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La donna che accusa il proprio nonno, ‘eroe’ della Lituania, di sterminio nella Shoah

storia di Silvia Foti

L’americana Silvia Foti è cresciuta ascoltando storie sul nonno Jonas Noreika. Poi ha appreso che era uno dei massimi responsabili dell’uccisione di 14.500 ebrei in diverse città del Paese. Ofer Aderet racconta la vicenda, un vero e proprio caso di scuola sui dibattiti sulla memoria nazionale in corso nei Paesi dell'est, su Haaretz del 2 febbraio 2019.

Lo scorso mese, in Lituania, è iniziato un processo importante. La parte lesa, Grant Gochin, è un ebreo californiano; 100 suoi parenti sono stati uccisi durante la Shoah. L’imputato è un ente di ricerca che ha dichiarato che uno degli assassini, il lituano Jonas Noreika, è un eroe nazionale. Al cuore della questione, un’accusa di negazionismo della Shoah, che è reato in Lituania.

Una corte nella capitale lituana, Vilnius, è al centro dell’attenzione internazionale anche per ragioni storiche, legali e politiche: in Lituania, il 96 per cento degli ebrei (circa 200.000 persone) sono stati uccisi durante l’Olocausto – a volte con la collaborazione dei lituani. Questa attenzione è in crescita, grazie a Silvia Foti, un’insegnante e giornalista americana – che è anche la nipote di Noreika.

Alcuni anni fa Foti, che è cresciuta nel mito di suo nonno quale eroe nazionale, ha scoperto che in realtà era un criminale di guerra nazista. Quando si è immersa nelle ricerche su di lui, ha trovato le prove della sua responsabilità nello sterminio di almeno 14.500 ebrei durante la Shoah.
Ora, settant’anni dopo la morte del nonno, si è unita a Gochin e sta fornendo alla corte le prove della colpevolezza del nonno. “C’è una probabilità che la narrazione storica cambi e si riconosca che mio nonno ha avuto un ruolo chiave nell’Olocausto”, ha dichiarato.

Foti è cresciuta negli Stati Uniti, in una famiglia cristiana emigrata dalla Lituania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Suo nonno Noreika era rimasto in Lituania ed era stato ucciso dal KGB nel 1947perché si opponeva al regime comunista, che controllava il Paese nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale e, con il ritorno dei sovietici, dopo l’occupazione nazista. Quando la Lituania riottenne la libertà nel 1991, egli fu onorato come eroe nazionale e considerato un martire.
“Mi è sempre stato detto che mio nonno era un eroe che lottava tanto coraggiosamente contro i comunisti”, afferma Toti. “Io lo adoravo, guardavo a lui come modello e lo amavo. Era proprio una presenza nella casa, sempre ricordato da mia mamma e mia nonna”.

La madre di Foti aveva iniziato a scrivere una biografia di Noreika, ma si ammalò e non finì mai l’opera. Diciotto anni fa, sul letto di morte, chiese alla figlia di continuare il progetto e le diede migliaia di documenti che aveva raccolto. A quel tempo Foti non immaginava che il compito sarebbe stato così devastante per lei e avrebbe portato a una crisi personale, familiare e nazionale.
Sua nonna, la vedova di Noreika, la avvisò di lasciar perdere la storia, ma Foti sentiva il dovere di continuare gli sforzi della madre. “Pensavo che avrei scritto su un eroe, perché quello era tutto quello che sapevo,” afferma Foti. “Non avevo sentito quasi niente sugli ebrei e la Shoah in Lituania, tranne il fatto che i tedeschi avevano commesso tutte le uccisioni degli ebrei, e i lituani erano vittime innocenti”.

Foti iniziò a vedere le macchie oscure nel passato del nonno, ma di primo acchito le considerò infondate. “Quando ho sentito la voce che mio nonno era implicato nell’uccisione degli ebrei, le mie prime reazioni sono state la diffidenza e la negazione”, ha dichiarato. “Ero lacerata: in quanto sua nipote, volevo fuggire da quelle voci, ma come giornalista sapevo che dovevo indagare”.

Pagine e pagine di prove

Nel 2000, dopo la morte sia di sua madre che di sua nonna, Foti si recò in Lituania per seppellire le loro ceneri, come avevano chiesto. Fu sorpresa dal fatto che il Presidente della Lituania apparve nella cerimonia nella cattedrale principale di Vilnius per onorare la vedova e la figlia del “General Tempesta”, come suo nonno è chiamato dai suoi ammiratori.
Più tardi, durante un tour della capitale, visitò l’Accademia Lituana delle Scienze – dove suo nonno aveva lavorato di giorno come avvocato, mentre di notte era un attivista anticomunista. All’ingresso vi è affissa una targa alla sua memoria con un bassorilievo del suo volto.

Da lì, Foti si recò verso nord nella città dove suo nonno era nato per partecipare a una cerimonia in suo onore in una scuola a lui intitolata – e lì il preside smontò il mito: “Molti hanno espresso dolore e cordoglio quando abbiamo scelto il suo nome”, le disse. “Era accusato di essere un assassino di ebrei”.

Tornando negli Stati Uniti, Foti decise di proseguire le sue ricerche e fu orripilata dal fatto di trovare documenti che confermavano ciò che il preside aveva detto. Prima di tutto trovò un libretto pubblicato dal nonno nel 1933, Alza la testa, lituano, dove invocava un boicottaggio delle ditte di proprietà di ebrei.

Lei dice che quando ha letto un libro che presentava documenti sulla Shoah in Lituania, “ho visto l’ordine che egli redasse nell’agosto 1941 per inviare tutti gli ebrei di Siauliai” – la quarta città della Lituania per grandezza – “in un ghetto a Zagare” – una città vicino al confine lettone. “In quanto nipote, avrei voluto bruciare quel libretto e il testo con i documenti”.
Gradualmente, riconobbe che sua madre aveva nascosto tutta la storia. I lituani vedevano suo nonno come un eroe perché aveva lottato contro il regime comunista che governava la Lituania fino all’invasione tedesca nel 1941 ed era tornato nel 1944. Ma gli ebrei lo vedevano come un criminale di guerra – durante l’occupazione nazista i tedeschi lo avevano nominato comandante dell’area di Siauliai nella Lituania centrosettentrionale e lui li aveva aiutati a portare avanti la loro “Soluzione Finale”.
Ho attraversato tutti i possibili stati emotivi, dalla negazione, alla rabbia, alla depressione, alla profonda vergogna”, ha dichiarato.

Così, per anni, Foti ha accantonato le prove contro suo nonno. Ma nel 2013 è tornata in Lituania e ha assunto un ricercatore locale per aiutarla nelle ricerche sull’Olocausto. Gli ha mostrato tutti i memoriali dedicati al nonno e lui l’ha portata in tutte le fosse dove gli ebrei furono sepolti, in parte a causa del comportamento di Noreika. “Gli ho dato il libro pubblicato dal museo del genocidio che descriveva mio nonno come un eroe; lui mi ha dato libri sulla Shoah che affermavano che mio nonno era dalla parte dei cattivi”, ha dichiarato Foti.

Ciò che lei ha scoperto dopo ha aumentato il suo dolore: è emerso che suo nonno, al quale sono intitolati strade e monumenti in Lituania, aveva ordito un’azione contro gli ebrei perfino prima dell’arrivo dei tedeschi. Più tardi fu il comandante in capo in tre città – Siauliai, Plunge e Telsiai – dove 14.500 ebrei furono assassinati.
Noreika firmò gli ordini per espellere gli ebrei e rinchiuderli nei ghetto, derubandoli delle loro proprietà. La sua famiglia ne aveva beneficiato direttamente, quando si era trasferita in una casa dalla quale erano stati cacciati i proprietari ebrei. Alla fine, lei giunse a una conclusione chiara: “Jonas Noreika svolse volontariamente un ruolo nel “ripulire” la Lituania dagli ebrei. Fece tutto quanto in suo potere per aiutare i nazisti a uccidere gli ebrei, e niente per fermarli”.

La scoperta sul passato di suo nonno spinse Foti a lanciare, nel 2018, una campagna online in cui documentava i suoi crimini ed esortava la Lituania ad abbattere i monumenti dedicati a Noreika e smettere di onorarlo. Sul suo sito silviafoti.com fornisce tutti i documenti che ha raccolto contro il nonno.
Il sito offre 50 diverse fonti che comprendono oltre 6.000 pagine, compresi passaggi da testimonianze rese a Yad Vashem, libri di memorie e diari. La maggior parte dei testi sono in lituano, alcuni in russo, tedesco o yiddish. Alcuni sono stati tradotti in ebraico. Foti ha dichiarato che la reazione in Lituania e nella comunità lituana negli Stati Uniti è stata negativa. “In stragrande maggioranza negativa”, dice. “Pensano che io stia tradendo la Lituania e il nome della mia famiglia”.

Vergogna familiare e nazionale

L’anno scorso, la storia è arrivata a un punto di svolta quando Foti ha scoperto che non era l’unica a ricercare il passato di Noreika. È entrato in scena Gochin, l’americano che ha perso i parenti nella Shoah in Lituania. “Le nostre ricerche indipendenti hanno mostrato che mio nonno assassinò i parenti di Gochin”, ha detto Foti. Essi hanno unito le forze. “Siamo impegnati in una missione per portare verità nella terra dei nostri antenati. La vergogna della mia famiglia è la vergogna nazionale”, dice Foti. “Non parteciperò oltre all’insulto delle vittime della Shoah tollerando menzogne su mio nonno e sulle sue azioni orribili. Distorcere deliberatamente la storia significa portare ancora più vergogna sulla Lituania”.

In questo, Foti e Gochin si sono uniti a un altro duo, il cacciatore di nazisti Efraim Zuroff (che ha lo stesso nome di un parente ucciso nella Shoah), e la scrittrice lituana Ruta Vanagaite, alcuni dei cui parenti svolsero un ruolo importante nell’assassinio degli ebrei della Lituania. Negli ultimi anni, i due sono partiti per un viaggio internazionale per trovare i luoghi delle uccisioni e hanno documentato i loro ritrovamenti nel libro in lituano Il nostro popolo: viaggio con un nemico.

“La nostra ricerca ha permesso di scoprire che almeno 20.000 lituani parteciparono allo sterminio in diversi ruoli – dall’incitamento al favoreggiamento dei veri e propri omicidi”, ha dichiarato Zuroff ad Haaretz l’anno scorso. “I crimini che sono stati compiuti lì contro gli ebrei sono una tragedia lituana che getterà un’ombra oscura sul loro bel Paese fin quando non affronteranno gli orrori”.

Durante il viaggio, Zuroff è diventato il critico più eminente nei confronti della Lituania per quello che definisce “la distorsione della storia della Shoah e l’occultamento del ruolo avuto dai collaborazionisti lituani nell’assassinio degli ebrei”. Nel frattempo, Gochin sta affilando le armi per il processo contro l’istituto di ricerca governativo, che riprenderà a marzo. Egli dice dei documenti in questione: “Mettono i responsabili con le spalle al muro e parlano da soli; non c’è modo di negare la loro esistenza,e secondo i minimi standard portano a chiarire che Noreika era colpevole di crimini contro l’umanità nella Shoah”.
Ma Gochin non è ottimista. “Non credo che la corte si esprimerà in mio favore, perché sarebbe un’ammissione che il governo è implicato nella negazione e nella distorsione della storia della Shoah”, afferma. “Noreika è solo uno dei moltissimi criminali nazisti che sono stati onorati, e se si stabilisse che questo è proprio volontà del governo, la narrazione nazionale sarebbe messa in questione”.

Tuttavia, Gochin promette che se Noreika non verrà dichiarato criminale di guerra, adirà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Foti chiede: “Un assassino di ebrei può essere considerato un eroe anche se ha lottato coraggiosamente contro i comunisti? So che sembra strano che una nipote stravolga l’immagine eroica di suo nonno e denunci quanto accadde, nella speranza che la Lituania possa fare i conti conil proprio passato, per il mondo e specialmente per gli ebrei”.

Foti attualmente sta completando la biografia del nonno, che si è trasformata in un duro atto di condanna. In questo si è unita alla tedesca Jennifer Teege, che ha scritto un libro nel quale condanna il proprio nonno, Amon Göth. L’opera di Teege, il best-seller della classifica del New York Times Amon (titolo originale: “Mio nonno mi avrebbe uccisa: una donna nera scopre il passato nazista della sua famiglia”), racconta la storia del comandante del lager.

8 febbraio 2019

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Negazionismo

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Per attuare questo disegno risulta fondamentale piegare il linguaggio alle proprie esigenze. I nazisti ponevano un'attenzione maniacale all'uso di termini "neutri" per descrivere, non solo all'esterno, ma anche fra loro, la politica antiebraica: "soluzione finale" anziché sterminio, "trasporto" piuttosto che "deportazione"; gli stessi artifici linguistici utilizzati dagli autori del primo genocidio del XX secolo.

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