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Perché Trump incolpa "il male" della strage a mano armata di Las Vegas

di Ilene Prusher

Trump impugna un fucile

Trump impugna un fucile The Intercept

"La lotta contro il male è una costante. Non lo si sradicherà mai interamente, quindi perché violare il nostro sacro Secondo Emendamento combattendolo?". Così recita l'occhiello dell'articolo di Ilene Prusher su Haaretz del 2 ottobre. In esso si pone in luce come l'atteggiamento di Donald J. Trump di fronte all'orrore di Las Vegas sia improntato alla difesa dell'ambiguo - di rango costituzionale, ma molto antico - diritto delle persone a detenere armi, invece che ad azioni coerenti contro chi le utilizza per compiere stragi. Persone responsabili delle proprie azioni, che secondo l'autrice dell'articolo possiamo e dobbiamo definire "terroristi", con o senza la rivendicazione dell'Isis. Perché solo riconoscendole come perpetratrici di violenza è possibile attuare delle misure per prevenire e punire i massacri. 
Di seguito proponiamo la traduzione della riflessione di Ilene Prusher:

"La mattina dopo il peggior massacro della storia americana, che ha avuto luogo lunedì notte durante un concerto a Las Vegas, il Presidente Donald Trump è intervenuto per rilasciare una dichiarazione sulla strage: "Si tratta di un atto di malvagità pura", ha detto, citando Dio sette volte nel corso dei suoi brevi commenti. Ha anche fatto riferimento alle Scritture, menzionando anche le preghiere, la fede e la dicotomia fra le tenebre e la luce.

L'unica parola che non ha menzionato è stata "terrorismo". E la cosa non deve sorprendere, perché a meno che nei prossimi giorni o ore emerga qualche prova che l'uomo che ha sparato, Stephen Paddock, si fosse convertito all'Islam – finora di questo tipo di prove non ne sono emerse, tranne per una rivendicazione dello Stato Islamico sul suo sito Amaq News -, per ora non c'è nessuna ragione per cui Trump debba definire la strage un attacco terroristico. Secondo le consuetudini di Trump, se si commette un atto di violenza di massa e si è musulmani, si è automaticamente dei terroristi. In effetti, questo fa di una persona un portatore di "terrorismo radicale islamico", pronunciato ben scandito come un ritornello che, se qualcuno si rifiuta di pronunciarlo per intero, si dimostra un fan della sinistra radicale che supporta il terrorismo. Se si commette una strage e si è bianchi e cristiani, si è semplicemente uomini che hanno commesso un atto di malvagità

Potrebbe darsi che uno abbia una malattia mentale, ma anche se le prove riguardanti la salute psicologica di Paddock vanno in quella direzione, si sente lo stesso aria di due pesi e due misure: un atto di malvagità di un cristiano americano può essere attribuito alla sua salute mentale, ma se un musulmano mostra segni di malattia mentale - come nel caso di Omar Mateen nella strage di Orlando - questo conta relativamente, rispetto all'etichetta di "terrorismo islamico radicale". 

La definizione accademica di "terrorismo" implica l'uso della violenza specialmente (ma non esclusivamente) contro i civili, in particolare se si perseguono finalità politiche. L'ultima parte della definizione non è chiarissima. Normalmente chiamiamo "terrorismo" gli atti orribili che hanno qualche motivazione politica - e se Paddock ne avesse una rimane ancora ignoto. Detto questo, ci sono stati molti atti di terrorismo che sono stati definiti tali nonostante il fatto che attribuire una coloritura politica all'ideologia dei loro perpetratori sarebbe stato una forzatura. Quando i membri di Aum Shinrikyo attaccarono la metropolitana di Tokyo con il gas sarin nel 1995, uccidendo 12 persone e ferendone 50, l'atto fu definito terroristico nonostante il fatto che la bizzarra speranza di quella setta di provocare un'apocalisse potesse a malapena essere classificata come una dichiarazione di intenti politica. 

Se dovesse emergere che Paddock ha dato segni di infermità mentale, l'America dovrebbe sensatamente sottoporsi a un certo quale esame di coscienza sull'accesso alle armi da fuoco. Purtroppo, però, Trump è perfino più intento a rappresentare l'agenda della National Rifle Association (l'Associazione Nazionale Fucili o NRA) di quanto lo fosse il suo eroe politico, Ronald Reagan. Quest'ultimo, che era sopravvissuto a un tentativo di assassinio nel 1981, alla fine levò il suo entusiastico sostegno alla NRA e sostenne il pasaggio della Legge Brady, che ha istituito controlli a livello federale sulle biografie degli acquirenti di arni da fuoco con la fedina penale sporca e storie di malattia mentale. Tuttavia gli Stati fanno ancora ognuno le proprie leggi. Il Nevada, per esempio, ha una delle leggi sulle armi da fuoco più lasche di tutto il Paese. Non viene richiesto alcun permesso per acquistare o possedere un fucile, uno schioppo o una pistola. La legge del Nevada permette di portare un'arma da fuoco in mezzo alla gente, e stabilisce che è "legale possedere, acquistare o vendere una mitragliatrice o un silenziatore" fintanto che sussista la sua conformità con tutte le leggi e i regolamenti federali, a parere dell'Istituto per l'Azione Legislativa della NRA. 

Trump ha dimostrato di tenerci così tanto a rimanere dalla parte tanto giusta dellla NRA che ancora a febbraio, poco dopo un mese che era in carica, ha approvato una legge che revocava tutti i regolamenti nuovi dell'era Obama che intendevano rendere più difficile ai malati psichici l'acquisto di pistole. I regolamenti di Obama avrebbero ordinato di iscrivere anche i nomi delle persone giudicate non idonee a gestire i propri affari o che ricevevano supporto sociosanitario per una malattia mentale nel database dei controlli biografici nazionali. La NRA si opponeva a questa limitazione cruciale sugli acquisti di armi da fuoco, interessandosi enormemente di più ai diritti di detenere armi di tutti gli americani - indipendentemente dalla malattia mentale, dalla storia di comportamenti violenti o di abusi domestici - che al loro diritto a godere di un concerto o di una notte in un locale senza essere colpiti a morte.

In effetti, questa potrebbe proprio essere la reale fonte di terrore in America: il fatto di permettere atti di violenza inconcepibili per una causa politica.

Il problema con il fatto che Trump incolpa il male è che, inframmezzato ad altre espressioni di linguaggio religioso che ha evocato nei suoi messaggi, esso è una costante nella visione del mondo del fondamentalista. Il male è sempre là fuori e ci sarà sempre, finché la Seconda Venuta o qualche altro intervento divino non vi pone termine. Si può lottare contro il male, ma non lo si può sradicare interamente, quindi perché violare il nostro sacro Secondo Emendamento per combatterlo?

Quindi, ecco che Trump incolpa il male ed ecco che non nomina il terrorismo. Il terrorismo esige una risposta politica, mentre per il male ne basta una più spirituale. È per questo motivo che  #thoughtsandprayers (il tag "pensieri e preghiere") è un trend estremamente popolare su Twitter. Ne abbiamo avuto abbastanza di questi atti; abbiamo bisogno di azioni più che di consolazioni. Ma dati la base di Trump e il suo sostegno al NRA, non penso che possiamo aspettarci qualcosa di meglio delle sue più calorose condoglianze.

3 ottobre 2017

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