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Ergastolo per la Auschwitz balcanica

Zdravko Tolmir condannato per il massacro di Srebrenica

Zdravko Tolimir, capo dell'Intelligence serbo-bosniaca e braccio destro di Radko Mladic, è stato condannato all'ergastolo dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. La Corte ha voluto punire la sua "piena consapevolezza" dei crimini compiuti a Srebrenica nel 1995, nell'ambito di una guerra civile che ha caustato più di 100mila vittime.


Tolimir è stato condannato per i reati di genocidio, cospirazione per la commissione di genocidio, omicidio come violazione delle leggi e degli usi della guerra, sterminio, persecuzione, atti inumani (nella fattispecie trasferimento forzato e omicidio come crimini contro l'umanità), mentre è caduta l'accusa per il crimine di deportazione.


Il comandante Tolimir non solo era a conoscenza delle intenzioni di Mladic di trasformare la zona in uno Stato serbo multietnico, ma ha anche partecipato in prima persona al massacro, prendendo parte alle esecuzioni sommarie dei 6000 uomini musulmani catturati tra Zepa e Srebrenica. Il giudice Christoph Flugge, nell'annunciare la sentenza, ha sottolineato l'intento di Tolimir di "distruggere una parte dei bosniaci musulmani come gruppo etnico, plitico e religioso". L'imputato, "occhi, orecchie e mani del suo capo - ha concluso Flugge - è colpevole per impresa criminale congiunta. Non prese le distanze dagli omicidi e non si preoccupò di proteggere i prigionieri di guerra. Al contrario presentò i bosniaci musulmani come esseri umani di minor valore, a causa della loro religione, e per questo è colpevole di genocidio".


Tolmir è solo uno dei diversi imputati condannati dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, che dal 1991 ha incriminato 161 persone per le gravi violazioni del diritto internazionale. I giudizi della Corte hanno tuttavia recentemente dato luogo a polemiche, dopo l'assoluzione dei due generali croati Ante GotovinaMladen Markac per non aver avuto un piano premeditato per disfarsi dei civili serbi nella regione della Krajina, nonostante la Camera di primo grado li avesse condannati a 24 e 18 anni di carcere.


Il Tribunale rischia quindi di inserirsi nell'ostilità mai placata tra Serbia e Croazia, intaccando uno dei suoi stessi obiettivi, la riconciliazione nazionale. La sentenza di Gotovina e Markac ha scatenato l'euforia dei croati, che hanno accolto come eroi nazionali i due generali assolti, e la rabbia delle "due Serbie": nazionalisti e progressisti hanno condannato all'unanimità la decisione della Corte, accusando il Tribunale di aver perso credibilità e di emettere sentenze politiche.


Tutto questo non può non avere ripercussioni sul processo di allargamento dell'Unione Europea, in quanto sia la Croazia che la Serbia sono candidati all'ammissione. Oltre all'annosa questione Kosovo, che la Serbia pone come decisiva per il suo ingresso nell'Unione, la Commissione europea potrebbe essere chiamata ad affrontare anche il riaccendersi della tensione balcanica.

13 dicembre 2012

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La pulizia etnica

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La Jugoslavia federale era costituita da sei repubbliche (Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia) e due regioni autonome unite alla Serbia (Kosovo e Vojvodina). Con la morte di Tito, nel 1980, scoppiano le tensioni politiche che sono all'origine della guerra civile tra le varie repubbliche che componevano lo Stato federale.
Nel periodo che va dal 1990 al 1999, con un precedente nel 1989, quando la Serbia si oppone all'autonomia del Kosovo, le parti in guerra utilizzano a più riprese la pulizia etnica per prevalere.

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