra loro, la politica antiebraica: "soluzione finale" anziché sterminio, "trasporto" piuttosto che "deportazione"; gli stessi artifici linguistici utilizzati dagli autori del primo genocidio del XX secolo.

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Multimedia

Intervista a Ragip Zarakoglu

editore in carcere che si batte per il riconoscimento del genocidio armeno in Turchia