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L'ONU condanna le violenze in Burundi

e minaccia possibili sanzioni

I dimostranti vengono accusati di essere "insurrezionisti"

I dimostranti vengono accusati di essere "insurrezionisti" BBC

Il Consiglio di Sicurezza ha votato giovedì all'unanimità una risoluzione per condannare le uccisioni in Burundi, dove a causa della sanguinosa repressione degli oppositori la tensione è tale che la minoranza tutsi è di nuovo in fuga dalle città, com'era successo in Rwanda nel 1994. 

Infatti anche in questo Paese c'è un latente conflitto tra due gruppi, gli hutu e i tutsi, che non sono proprio "etnie" ma erano stati divisi tra loro artificialmente dalle politiche del Belgio e delle altre potenze coloniali, assegnando i tutsi ai ruoli amministrativi e gli hutu ai compiti più umili. Questa divisione, che era ribadita anche da "carte di identità etniche" in vigore durante il colonialismo e ora abolite dal Rwanda, non cessa fino a oggi di causare virulenti conflitti. Nel 1994 in Rwanda fu commesso un vero e proprio genocidio, in cui 800.000 tra tutsi e hutu moderati furono barbaramente uccisi in solo poche settimane.  

Proprio per prevenire un nuovo genocidio, soprattutto Francia e Inghilterra si sono impegnate in seno alle Nazioni Unite "per affrontare le preoccupazioni politiche e di sicurezza", si legge nella risoluzione redatta dai diplomatici francesi. La risoluzione richiede al governo del Burundi, che ha innescato le ostilità per la sua pretesa di rimanere in carica per un terzo mandato, "di indire subito un forum di dialogo tra le diverse componenti del Paese". Il luogo deputato potrebbe essere la prossima riunione dell'Unione Africana ad Addis Abeba, o un incontro analogo a Kampala, in Uganda. Il Consiglio di Sicurezza valuta anche di imporre eventuali sanzioni

Cinque grandi associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, sempre giovedì, hanno firmato un documento in cui dichiarano che "la diplomazia preventiva dovrebbe essere più di uno slogan alle Nazioni Unite". 

13 novembre 2015

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Prevenzione delle persecuzioni

la memoria, i Giusti, l'impegno internazionale

La prevenzione dei genocidi e più in generale dei crimini contro l'Umanità è all'ordine del giorno della politica internazionale dopo le tragedie del Novecento in Europa e l'apertura di altri fronti di persecuzione e di sterminio nel mondo. La sensibilità degli Stati è cresciuta con l'entrata nel nuovo millennio, ma rimane ancora molto limitata e troppo spesso impotente.
Daniel J. Goldhagen, autore del famoso saggio I volenterosi carnefici di Hilter, nel successivo Peggio della guerra: lo stermini di massa nella storia dell'Umanità, conia un nuovo termine - eliminazionismo - per indicare tutte le forme di sterminio di massa, sottolineandone il carattere politico, di scelta lucidamente operata dai carnefici per ricavarne un vantaggio di potere.

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