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Accendiamo le luci sull’Africa

un impegno contro i genocidi

Il Ministro degli Esteri Emma Bonino ha recentemente invitato a rivolgere maggiore attenzione sia alle luci, sia alle ombre del continente africano. Come prova il fatto che il 40% degli africani è giovane, questo continente è ricco di opportunità e di energie. Il Presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma,  è appena stato premiato dall’associazione “Nessuno tocchi Caino” per aver abolito la pena di morte. Quello dell'Uganda, Museveni, finalmente ha accolto l'invito della Fondazione Kennedy e di Desmond Tutu a non firmare la legge che puniva i gay con la pena di morte. Tuttavia, nonostante le buone notizie provenienti da alcuni Paesi africani, ce ne sono altri che lottano ancora per la riconciliazione o perfino per cercare di sventare un genocidio imminente.

Risorse come i diamanti o il coltran, invece di assicurare introiti ad ampie fette di popolazione, costituiscono il movente di guerre sporche. Se a ciò aggiungiamo la povertà, la corruzione, il ruolo delle ex potenze coloniali, l’espansione degli interessi cinesi e il crescente successo della predicazione islamista, ci troviamo di fronte a un’amalgama esplosiva

Inoltre, in Africa si registra una costante discriminazione delle donne, pilastri dell’economia ma al tempo stesso emarginate e vittime di violenze sempre più efferate come in Congo. Se è vero che l’Africa ha avuto le sue storie di successo, come l’uscita dall’apartheid del Sudafrica grazie allo sforzo indefesso e altruista di Nelson Mandela, gli ultimi 20 anni sono stati tristemente segnati da eventi quali il genocidio in Ruanda, i massacri in Darfur, la guerra nella Repubblica Democratica del Congo, la ribellione islamista nel Mali, il conflitto fratricida nel Sud Sudan, la persecuzione dei cristiani in vari Paesi, il terrorismo in Kenya, le imprevedibili rivolte nel Maghreb, il comportamento spietato di leader quali Omar al-Bashir in Sudan e il defunto Muhammar Gheddafi, e ora la terribile situazione in Repubblica Centrafricana

Qui secondo l’ONU ci sono ormai tutti gli “ingredienti” per un genocidio. Anche la Francia ha ammesso che i rapporti tra cristiani e musulmani sono sfuggiti di mano e ormai le vendette sono all'ordine del giorno. Le Nazioni Unite stanno quindi appellandosi alla comunità internazionale per il rafforzamento della missione MISCA composta da soldati africani, tra cui 850 sono stati appena aggiunti dal Ruanda, e del contingente inviato da Parigi. Si spera che la neoeletta presidente Catherine Samba-Panza, ex sindaco di Bangui, riesca ad attuare la riconciliazione promessa, mentre l'Unione Europea approva l'invio di una missione composta da 500 soldati. John Kerry ha annunciato l'intenzione degli USA di applicare "sanzioni mirate" contro coloro che destabilizzano la difficile convivenza tra i diversi gruppi, ma non se ne è più saputo niente.

È una situazione che ogni giorno sollecita gli allarmi di Croce Rossa, Medici senza Frontiere e altri gruppi umanitari, una situazione che comincia a reclamare i suoi "Giusti". Scrive Cyril Bensimon su Le Monde: "A Boali, una trentina di km a nord di Bougoula, una scena lascia credere per un istante che esistano possibilità di costruire una comunità di destini. Circa un migliaio di musulmani, essenzialmente donne e bambini, hanno trovato rifugio nella parrocchia di Saint-Pierre-de-Boali, messa in sicurezza da un centinaio di paracadutisti francesi. Il curato, L'Abate Xavier-Arnauld Fagba, ha aperto loro la porta della chiesa quando sono cominciate le uccisioni in città. 'La loro presenza crea un po' di confusione', sospira il diacono Boris Willigalé. - Prima d'ora non si erano mai visti dei musulmani qui, ma questo ci mostra che Dio è il Signore per tutti e difende tutti".

Papa Francesco sta cercando di accendere una luce di speranza sull’Africa, come mostra la recente nomina di 16 nuovi cardinali, molti dei quali provengono dall’Africa. Anche Human Rights Watch sta sollecitando la comunità internazionale a non lasciare che un nuovo tragico fallimento comprometta il futuro dei giovani della Repubblica Centrafricana. 

20 anni dopo il “fax del genocidio”, con il quale il Generale Roméo Dallaire chiedeva invano all’ONU di rafforzare truppe per impedire i massacri ormai imminenti nel Ruanda, migliorare la situazione dell’Africa significa, ad esempio, assicurare alla giustizia gli autori di crimini di guerra e contro l’umanità. Bisogna poi convincere gli africani che la giustizia internazionale non è pregiudizialmente a loro sfavore. 

Occorre chiarire che la Corte Penale Internazionale con sede a L’Aja non persegue certi leader in quanto africani. Deve essere fatta giustizia ovunque il genocidio si riaffacci nella storia dell’umanità. È vero che tutti e 26 gli individui comparsi davanti alla Corte finora erano africani, ma anche 5 giudici inclusa il Procuratore capo Fatou Bensouda sono di origine africana, e con lei un gran numero di professionisti legali attivi a L’Aja. La Corte non può rispondere ad accuse politiche, ma sarebbe necessario che il Consiglio di Sicurezza intervenisse per chiarire queste dispute una volta per tutte. 


La spirale della violenza tra musulmani e cristiani nella Repubblica Centrafricana significa che troppe persone, compresi bambini, donne e vecchi, vivono ormai una quotidianità fatta di guerra, di pallottole che fischiano sulle loro teste, di cadaveri ovunque (anche nelle chiese e nelle moschee), di miliziani che mirano direttamente ai civili, di carenze di acqua, elettricità e medicine. 


L’Italia dovrebbe agire di concerto con l’Unione Europea, che dal canto suo, come ha sottolineato Barbara Spinelli recentemente, non può permettersi un ennesimo fallimento nella sua politica estera, e particolarmente nella protezione dei diritti umani
Perfino il sollievo che era seguito alle dimissioni di Michel Djotodia è stato immediatamente rimpiazzato dal caos e dalla violenza. I rifugiati ora sono un milione su 4.600.000 abitanti. Molti di loro vengono dal Ciad e affollano un campo profughi allestito come provvisorio situato vicino all’aeroporto di Bangui. Come ha spiegato il rappresentante dell’UNICEF Anthony Lake, “I bambini vengono assassinati per essere cristiani o musulmani. Sono costretti ad assistere a crimini orribili. 6.000 di loro sono stati reclutati dalle milizie. Molti sono vittima di attacchi brutali, sono feriti, malati o senza più dimora. I bambini sono stati dimenticati da chi era chiamato a prendere decisioni, non contano per nessuno in questa guerra”. 


Potremmo accendere una luce su questa terribile situazione prima di tutto se trovassimo il coraggio di denunciare il genocidio, anche se era comodo scacciare questo pensiero durante le vacanze natalizie e al rientro. L’ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Samantha Power, che fu il primo alto ufficiale a presiedere l’Atrocities prevention board della Casa Bianca, ha reso visita alla Repubblica Centrafricana dichiarando che gli sforzi della comunità internazionale per fermare la violenza sono stati “essenziali, ma non sufficienti”. Motivazioni economiche stanno minando la determinazione americana a finanziare una missione ONU. Un’altra opzione sarebbe quella di finanziare le truppe dell’Unione Africana, ma molti Paesi di questo antico continente sono guidati da dittatori restii a lasciare affermare il principio che "chi sbaglia paga", anche se di mezzo c'è la ragion di Stato. Accendere una luce sull’Africa e coinvolgersi in questo scenario può risultare più complicato e disagevole del previsto per l’Italia.  

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